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“Distruggiamo il suolo e poi mettiamo cerotti”. Paolo Pileri: serve una rivoluzione culturale
Paolo Pileri, urbanista e docente al Politecnico di Milano

L’esperto: non si fa prevenzione, continuiamo a urbanizzare in aree alluvionali, a rischio di frana e inondazione. Interverrà il 4 marzo ad Ambivere su “Cosa mangi se distruggi tutto?”. Il percorso proseguirà con Telmo Pievani e Silvano Petrosino. Spettacolo contro lo spreco alimentare a Mapello

Quattro appuntamenti imperdibili per tornare a parlare di ambiente ed ecologia mettendo al centro gli stili di vita quotidiani e il loro impatto. Il gruppo culturale interparrocchiale Fratelli Tutti di Ambivere–Mapello–Valtrighe propone un percorso dal titolo eloquente: “Alla ricerca di un limite… per essere felici. Come mangi? Come ti vesti? Come viaggi?”. Si comincia domenica 1 marzo a Mapello (alle 14,30 all’Auditorium Papa Giovanni XXIII) con “Fame? – Uno spettacolo sul cibo perduto” di e con Enrico J. Testoni, contro lo spreco alimentare.
Poi tre serate con prestigiosi esperti ad Ambivere, alle 20,45 presso “Il Cortile”: il 4 marzo con Paolo Pileri, urbanista e docente al Politecnico di Milano, esperto di consumo di suolo e pianificazione territoriale; l’11 marzo con Telmo Pievani, filosofo della scienza, biologo evoluzionista e docente all’Università di Padova; il 18 marzo con Silvano Petrosino, filosofo e docente all’Università Cattolica di Milano, voce autorevole del pensiero filosofico contemporaneo. Pileri si occupa, oltre che di suolo e del suo consumo, anche di pianificazione di linee lente ciclabili e camminabili – il suo libro più recente è “Dalla parte del suolo. L’ecosistema invisibile”, Laterza, 168 pagine, 17 euro – e ad Ambivere avrà il compito di affrontare una domanda radicale: “Cosa mangi se distruggi tutto?”. L’abbiamo intervistato.

Professore, nel suo libro parla di ritardo culturale: facciamo ancora fatica a riconoscere il valore del suolo?
“C’è un problema di ritardo culturale, sì. E c’è un problema di mancanza di investimento nella dimensione formativa. Tutta la macchina del PNRR vale circa 230 miliardi (di cui almeno il 37% per la transizione ecologica, ndr): qualcuno ha investito anche per spiegare che cosa siano l’ecologia, il suolo, come funzioni l’atmosfera dove non possiamo immettere più di tot CO2? Oppure ci sono solo opere da fare ma nessuno ha spiegato perché? Manca un investimento culturale lungo tutta la scala, dalla divulgazione popolare, semplice, aperta a tutti, come ad Ambivere, fino al dottorato di ricerca. Per l’articolo 3 della Costituzione è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Se i governi non investono in occasioni di crescita culturale, non adempiono a quel compito. Il suolo è invisibile in parte perché non lo vediamo più nella nostra quotidianità e in parte perché non c’è una compensazione culturale che ci faccia capire che cosa sia”.

Cita la logistica come nuova emergenza per il consumo di suolo con un riferimento a quanto accaduto con la Brebemi. Nella Bergamasca ci sono nuovi progetti viari.
“La Brebemi è un caso di scuola: per ogni ettaro di autostrada, tre consumati per altri usi. Le nuove strade non solo consumano suolo e distruggono la natura, ma ripropongono anche un modello predatorio: l’uomo, ormai tutt’uno con l’automobile, pensa di avere il diritto di stravolgere ambiente e paesaggio perché deve muoversi in quel modo e deve muovere merci per soddisfare il modello consumistico. Da quarant’anni, poi, la nozione di territorio non è più quella novecentesca: abbiamo in tasca, per esempio, un cellulare fatto con terre rare che arrivano dalle miniere del Congo. Il nostro territorio non finisce al confine del Comune: c’è una dimensione ecologica più ampia da spiegare. Continuiamo a pensare che l’economia dei consumi sia la grande strategia, ma non può esserlo. Se noi consumiamo così tanto, da qualche parte del pianeta qualcuno subisce le estrazioni di materie prime per permettercelo. È gravissimo quanto sta succedendo con la Brebemi e nei nostri Comuni, ma è altrettanto vero che noi continuiamo a essere abbagliati dal modello consumistico. Papa Francesco già nel 2015 con l’enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune ci ha messo in guardia e ha rilanciato il messaggio inascoltato nel 2023 con l’esortazione Laudate Deum sulla crisi climatica. Fa bene il gruppo di Mapello e Ambivere a tenere in vita quell’insegnamento con questi incontri. Un esempio pratico: bisogna educare i genitori a non accompagnare i figli all’oratorio in auto, altrimenti si perpetua lo stesso modello della Brebemi e della logistica. Tutto è connesso: è la grande lezione ecologica della Laudato si’”.

Più suolo impermeabilizzato significa anche più allagamenti, più danni, più costi per gli eventi estremi: è l’“equazione dei disastri”, che però non si afferma nel dibattito politico. Prevale ancora l’intervento nell’emergenza.
“Abbiamo imparato un canovaccio: succede un evento, mettiamo un cerotto. Ne succede un altro, altro cerotto. Nessuna prevenzione. Ci piace moltissimo la protezione civile, le serate con le salamelle e i pensionati in divisa. Ma la strada è la prevenzione civile, altrimenti l’“equazione dei disastri” continuerà a fare il suo corso. Invece perseveriamo a urbanizzare in aree alluvionali, a pericolosità di frana, in quelle costiere a rischio di inondazione. Continuiamo a mantenere la stessa incauta modalità di uso del territorio. E le autorità, quando arrivano sul luogo di un evento estremo, non provano a spiegarne le cause, per esempio a Niscemi a domandare perché si è costruito sul bordo della frana. Portano conforto, intervengono sulla parte emozionale del problema, non su quella razionale. Così non cambierà nulla”.

Il suolo è la base del cibo.
“Il suolo sano è la base del cibo. L’agricoltura industriale impoverisce i suoli, che sono materia viva. Se uso concimi e pratiche che uccidono la biodiversità, alla lunga i suoli si impoveriscono. Diventiamo sempre più dipendenti dalla chimica, quindi dal petrolio, per produrre cibo. È follia. Andrebbe rivista la modalità con cui facciamo agricoltura e scegliamo di mangiare. Molte disfunzioni del suolo dipendono dall’utente finale, cioè noi. Se comprassimo solo biologico, l’agricoltura sarebbe costretta a cambiare anche se non ha intenzione di farlo perché non conviene. Anche questa, però, è una questione culturale, perché nessuno spiega ai consumatori i vantaggi del biologico. Ogni tanto sento ripetere: sulla confezione c’è scritto che il prodotto è biologico ma forse non lo è. La risposta corretta è: dove non è scritto, sicuramente non lo è, quindi sicuramente danneggia il suolo”.

Abbiamo appena assistito alle Olimpiadi: lei parla delle conseguenze negative dei suoli innevati artificialmente. Ha criticato anche la chiusura della pista ciclabile a Sanremo durante il festival per far passare taxi e auto a noleggio con conducente per i vip.
“Sono fenomeni che sembrano piccoli, ma sono fessure. Nella Bergamasca, terra abituata ad avere a che fare con cazzuole, mattoni e cemento, si sa bene che bisogna leggere le fessure e non i crolli. Se leggi i crolli è già tutto crollato. Chiudere una ciclabile per onorare il dio dello spettacolo e degli sponsor è una fessura che mostra il perdurare di un modello estrattivo, anche in modo prepotente. Se un cittadino vuole piantare un albero in un’area pubblica, deve fare trafile infinite. Se si vuole chiudere una ciclabile, un servizio pubblico, lo si fa senza problemi. È una follia, anche che nessuno se ne lamenti. Torniamo alla necessità di investimento culturale: in Danimarca nessuno si permetterebbe di chiudere una pista ciclabile. Per garantire i Giochi i suoli sono stati innevati artificialmente anche se è nevicato. Le soluzioni chimiche usate contengono sostanze funghicide che penetrano nei terreni, pieni di funghi, alterandone l’equilibrio. L’ecologia è equilibrio: se qualcosa scompare, non è detto che torni. E nessuno farà monitoraggio: non misuriamo le conseguenze di queste azioni”.

Un criterio semplice per stare “dalla parte del suolo”.
“Parlandone. Se nominiamo le cose, le teniamo in vita. Se non le nominiamo, spariscono. Non dobbiamo chiedere ai cittadini gesti eroici, ma di avere la forza di domandare ai loro amministratori se sono all’altezza della sfida, se sanno che cosa sia la biodiversità. Non lo sapete? Non candidatevi. Se restiamo muti, arriverà sempre qualcuno inadeguato”.