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Dal corpo osannato al corpo osteggiato e umiliato: il progetto di Associazione Nepios per prevenire e curare il disagio tra adolescenti e giovani

Autolesionismo, isolamento sociale, disturbi alimentari e comportamenti suicidari. Fondazione della Comunità Bergamasca sostiene le iniziative di Nepios a supporto della Neuropsichiatria Infantile dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo. La presidente dell’associazione Tullia Vecchi:  “Fondamentale intercettare precocemente la sofferenza per favorire percorsi di cura e consapevolezza. Stare meglio è possibile”

Un adolescente su sette nel mondo convive con un disturbo mentale diagnosticato: circa 166 milioni di ragazze e ragazzi tra i 10 e i 19 anni. Oltre il 50% delle patologie psichiatriche esordisce prima dei 14 anni e l’80% prima dei 19 (dati Organizzazione Mondiale della Sanità). Anche a Bergamo i numeri raccontano un’urgenza crescente. Nel 2025, su 620 prime visite territoriali alla Neuropsichiatria Infantile dell’ASST Papa Giovanni XXIII, 205 hanno riguardato adolescenti tra i 12 e i 18 anni; di questi, 111 (il 54%) con sospetta psicopatologia. Si sono registrati inoltre 277 accessi in urgenza al Pronto Soccorso per comportamenti autolesivi, ideazione suicidaria, ansia, agitazione e disturbi alimentari, 10 ricoveri presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) e 42 ricoveri in pediatria per quadri psicopatologici acuti.

È dentro questo scenario che si inseriscono le iniziative, previste per tutto il 2026, promosse dall’Associazione Nepios onlus – da oltre vent’anni punto di riferimento nella bergamasca nella risposta a bisogni clinici urgenti in particolare per la fascia d’età dell’infanzia e dell’adolescenza – e sostenute da Fondazione della Comunità Bergamasca, iniziative riunite nel progetto dal titolo “Prevenzione dei comportamenti autolesionistici e suicidari in adolescenti e giovani. Dal corpo osannato al corpo osteggiato e umiliato: presa in carico integrata del disagio adolescenziale”. “Tradizionalmente il disagio adolescenziale trovava espressione soprattutto all’esterno, attraverso il conflitto intergenerazionale con l’autorità (genitori e scuola) e la ribellione, passaggi utili alla costruzione dell’identità – osserva Tullia Vecchi, presidente di Nepios – Oggi questo confronto appare spesso più fragile o assente: in un contesto che richiede adattamento continuo e alte prestazioni, molti ragazzi faticano a trovare un interlocutore adulto con cui misurarsi. In alcuni casi, la sofferenza viene interiorizzata e vissuta come colpa o inadeguatezza personale. Il corpo e la mente diventano allora luoghi di espressione del disagio”.

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Autolesionismo, ritiro sociale, disturbi del comportamento alimentare, sintomi depressivi sono segnali che parlano quando le parole non bastano. La pandemia ha inciso profondamente, ma non può essere considerata l’unica causa. “Il duro periodo del Covid ha intensificato condizioni già presenti: isolamento, interruzione delle routine evolutive, riduzione delle relazioni significative – spiega Mirta Acquati, vicepresidente di Nepios – A questo, però, si aggiungono caratteristiche generali del mondo in cui viviamo oggi: la pressione della performance, il confronto continuo favorito dai social media, il cyberbullismo, l’incertezza rispetto al futuro e dinamiche familiari complesse. In questo contesto, alcuni adolescenti faticano a reggere il peso delle aspettative e tendono a chiudersi, rivolgendo la sofferenza verso sé stessi”. Il progetto nasce in continuità con le iniziative promosse da Nepios negli scorsi anni, ma amplia lo sguardo clinico. “Accanto alla valutazione diagnostica e alla psicoterapia individuale e di gruppo, le iniziative promosse nel 2026 introducono un gruppo di pratica corporea orientato alla cura e all’integrazione del sé corporeo – spiegano Vecchi e Acquati – L’obiettivo è rafforzare la percezione del corpo come strumento di esperienza e conoscenza, utilizzare il respiro come sostegno alla stabilità fisica e mentale, favorire l’integrazione corpo–respiro–mente e la sintonizzazione con gli altri”. “L’idea di fondo è proporre interventi flessibili, vicini al “qui e ora” degli adolescenti, in cui non tutto passa esclusivamente dalla parola – sottolinea Vecchi – In questo contesto il corpo, l’azione e il gruppo diventano strumenti terapeutici di mediazione del proprio vissuto e del disagio interno”. “Il gruppo – aggiunge Acquati – ha una funzione contenitiva e protettiva, di rispecchiamento tra pari: riduce l’isolamento e riapre uno spazio di sperimentazione sicura”. Le persone coinvolte sono ragazze e ragazzi tra i 12 e i 18 anni già accompagnati dalla Neuropsichiatria Infantile o dall’ambulatorio per i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Il team coinvolge figure di alta professionalità e dalla diversa specializzazione, dallo psicologo al terapista della riabilitazione psichiatrica fino al maestro di pratica corporea.

Ma come distinguere un fisiologico disagio adolescenziale da una situazione che richiede aiuto? “La distinzione non riguarda tanto il singolo comportamento, quanto la sua intensità, durata e impatto – chiarisce Acquati – Quando il disagio blocca la vita quotidiana o persiste per settimane o mesi, è opportuno chiedere aiuto”. In questo contesto il ruolo del Terzo Settore è decisivo. “I servizi pubblici esistenti sono fondamentali, ma non bastano, perché spesso faticano a rispondere con la necessaria tempestività – evidenzia Vecchi – Il Terzo Settore, in collaborazione con le Istituzioni, può offrire interventi più flessibili e radicati nel territorio, intercettando precocemente il disagio e sperimentando modalità di intervento innovative. È quello che cerca di fare Nepios”. Un impegno, portato avanti con attenzione e passione, che non si ferma all’emergenza ma punta alla possibilità di rinascita. “La sofferenza in adolescenza non è un destino irreversibile – conclude Vecchi – Quando il supporto è adeguato e precoce, molti ragazzi migliorano significativamente. Non si tratta di cancellare la sofferenza, ma di attraversarla senza esserne travolti. Stare meglio è possibile“.

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“Iniziative promosse da realtà del Terzo Settore come quelle di Nepios rafforzano una rete che affianca e supporta i servizi pubblici per intervenire su un fenomeno particolarmente delicato – dichiara Osvaldo Ranica, presidente di Fondazione della Comunità Bergamasca – I dati sulla sofferenza adolescenziale, anche a Bergamo, ci devono interrogare: prenderci cura di questo disagio significa investire nel benessere presente e futuro della nostra comunità”.