Nel primo anno del nuovo Codice della strada è salito il numero di bergamaschi morti in incidenti
Il mese più infausto è stato luglio con 10 vittime, seguito da giugno con 8. Le fasce orarie più tragiche: dalle 6 alle 12 e dalle 12 alle 18, entrambe con 19 morti. I giorni più funesti: il venerdì e la domenica, entrambi con 12 morti
In marzo, dopo un anno dal varo della campagna nazionale “Mobilità Sicura” sulle strade, si tireranno le somme su com’è andata nel suo insieme l’operazione, che ha visto un buon numero di iniziative di sensibilizzazione. Intanto è possibile fare un bilancio degli incidenti mortali per il 2025 sulle strade della nostra provincia (l’elenco comprende anche il numero dei bergamaschi che hanno perso la vita in incidenti fuori provincia).
Questo il quadro messo a punto dall’Associazione familiari vittime della strada:
– vittime bergamasche o residenti in provincia di Bergamo: 46 (37 nel 2024);
– vittime residenti in provincia, ma decedute fuori provincia: 13 (7 nel 2024);
– vittime residenti fuori provincia, ma decedute nella nostra provincia: 8 (12 nel 2024).
– Numero complessivo di vittime della strada sulle strade bergamasche o di bergamaschi deceduti in incidenti fuori provincia: 67 nel 2025 contro 56 del 2024. In un anno 11 morti in più.
Il mese più infausto è stato luglio con 10 vittime, seguito da giugno con 8.
Le fasce orarie più tragiche: dalle 6 alle 12 e dalle 12 alle 18, entrambe con 19 morti.
I giorni più funesti: il venerdì e la domenica, entrambi con 12 morti.
La fascia anagrafica più colpita è quella dei conducenti dai 46 ai 65 anni con 26 morti. Infine, i mezzi di trasporto più coinvolti sono le auto, con 30 vittime; seguono moto e scooter con 19. Gli uomini deceduti 45, le donne 14.
Il dettaglio sull’andamento nella Bergamasca è stato fornito da Ivanni Carminati, presidente dell’Associazione bergamasca familiari vittime della strada, che non si stanca nella sua azione di educazione alla prevenzione, a vasto raggio, di richiamare al rispetto delle norme del Codice. “Quando ci si mette in strada, da pedoni ma ancor più quando si guida un mezzo a motore, non sono consentite distrazioni di sorta, in special modo con i telefonini, dalla messaggistica alla gestione del navigatore. Ancora molti conducenti si permettono troppe libertà che si trasformano in situazioni di grave pericolosità per tutti”.
È il caso di ricordare che l’uso del cellulare mentre si guida è punito con il ritiro della patente da 15 giorni a due mesi, con appesantimento delle sanzioni in caso di recidività.
“Metter testa alla strada” alla strada è la parola d’ordine rilanciata in ogni occasione per ACI dal campione mondiale di motociclismo Giacomo Agostini.
In materia di sicurezza stradale ha fatto sensazione quanto pubblicato sul “Corriere della Sera” da Alessio Ribaudo sull’intenzione del governo di eliminare tre autovelox su quattro fra quelli disposti oggi in Italia.
E Federico Fubini, editorialista del “Corriere”, ha scritto in una sua newsletter su “Whatever it takes” che in Italia “viviamo un’ecatombe quotidiana nel traffico” e tuttavia “si possono rimuovere tre quarti degli autovelox in grado di limitarla nell’indifferenza e quasi nel sollievo generale: rischieremo meno multe!”. Sconfortata la conclusione di Fubini: “Non saprei definire un fenomeno del genere se non come populismo stradale (ma anche le forze di opposizione, quando erano al governo, non sembrano aver fatto lontanamente abbastanza per affrontare il problema)”. Significativo peraltro il titolo del commento di Fubini: “Strage nelle strade, Italia tra i peggiori. Ma noi togliamo gli autovelox (e nessuno se ne cura)”.
Il presidente dell’ACI di Bergamo e della Lombardia, Valerio Bettoni è intenzionato a proseguire nel solco tracciato da “Mobilità Sicura”, con la quale l’ACI è stata molto attiva sul territorio. “Intanto continueremo l’azione in campo educativo e preventivo, in particolare nelle scuole, dove da anni siamo presenti, soprattutto fra gli studenti delle superiori in area di patente. Vogliamo inoltre intensificare l’informazione a vasto raggio con il coinvolgimento di specialisti e addetti ai lavori, per far passare il messaggio decisivo: che è quello di metterci testa”.


