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Dopo Crans Montana, le posizioni che dividono e “infiammano” studenti, genitori e docenti al Liceo Manzù

Una lettera di 130 genitori di alunni dell’istituto chiedono un’ispezione nella scuola, dicendosi preoccupati per le carenze in tema sicurezza. Intanto l’Ufficio provinciale scolastico chiede spiegazioni

Bergamo. Da una parte 130 genitori, oltre 30 docenti e più di 500 studenti, dall’altra 54 tra docenti e personale Ata, cioè i bidelli, e un rappresentante dei genitori. Si potrebbe configurare come una battaglia tra numeri quella in corso al Liceo artistico Manzù di Bergamo, dove il dirigente scolastico Cesare Emer Botti è decisamente (come si usa dire) una figura divisiva.

Oggi una lettera, inviata agli Uffici scolastici competenti ma anche alla stampa: è di 130 genitori di alunni dell’istituto, che chiedono un’ispezione nella scuola, dicendosi preoccupati per le carenze in tema sicurezza e per il clima non sereno. È del 12 febbraio scorso, invece, un’altra presa di posizione: quella in sostegno al Dirigente, firmata da 54 tra docenti e bidelli, e da un rappresentante genitori.

“La scuola è gestita in modo equilibrato e le critiche sono strumentali – vi si legge -, e arrivano da una minoranza dei docenti. Noi rappresentiamo la maggioranza”.

In effetti, se ci si riduce alle cifre, questi 54 firmatari hanno superato i 34 insegnanti che, a fine gennaio, hanno denunciato all’Ufficio scolastico regionale misure di sicurezza inesistenti e atteggiamenti autoritari del Dirigente. Evento che ha, in qualche modo, scatenato il terremoto in corso da circa un mese nelle scuola. Ma il punto è contare le firme o avere una scuola sicura e serena?

“Non ci sono problemi, né di sicurezza né di serenità – ribadisce il Dirigente -. Le mancanze nella sicurezza dipendevano da Provincia e singoli docenti, un po’ alla volta le stiamo sistemando. Tensioni e denigrazioni non sono mai esistite, il problema sono i docenti che non accettano che il liceo artistico non sia più quello di 40 anni fa, grazie alla riforma Gelmini del 2010. Fanno resistenza alle mie richieste di adeguamento”.

E le oltre 500 firme al documento degli studenti di metà febbraio, in cui confermano i problemi denunciati dai professori? “Gli alunni sono in tutto quasi mille e 600 – risponde l’ingegner Botti -, questa è una minoranza e hanno pure raccolto le firme senza chiedere il permesso”.

Preside, non sarebbe meglio smorzare i toni e provare a conciliare, invece di alimentare il conflitto attribuendo responsabilità a destra e a manca? “Certo – risponde l’ingegner Botti – è quello che stiamo facendo. Ho incontrato genitori, studenti e docenti: sistemeremo tutto”.

Qualcosa sembra non quadrare, nella narrazione delle diverse parti: le mancate misure di sicurezza sono un fatto ma la responsabilità continua a essere rimpallata di qua e di là, a seconda di chi racconta. Certo, a seguito della denuncia di fine gennaio degli oltre 30 docenti una corsa ai ripari c’è stata, con una prova di evacuazione improvvisa e la richiesta agli insegnanti di mettere a norma laboratori e attrezzature.

Intanto il Dirigente spiega di aver ricevuto richiesta di chiarimenti dall’Ufficio scolastico territoriale e di essere al lavoro per raccogliere la documentazione necessaria. Chissà che non si possa ritrovare la serenità, prima o poi, al Liceo artistico Manzù. Per ora una cosa è certa: dopo la strage di Crans Montana, sul tema sicurezza nessuno più si accontenta di promesse e approssimazione.