Logo

Temi del giorno:

Il 9 settembre 2024 il nubifragio fece esondare i torrenti Morla e Tremana, allagando abitazioni, box e negozi soprattutto tra via Baioni e Maironi da Ponte, con danni per milioni di euro

Bergamo. Si riapre il fronte giudiziario sull’alluvione del 9 settembre 2024. Il giudice per le indagini preliminari Federica Gaudino ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura e disposto nuovi accertamenti.

Quel giorno un nubifragio eccezionale provocò l’esondazione dei torrenti Morla e Tremana, con gravi allagamenti soprattutto tra via Baioni e Maironi da Ponte. In circa mezz’ora caddero oltre 55 millimetri di pioggia: secondo la consulenza tecnica già agli atti, un’intensità con tempo di ritorno superiore ai 100 anni e, nel picco, oltre i 200.

Il pubblico ministero Giancarlo Mancusi aveva aperto un fascicolo per delitti colposi di danno, ma alla luce delle perizie aveva chiesto l’archiviazione, ritenendo l’evento di natura straordinaria e non riconducibile con facilità a responsabilità penali.

Il nodo del cantiere Teb

Il punto su cui il gip ha chiesto di concentrare i nuovi approfondimenti riguarda il cantiere della Tramvie Elettriche Bergamasche (Teb), presente nell’area interessata dall’esondazione del Tremana.

Secondo il giudice, non sono necessari ulteriori accertamenti sulla natura eccezionale dell’evento meteorologico, già ritenuta tale dai consulenti. Occorre invece chiarire se eventuali irregolarità amministrative o tecniche nel cantiere possano aver contribuito al verificarsi dell’esondazione, oppure averne aggravato le conseguenze in termini di danni. Il pm dovrà quindi formulare un quesito specifico ai periti su questo aspetto.

L’opposizione dei residenti

L’avvocato Benedetto Maria Bonomo, che assiste alcuni residenti e ha presentato opposizione alla richiesta di archiviazione, ha definito quello del giudice un “provvedimento coraggioso”. “Avevamo promesso battaglia e così è stato – aggiunge -, nessun altro si è spinto avanti come noi. Non cerchiamo a tutti i costi un colpevole. Se da questi accertamenti non emergerà nulla, il caso per noi sarà chiuso. Ma almeno avremo la certezza di aver fatto tutto il possibile”.

I prossimi passi

La Procura avrà tre mesi per svolgere le nuove indagini richieste. Solo al termine di questa fase si deciderà se archiviare definitivamente il procedimento – attualmente a carico di ignoti – oppure procedere con ulteriori sviluppi.

L’inchiesta resta dunque aperta: accertata l’eccezionalità della pioggia, resta da stabilire se vi siano state eventuali concause umane che abbiano inciso sulla portata e sui danni di quella che resta l’alluvione più grave degli ultimi anni in città.