I video dell’edicolante sul Sentierone: “Risse, minacce e degrado. Ho voglia di chiudere”
La titolare lamenta i comportamenti di chi bivacca vicino alla chiesa dei Santi Bartolomeo e Stefano. “Vengo al lavoro con lo spray al peperoncino, non mi sento tutelata”
Bergamo.Shirlen Villarroel ha 45 anni, è originaria della Bolivia e da maggio 2024 gestisce l’edicola vicino alla chiesa dei Santi Bartolomeo e Stefano, dopo nove anni da dipendente. Lavora dalle 4.30 del mattino alle 18, ma oggi dice di non sentirsi più tranquilla. “Ieri volevo tenere l’edicola chiusa, ma ho un mutuo da pagare. Ho paura, non mi sento sicura. Rimpiango di aver preso questa attività”.
Nei giorni scorsi ha subito un altro tentativo di furto, in pieno giorno. Le chiedono soldi, caffè, ricariche telefoniche. Se lei rifiuta, a volte reagiscono mettendo in disordine le riviste o minacciandola. Un giorno è scoppiata una rissa tra alcuni senzatetto e uno ha sbattuto la testa contro la vetrina. “Ho avuto paura, oltre al rischio di dover pagare i danni”.
Episodi simili, a suo dire, stanno diventando sempre più frequenti. Dietro l’edicola, spiega, alcune persone dormono e fanno i propri bisogni a pochi metri dall’ingresso. “Sotto le coperte hanno anche spranghe con cui difendersi”. In un video che ha girato lei stessa, un uomo ne armeggia una a pochi metri da lei, mentre la guarda dritta negli occhi. Per proteggersi, spesso finge di non essere la titolare e dice che il proprietario potrebbe arrivare da un momento all’altro.
Quando chiama le forze dell’ordine, non sempre riesce a ottenere un intervento immediato. Dice che le è stato chiesto se volesse sporgere denuncia, ma anche fatto notare che i responsabili non avrebbero avuto soldi per risarcire eventuali danni. E dopo una chiamata al 112 si è sentita domandare se avesse subito un furto o una rapina, quasi che aver evitato il peggio bastasse a risolvere il problema.
Villarroel ha ricevuto la visita della sindaca e ora tiene con sé spray al peperoncino e una forbice, ma non considera queste soluzioni definitive. “Sono anche io un’immigrata, sono venuta qui per lavorare, ma a differenza di chi è qui e mi minaccia, rispetto le regole. Non chiedo molto, solo di poter lavorare”.

