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Nel 2025 morti 19 senzatetto a Bergamo, dietro solo a Roma e Milano. In città un nuovo modello di accoglienza diffusa

Da maggio 50 posti letto in più nelle diverse strutture cittadine. Rinnovata la convenzione con il Galgario, che per il 2026 resta in comodato d’uso a Caritas nonostante l’ex convento figuri nel piano delle alienazioni di Palafrizzoni. In quattro parrocchie cittadine un progetto pilota di ospitalità

Bergamo. Cambiare il paradigma alla base dell’accoglienza: non più un sistema centralizzato, ma un modello diffuso che superi la logica del dormitorio unico e riparta con strutture di accoglienza notturna nei quartieri. Negli ultimi anni il dramma della povertà sta segnando la città di Bergamo, punto di arrivo e sopravvivenza per un numero di persone senza fissa dimora non semplice da calcolare. Anime spesso segnate da dipendenze, disturbi psichici e problemi di salute.

Un nuovo modello di accoglienza, promosso dall’assessorato alle Politiche Sociali in sinergia con il Terzo Settore, tenta di rispondere alla domanda sociale rivolta agli adulti in condizione di fragilità. Integra servizi di accoglienza notturna, centri diurni, unità di strada e accompagnamento sociale per consentire la presa in carico della quasi totalità delle situazioni di bisogno. Rimane però una quota di situazioni, caratterizzate da elevata fragilità sociale e sanitaria, che ha reso necessario un potenziamento delle misure di accoglienza in città. “A Bergamo nel 2025 abbiamo avuto più morti in strada rispetto a Torino, un capoluogo con oltre 800 mila residenti”, ricorda tristemente don Roberto Trussardi, direttore di Caritas Diocesana Bergamasca e del suo braccio operativo per l’accoglienza, Fondazione Diakonia. Invisibili all’occhio della società, lo scorso anno in provincia di Bergamo sono morti 19 senzatetto. “Un dato preoccupante e anomalo, perché non se ne erano mai contati così tanti. Dodici sono morti in ospedale, sette in strada. Non erano sconosciuti ai servizi sociali, ma non sempre è facile convincerli a farsi aiutare”. Solo nelle province di Roma (48) e Milano (27) si sono registrati più decessi, Torino è quarta con 18.

Nella mattina di giovedì 26 febbraio è stato annunciato il nuovo accordo di collaborazione tra Comune di Bergamo, Fondazione Diakonia e Fondazione Opera Bonomelli per il rafforzamento della rete di contrasto alla grave marginalità. “Serve rendere efficace la filiera di offerte pensate per rispondere alla complessità della povertà contemporanea – spiega Marcella Messina, assessora alle Politiche Sociali -. Perseguiamo la destrutturazione del modello che vedeva un polo unico centralizzato al Galgario e il decentramento dei servizi nei quartieri: l’obiettivo è arrivare a disporre di tante piccole realtà distribuite capillarmente in città”.

Un concetto che ha già acquisito forma concreta con l’avvio di nuove esperienze di housing sociale in città affidate in gestione alla Fondazione Bonomelli. Attiva già da un paio di mesi, in via Serassi una nuova struttura sperimentale accoglie per un massimo di sei mesi 6 persone in una condizione di sostanziale autonomia. “Il clima è piacevole – racconta Sergio Capitanio della Fondazione Bonomelli -. Il percorso si pone l’obiettivo di condurre gli ospiti a una vita dignitosa: non si vuole creare più posti letto, ma svuotare le strutture accompagnando i senza fissa dimora verso l’autonomia abitativa. Ad esempio, li aiutiamo a ottenere l’invalidità o a ricostruire la loro storia previdenziale per accompagnarli verso la pensione”.

In via Pignolo a fine marzo debutterà un’esperienza simile, con l’accoglienza di altre 6 persone in un appartamento all’interno di un contesto condominiale. Gli ospiti potranno dormire nella struttura, che aprirà alle 19, e rimanere fino alla mattina successiva, con chiusura alle 10,30. “Un tipo di accoglienza che offre la possibilità di interagire con la popolazione residente – sostiene Rossana Aceti, presidente della cooperativa sociale Il Pugno Aperto -. La povertà è diventato un fenomeno multidimensionale che colpisce fasce d’età diverse. Il fondamento del modello diffuso è proprio il cercare di stabilire una relazione tra il tessuto cittadino e con chi viene accolto”. “Gli ospiti cambieranno ogni mese – aggiunge Andrea Maggioni, coordinatore della struttura -. Non è sempre semplice la gestione di persone in difficoltà: c’è bisogno di detonare le tensioni e sperimentare le dinamiche tipiche dell’ambiente domestico”.

La convenzione con Fondazione Diakonia per il dormitorio all’ex convento del Galgario è stata rinnovata per il 2026 e prevede un contributo comunale di 175 mila euro. L’edificio rimane nel piano delle alienazioni del Comune, ma “per un altro anno – conferma l’assessora Messina – manterrà la sua vocazione e il comodato d’uso a Caritas”. Oltre ai 65 posti letto al Galgario (erano diventati 80 per i mesi invernali, ndr), è stata potenziata l’accoglienza notturna con 16 posti per uomini nella struttura di via Conventino e 14 posti per donne in via Maglio del Lotto che saranno pronti entro la fine di marzo. “Il sistema di contrasto si sta evolvendo – riconosce Elena Lazzari, responsabile dei Servizi Sociali di Palafrizzoni -. Avere piccoli gruppi di persone in bisogno in spazi ridotti dà la possibilità agli operati di accompagnare da vicino il singolo ospite”.

A partire dalla tarda primavera, calcolando le strutture comunali e quelle di Caritas, i posti letto in più a disposizione saranno una cinquantina. Complessivamente, 91 per uomini e 14 per donne. In Città Alta, dietro l’Orto Botanico, un edificio di via Beltrami che già anni fa aveva accolto richiedenti asilo è quasi pronto a ospitare 4 persone. “La capacità di fare rete è fondamentale – sentenzia don Roberto -. Il numero delle persone che vivono per strade è aumentato, serve offrire sbocchi di vita reali. In via Conventino ci sarà un’attenzione all’utenza un po’ diversa, con un occhio di riguardo per gli anziani che faticano a trovare posto al Galgario. Gli anziani per strada hanno spesso un livello sanitario compromesso”.

grave marginalità marcella messina don roberto trussardiL'assessora Marcella Messina e don Roberto Trussardi presentano in Comune il potenziamento dell'offerta di accoglienza

Anche le parrocchie hanno già iniziato a fare la loro parte: nelle ultime settimane è partito un progetto pilota nelle comunità parrocchiali di Monterosso, San Colombano, Valtesse e Borgo Palazzo che, grazie a una rete di volontari, hanno accolto 4 persone in difficoltà. “Vorrei estendere l’iniziativa a tutte le parrocchie della città – annuncia don Roberto -. Non saremmo i primi, quest’anno a Como hanno aderito 28 parrocchie. Bergamo è diventato l’ombelico del mondo: 22 nepalesi, tutti giovanissimi, sono arrivati dall’altra parte del mondo con l’indicazione di venire qui. Alcuni di loro dormono in tenda fuori dal Galgario”.