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Il nuovo San Michele non sarà pronto prima del 2034. Per il progetto un concorso internazionale

La nuova infrastruttura al centro della Commissione Territorio di Regione Lombardia: confermato l’affiancamento del nuovo ponte a quello attuale, che chiuderà al traffico nel 2030. Lobati e Schiavi: “Massimo impegno per accorciare i tempi”, il Pd: “Così si compromette la viabilità interna, valutare di spostare il viadotto più a sud”

All’aggiudicazione del progetto, prevista entro l’anno, seguiranno lo studio di fattibilità tecnica-economica, che verificherà anche le ricadute sui Comuni attraversati dall’opera, e l’iter autorizzativo. A fronte di queste attività la conclusione dell’opera non è essere garantita prima del 2034. Il nuovo Ponte di San Michele tra Calusco d’Adda e Paderno è stato al centro del dibattito della Commissione Territorio, presieduta dal consigliere regionale Jonathan Lobati (Forza Italia), che giovedì 26 febbraio ha incontrato i rappresentanti di Rfi, Italfer e l’assessore regionale ai Lavori Pubblici Claudia Terzi per fare il punto sulle ipotesi progettuali allo studio.

“L’attraversamento dell’Adda è strategico per garantire ai territori e continuare a crescere – spiega Lobati-. L’opera è strategica per collegare l’est e l’ovest della Lombardia, garantendo alle nostre imprese di continuare a essere competitive e ai cittadini di muoversi velocemente sul territorio. Dirimente sarà ora lavorare però non solo sul come ma anche sul quando: serve il massimo impegno per accorciare i tempi”. La nuova infrastruttura, che attraverserà il fiume Adda sulla linea Carnate-Ponte San Pietro e sorgerà tra le stazioni di Paderno Robbiate e Calusco, andrà a sostituire l’attuale ponte ferroviario e stradale, conosciuto come San Michele, costruito alla fine del 1800 e di cui è prevista nel 2030 la chiusura al traffico. Rfi ha ribadito che il nuovo ponte sarà costruito a fianco di quello vecchio: un’unica struttura mista ferroviaria e stradale parallela al ponte storico del 1889.

Quanto al tracciato, sono state illustrate due alternative, una più a nord del vecchio ponte e l’altra a sud. È stato inoltre annunciato dai rappresentanti di Rfi di voler lanciare, nei prossimi mesi, un concorso internazionale di progettazione per valutare soluzioni finalizzate a minimizzare l’impatto sul cono visivo e ridurre le espropriazioni. Durante l’audizione è intervenuta anche l’assessore Terzi, che ha confermato l’avvio del tavolo tecnico incaricato di predisporre uno studio di traffico di area vasta in linea con le osservazioni avanzate dagli enti locali coinvolti nel procedimento di dibattito pubblico. “Un’opera complessa e strategica”, chiarisce Terzi, sottolineando che migliora la mobilità, promuove gli spostamenti su ferro e punta a un progetto sostenibile a tutela del paesaggio e della viabilità dei paesi interessati.

commissione ponte san michele

“Il nuovo ponte è un’opera che serve e serve in fretta – ribadisce il consigliere regionale Michele Schiavi, vicepresidente della Commissione Territorio -. Non possiamo permetterci un blocco di un collegamento così vitale per la nostra Regione: l’obiettivo è arrivare a un’opera che permetta di mantenere il collegamento tra le due province e di aumentarne l’efficienza. In Commissione ho chiesto formalmente di iniziare a lavorare fin da subito sulla fattibilità dell’elenco di opere che le Province di Bergamo e Lecco hanno già trasmesso a Rfi e alla Regione: si tratta di interventi di mitigazione e compensazione fondamentali, l’aumento della capacità di transito del nuovo ponte non deve ricadere sulle spalle delle comunità locali”.

commissione ponte san michele

Il Partito Democratico esprime alcune perplessità sulla soluzione individuata da Rfi, che prevede di concentrare il collegamento ferroviario e quello stradale in un unico ponte a poche decine di metri dall’attuale. “Rischia di compromettere in modo significativo la viabilità interna dei Comuni di Paderno, Calusco e in generale dell’Isola bergamasca”, avvertono il consigliere dem Davide Casati e il segretario provinciale Gabriele Giudici.

Il Pd chiede un ulteriore passaggio di valutazione degli impatti sulla viabilità interna prendendo in considerazione la possibilità di spostare più a sud il percorso stradale. “Una soluzione che, siamo consapevoli, implicherebbe maggiori costi, ma che a nostro parere sarebbe preferibile perché eviterebbe di congestionare il traffico – continuano Casati e Giudici -. Crediamo sia necessario procedere ancora sulla via del confronto e del dialogo per approfondire alcuni aspetti importanti a livello locale; il tempo non è molto ma l’opera lo richiede, sia per la centralità a livello di mobilità che per l’entità degli investimenti”.