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Bergamaschi bloccati su una nave a Dubai: “Non sappiamo quando torneremo a casa”

La crociera da sogno sulla Msc Euribia si è trasformata in un incubo per le migliaia di persone a bordo. Tra loro c’è Mauro Suzzi, 54 anni di Caravaggio, bloccato con la moglie e una coppia di ragazze di Mozzanica e Sergnano

Quella che doveva essere la crociera dei sogni si è trasformata presto in un incubo per le circa 5mila persone attualmente a bordo della Msc Euribia, attraccata nel porto di Dubai. Tra loro c’è anche Mauro Suzzi, 54 anni, di Caravaggio, insieme alla moglie Laura Costa e a una coppia di ragazze di Mozzanica e Sergnano, Cristina Panno e Vittoria Sassi. La nave, che avrebbe dovuto portarli prima a Doha e poi a Istanbul per il rientro a Bergamo, è stata annullata a causa della chiusura dello spazio aereo nella regione.

A bordo dell’imbarcazione serpeggia incertezza mista a paura. “Dal posto in cui siamo vediamo il fumo che sale dall’aeroporto bombardato – spiega Suzzi -. Stamattina (leggi ieri, ndr) ho visto un drone cadere in mare infiammato. Erano all’incirca le 6.30. Si sentono i botti delle bombe, i caccia che passano sopra di noi a tutta velocità. Siamo preoccupati – dice – perché non sappiamo quando potremo tornare a casa”.

La situazione è quasi surreale: il tempo è scandito dalle esplosioni e dagli avvisi di sicurezza che compaiono sui cellulari in arabo e in inglese. “Quando si sentono i botti la gente comincia a scappare”, racconta. “Siamo a 3-4 km dall’aeroporto che, ascoltando i notiziari, dovrebbe riaprire il prossimo 4 marzo, ma, ancora, non è dato sapere se potremo ripartire per quella data”.

Dubai famiglia bloccata nel porto

Il contatto con i familiari in Italia è costante. Suzzi racconta quelle che sono le difficoltà a ottenere informazioni. “Il capitano ci aggiorna ogni giorno a mezzogiorno e alla sera, ma non ci dicono nulla di concreto. La nostra agenzia non sa niente, le autorità locali non danno informazioni, dicono solo che lo spazio aereo è chiuso. La Farnesina si sta muovendo, ma finora non abbiamo notizie precise”.

La preoccupazione riguarda soprattutto il rientro. “Avevamo già pagato i voli di ritorno, ora non sappiamo se dovremo rifarli. Domani (leggi oggi, ndr) saremmo dovuti andare a lavorare ma, ancora, non sappiamo quando torneremo a casa”.

A bordo, intanto, si cerca di ritrovare una parvenza di normalità. “La mattina facciamo colazione, frequentiamo la nave. Ma appena metti fuori la testa senti le bombe. Cerco di tenere su il morale per mia moglie e le ragazze, ma siamo preoccupati”, conclude Suzzi.