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“Pedagogia della speranza”, il programma Gamec 2026 è un omaggio al Paulo Freire

Tra le attività in calendario: due mostre di artiste internazionali allo Spazio Zero sul tema della marginalità, un talk sul tema dell’intelligenza artificiale e l’installazione del collettivo Fosbury Architecture

L’educazione come pratica di libertà, la collettività come strumento per sviluppare il pensiero critico e il confronto come mezzo per comprendere la realtà contemporanea: questo sarà il filo conduttore di “Pedagogia della speranza”, la nuovaprogrammazione della Gamec per il 2026. Un ampio public program,ispirato al lascito teorico di Paulo Freire, integrerà, durante tutto l’anno, pedagogia, arte e cultura tecnico-scientifica proponendo incontri, seminari, tavole rotonde, mostre e workshop.

Dopo il biennio 2024-2025 dedicato all’esplorazione di nuovi format nel campo della produzione culturale e della valorizzazione del patrimonio artistico con ‘Pensare come una montagna’ e ‘Galassia’, Gamec proseguirà questo percorso di sperimentazione propedeutico all’apertura della nuova sede del museo, concentrando l’intera programmazione sul tema dell’educazione, terzo settore strategico dell’attività museale.

“Dopo l’esperienza di ‘Pensare come una montagna’, che ci ha condotti oltre le mura del museo e a stretto contatto con le comunità del territorio bergamasco, con ‘Pedagogia della Speranza’ la programmazione del 2026 pone al centro l’educazione, riconoscendola quale ambito prioritario di impegno istituzionale. Sarà una riflessione costruita insieme alle realtà culturali, formative, imprenditoriali e civiche con cui abbiamo consolidato un dialogo proficuo: un tessuto di relazioni che intendiamo rafforzare e che oggi ci consente di immaginare il museo come uno spazio di apprendimento condiviso, aperto e partecipato” ha affermato Simona Bonaldi, presidente di Gamec.

Il nuovo percorso si articolerà in tre macro-aree, ciascuna pensata come ambito di ricerca e confronto specifico: la prima sarà dedicata alle nuove tecnologie, alle implicazioni dell’intelligenza artificiale e all’analisi del funzionamento algoritmico degli strumenti che utilizziamo quotidianamente, con l’obiettivo di costruire una piattaforma di confronto in grado di alimentare un pensiero critico e di immaginare un uso della tecnologia più consapevole, etico e responsabile, che non generi sfruttamento, ma relazioni e partecipazione.

La seconda si svilupperà attraverso una serie di appuntamenti dedicati al concetto di marginalità. Ispirandosi all’esperienza diretta di Paulo Freire, che nel Brasile degli anni Sessanta coinvolse nei programmi di alfabetizzazione le persone allora meno rappresentate e politicamente meno ascoltate, questo percorso di ricerca intende esplorare le voci marginalizzate non come realtà da includere in modo simbolico, ma come portatrici di esperienze e saperi capaci di mettere in discussione, trasformare i canoni tradizionali e immaginare una cultura resistente.

La terza area approfondisce le esperienze artistiche che intrecciano la pratica creativa con una riflessione pedagogica, esplorando modalità non convenzionali di educare e di costruire un sapere condiviso e consapevole. L’attenzione è focalizzata su alcune realtà che mettono in atto un fare arte capace di produrre effetti sulla realtà sociale, guardando agli spettatori come partecipanti attivi e
costruttori di significato.

“Cosa significa davvero educare? E come si educa in un tempo che ci forma già, spesso senza che ne siamo consapevoli? Pedagogia della Speranza nasce da questi interrogativi, che per noi non sono retorici, ma toccano il senso stesso di ciò che un museo può essere oggi: non solo luogo di trasmissione del sapere, ma spazio in cui si apprende insieme, ripensando ruoli, linguaggi e direzioni della conoscenza – ha spiegato Lorenzo Giusti, direttore di Gamec-. L’arte interviene su queste domande non offrendo risposte definitive, ma attivando pratiche che le mantengono vive, le approfondiscono e le rilanciano, lasciando aperto lo spazio per immaginare, insieme, futuri possibili e condivisi”.

Fulcro del programma sarà il public program interdisciplinare, strutturato in incontri mensili pensati per creare occasioni di indagine, approfondimento e dialogo. Il palinsesto, che verrà comunicato successivamente, comprenderà interventi di esperti in ambito pedagogico, presentazioni e analisi di case studies con rappresentanti di istituzioni museali internazionali e artisti impegnati nell’integrazione tra ricerca e pratica educativa, oltre a workshop dedicati alla sperimentazione di nuove metodologie e al consolidamento di relazioni con il territorio.

Tra gli appuntamenti in calendario figurano la mostra di Ana Silva, inaugurata nella mattinata di martedì 24 febbraio; l’esposizione di Selma Selman; il laboratorio di sperimentazione pedagogica del collettivo Fosbury Architecture, che prenderà avvio durante l’estate al Palazzo della Ragione; il nuovo format di Radio Gamec dedicato ai dialoghi sulle pratiche educative contemporanee e sulle nuove metodologie; e infine il talk del 1° marzo con Telmo Pievani e Juan Carlos De Martin.

A sostegno delle iniziative proposte ci sono realtà locali, nazionali e internazionali attive nell’educazione, come Fondazione Dalmine e BergamoScienza, che operano in diversi ambiti da quello museale a quello tecnico-scientifico. Queste collaborazioni sono il motore del programma, contribuendo a diffondere conoscenze e costruire cittadinanza attiva. “La collaborazione con soggetti ed enti del territorio, oltre che di livello nazionale e internazionale, facilita l’apertura verso nuovi segmenti di pubblico e rientra nello sforzo del museo di farsi attrattore delle tante spinte culturali presenti in città, con una rete di relazioni ben visibile” ha dichiarato  Sergio Gandi, assessore alla cultura del Comune di Bergamo.


Gli appuntamenti in bacheca:

Due mostre di artiste internazionali allo Spazio Zero 

Dal 25 febbraio al 6 settembre la mostra dell’artista angolana-portoghese Ana Silva 

Eau, il progetto di Ana Silva, si confronta con una delle crisi più gravi del nostro tempo: l’accesso all’acqua potabile. Il progetto, realizzato per lo Spazio Zero della Gamec, nasce in collaborazione con una rete di ricamatrici locali, invitate dall’artista a intervenire su alcune sue opere tessili. Nella produzione dei suoi lavori, Silva affida in una prima fase i soggetti da lei ideati e disegnati a ricamatori angolani — solo agli uomini, infatti, è consentito utilizzare la macchina da cucire in Angola —, per poi ultimare lei stessa le opere aggiungendo a mano decorazioni, glitter e paillettes. Il linguaggio del ricamo — tradizionalmente associato alla cura, alla memoria e alla resistenza — è utilizzato da Ana Silva per denunciare con delicatezza la carenza di acqua e per rendere visibile una realtà in cui questa non rappresenta un diritto, ma un privilegio. Ogni punto testimonia silenziosamente un bisogno fondamentale negato, sottolineando il contrasto tra il gesto delicato del ricamo e la drammaticità del tema. Lo spazio espositivo si trasforma così in un luogo di indagine, dove pratica tessile, ricerca sociale e ambientale si intrecciano, in una rilettura politica del quotidiano.

Dal 1 ottobre al 24 gennaio sarà allestito il progetto site-specific dell’artista e attivista bosniaco-erzegovina, di origini romanì, Selma Selman

Il progetto di Selma Selman si svilupperà in continuità con la ricerca dell’artista, che si ispira a esperienze personali e familiari per indagare l’identità, le gerarchie sociali e i conflitti tra diverse forme di conoscenza, rivelando le discrepanze tra narrazioni ufficiali e saperi orali. Per Selman, l’arte rappresenta una forma di resistenza e condivisione. Il suo lavoro si fonda sul principio di learn to unlearn (imparare a disimparare) per aprire nuovi orizzonti di comprensione e creare spazi in cui sperimentare modi alternativi di conoscere. L’educazione rappresenta inoltre per l’artista uno strumento di emancipazione e autodeterminazione, anche in contesti patriarcali come quello della sua comunità d’origine, che l’ha portata nel 2017 a istituire la fondazione Get the Heck to School, attraverso cui sostiene economicamente bambine romanì per consentire loro di completare la scuola primaria.


Talk e Workshop – domenica 1 marzo

Alle 10:00 con il workshop EmpowerED

Esercizi di disapprendimento decoloniale condotto negli spazi della GAMeC da Marie Moïse, docente di Comunicazione interculturale alla John Cabot University di Roma. Il laboratorio affronta il tema delle discriminazioni sistemiche nei contesti educativi, dal razzismo presente nei programmi didattici alle microaggressioni di genere che attraversano le relazioni quotidiane.
Al centro vi sono le pratiche di insegnamento dell’antirazzismo, della giustizia di genere e del pensiero critico, così come la messa in discussione del ruolo della bianchezza e della presunta neutralità nella relazione pedagogica.
Dalla A di affirmative actions alla V di vittimizzazione secondaria, passando per decolonizzazione, posizionamento e privilegio, saranno analizzati alcuni dei termini più importanti da conoscere per esplorare le pedagogie decoloniali e fornire gli strumenti di base necessari al
contrasto delle discriminazioni. Il confronto partecipato sui lemmi del glossario si tradurrà nell’immaginare pratiche volte a contrastare le discriminazioni e a coinvolgere attivamente i/le partecipanti nel processo di apprendimento. Il laboratorio nasce dal toolkit EmpowerED scritto da Marie Moïse e Ndack Mbaye, in collaborazione con l’ONG ACRA e la casa editrice Capovolte.

Alle 18:00 il talk all’auditorium in Piazza Libertà di Telmo Pievani, presidente del Comitato Scientifico di BergamoScienza, e Juan Carlos De Martin, curatore scientifico di Biennale Tecnologia e professore ordinario di Ingegneria informatica al Politecnico di Torino.

Si confronteranno sul futuro dell’educazione in relazione alle nuove tecnologie e all’intelligenza artificiale in occasione del talk Chi educa chi nell’era dell’Al? L’incontro, promosso in collaborazione con BergamoScienza, è dedicato all’intelligenza artificiale, che sta ridisegnando i confini della conoscenza e la cui diffusione e controllo mettono in luce profonde asimmetrie di potere. Il rischio è che questa tecnologia finisca per amplificare ciò che Paulo Freire definiva “educazione depositaria”, un sistema in cui gli individui ricevono risposte preconfezionate da macchine che riflettono i valori e gli interessi di chi le possiede. In questo contesto, il dibattito si concentra sulla possibilità di trasformare gli algoritmi in strumenti di emancipazione e libertà, sul tema dell’inclusione delle oltre due miliardi di persone che vivono ancora offline e sul ruolo dell’educazione nel restituire alle comunità il controllo della tecnologia, anziché subirlo.


Il laboratorio del collettivoFosbury Architecture

In estate il Palazzo della Ragione di Bergamo accoglierà un’installazione site-specific di Fosbury Architecture, collettivo il cui lavoro — che spazia dal riuso di edifici esistenti alle installazioni temporanee, dalla progettazione di mostre a progetti editoriali, fino ad attività curatoriali e a programmi educativi — mira ad ampliare i confini dell’architettura attraverso un approccio multidisciplinare e a ripensarne i processi di produzione in risposta alle sfide contemporanee.

L’intervento trasformerà gli ambienti solitamente destinati alle mostre in uno spazio modulabile, pensato per accogliere pubblici eterogenei e per adattarsi alle diverse attività culturali che caratterizzeranno la programmazione del prossimo anno; non un semplice display espositivo, ma una piattaforma attiva che inviterà a riflettere sull’educazione come dispositivo di relazione.

La Sala delle Capriate assumerà dunque un ruolo al contempo simbolico e operativo, configurandosi come un laboratorio permanente di sperimentazione, co-apprendimento e ricerca, in cui quotidianamente convivranno pratiche artistiche, educative e civiche.


Radio Gamec

Contemporaneamente proseguirà l’attività di Radio Gamec, con una nuova piattaforma dedicata all’educazione. Attraverso le voci di artiste, artisti, ricercatori e professionisti nel settore della formazione, la radio proporrà narrazioni e dialoghi sulle pratiche artistiche ed educative contemporanee, confermandosi un luogo di approfondimento e confronto, aperto a nuove prospettive.

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