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Attacco all’Iran, sconcerto e inquietudine, gridiamo forte: “Non uccidere”

L’ex deputato Savino Pezzotta esprime forte preoccupazione per l’attacco Usa-Israele contro l’Iran, contestandone le giustificazioni basate sulla minaccia nucleare e definendo l’azione un indebolimento del diritto internazionale. Pezzotta critica il “silenzio complice” del governo italiano e l’uso dell’ingerenza straniera per scopi geopolitici, invocando invece la diplomazia e il rispetto del diritto internazionale

L’attacco statunitense‑israeliano contro l’Iran  provoca sconcerto e una profonda inquietudine.

Condannare l’aggressione non significa, sostenere il regime degli ayatollah, significa piuttosto rifiutare una logica che pretende di giustificare un intervento armato come strumento di liberazione di un popolo oppresso.

La tradizione cristiana, quando ha discusso la legittimità del tirannicidio, lo ha sempre riferito al diritto del popolo sottomesso, non all’iniziativa di una potenza straniera. La giustizia internazionale, se vuole avere un senso, deve restare il luogo in cui i dittatori vengono portati, giudicati e condannati dopo un processo che accerti responsabilità e crimini. Chi indebolisce il diritto internazionale e tenta di marginalizzare la Corte Internazionale di Giustizia non può presentarsi come difensore della

È difficile credere che Donald Trump e Benjamin Netanyahu abbiano deciso questa operazione militare per liberare il popolo iraniano.

Le dinamiche recenti, dal Venezuela al Medio Oriente, mostrano piuttosto la volontà di controllare risorse strategiche e di ottenere maggiore libertà d’azione in aree contese come la Cisgiordania. A colpire, oltre allo sconcerto, è il silenzio quasi complice del nostro governo.

L’ingresso nel cosiddetto Board della Paceera stato presentato come un impegno per la stabilità internazionale: se il risultato è questo, siamo di fronte a una mistificazione evidente. La nostra storica alleanza con gli Stati Uniti non può essere un alibi per rinunciare a una posizione autonoma e coerente con il diritto internazionale.

Negli Stati Uniti, diversi rappresentanti del Partito Democratico americano  hanno espresso una condanna netta dell’attacco, definendolo un’escalation “pericolosa” e “inutile”, e chiedendo al Senato di approvare una legge che limiti la possibilità del presidente di intraprendere azioni militari senza l’autorizzazione del Congresso.

Il senatore Tim Kaine, membro delle commissioni per i servizi armati e le relazioni estere e autore della risoluzione sui poteri di guerra, ha definito l’ordine di colpire l’Iran un “errore colossale”. In un momento così delicato, la responsabilità delle democrazie non è alimentare il caos, ma rafforzare le istituzioni internazionali e difendere il principio che la pace non si costruisce con atti unilaterali di forza, bensì con il rispetto del diritto e con la diplomazia e nel rispetto della vita delle persone. In questi giorni il “non uccidere “ deve risuonare forte e senza equivoci .