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Fondo abitare, obiettivo centrato a metà: più di 200 domande, ma solo 40 giovani trovano casa

I numeri della 1ª edizione del piano per attrarre gli under 35 a Bergamo: a giorni la pubblicazione del bando 2026, dove è stata alzata la fascia di reddito più alta per ricevere un contributo. Carnevali: “Serve rendere più sostenibile il canone di affitto concordato”

Bergamo. Le città italiane corrono sempre più il rischio di diventare luoghi pensati per turisti e non per chi ci abita. A Bergamo, il Fondo abitare under 35 vorrebbe invertire questa tendenza attraendo giovani e accompagnandoli verso l’indipendenza abitativa. Parte fondamentale delle politiche per la casa dell’amministrazione Carnevali, la prima edizione del bando sembrerebbe aver raggiunto a metà il suo obiettivo. Se è vero che sono state più di 200 le domande presentate, viva dimostrazione del bisogno abitativo delle nuove generazioni, solo 40 di queste, tra paletti procedurali e difficoltà nel trovare un canone concordato alla portata, si sono concluse con la firma di un contratto d’affitto e con l’emancipazione di un giovane neoresidente.

Misura triennale ideata dalla Giunta Carnevali, il Fondo offre contributi economici – con importi mensili tra 150 e 200 euro modulati in base all’Isee – per contratti a canone concordato sul territorio comunale sottoscritti da giovani sotto i 35 anni di età. Delle 213 domande presentate per l’edizione 2025, solamente 94 rispettavano tutti i requisiti richiesti dal bando. Di queste, solo 40 sono arrivate fino all’effettiva sottoscrizione di un contratto, mentre le altre 54 non sono state finanziate perché il giovane richiedente non ha presentato un contratto di locazione. In sostanza, il 56% dei giovani non è riuscito a trovare una casa alla portata della sua disponibilità economica.

Secondo l’amministrazione i dati confermano che la direzione presa è quella giusta. “La quantità di domande – sottolinea la sindaca Elena Carnevali – conferma che il bisogno di autonomia abitativa è concreto. Nel bando i giovani hanno intravisto la possibilità di un percorso verso una stabilità abitativa. Ora l’obiettivo è rendere più sostenibile il canone di affitto concordato in città: dobbiamo conquistare la fiducia dei proprietari di immobili, convincerli che il Comune può essere un’istituzione a cui affidarsi per la sottoscrizione di un contratto d’affitto. La sopravvivenza del nostro tessuto sociale dipende anche dalla capacità della città di essere attrattiva per le nuove generazioni”.

“A livello europeo, i giovani italiani sono quelli che lasciano la casa familiare più tardi – ricorda Claudia Lenzini, assessora alle Politiche della Casa -. Con la prima edizione del bando abbiamo rilevato criticità nell’offerta, siamo riusciti a soddisfare poco meno della metà delle domande ammissibili. Il canone concordato è uno strumento che consente di calmierare i prezzi del libero mercato: per il 2026 l’obiettivo rimane arrivare alla sottoscrizione di 100 contratti”.

fondo abitare under 35La presentazione del nuovo bando in Comune

Il report del bando 2025

L’analisi demografica delle domande inoltrate conferma una prevalenza di nuclei da una sola persona (il 62%), rispetto alle coppie (22%) e ai nuclei con tre o più persone (16%). Un dato che diventa ancora più evidente se si considerano solamente le domande accolte: la percentuale dei giovani che da soli si prendono carico di un affitto arriva al 77%, mentre gli altri nuclei scendono rispettivamente al 18% e al 5%. La distribuzione di genere tra i richiedenti risulta sostanzialmente equilibrata: in valori assoluti, sulle 213 domande, 113 sono state presentate da maschi (53%) e 100 da femmine (47%).

Interessante il profilo occupazionale dei richiedenti, che mostra una netta prevalenza di impiego stabile. Il 38% delle domande afferisce a un giovane con un contratto a tempo indeterminato, il 20% ha un contratto a tempo determinato, mentre lavoratori autonomi con partita Iva rappresentano il 10% e il 32% dei richiedenti possiede un contratto di altra forma (parasubordinati, apprendistati, contratti di somministrazione e collaborazioni). La prevalenza diventa decisamente più evidente con riferimento alle domande accolte: il tempo indeterminato diventa praticamente necessario (75%), mentre contratti a termine e partite Iva scendono a 15% e 10%.

L’analisi economica evidenzia una forte correlazione tra la fragilità occupazionale rilevata (21% di “altro/non specificato”) e l’esito delle domande. Il 34% dei richiedenti dichiara un reddito inferiore ai 15 mila euro, la soglia identificata come “non ammissibile” per la sostenibilità della locazione prevista dal bando. La distribuzione delle fasce di reddito nelle domande pervenute è la seguente: 42% tra i 15 mila e i 25 mila euro, il nucleo principale dei beneficiari; 16% nella fascia tra i 25 mila e i 32.500 euro; 5% nella fascia sopra i 32.500 euro. Il restante 4% si situa nella fascia, non ammissibile, sopra i 40 mila euro di reddito.

La misura ha intercettato una quota del 20% di giovani con meno di 25 anni e un corposo 55% di età compresa tra 25 e 35 anni. La grande esigenza abitativa in città è però attestata anche dai dati sulle persone con più di 35 anni di età che hanno comunque inviato domanda per entrare nel Fondo: il 20% del totale, più di 20 domande, sono state consegnate da persone nella fascia 36-44 anni, mentre il 5% (poco più di 10) da uomini e donne con più di 45 anni.

Il bando 2026

Dopo il passaggio in Giunta per l’approvazione formale, nei prossimi giorni sarà pubblicato il bando per il 2026. La previsione massima di spesa dell’amministrazione rimane intorno ai 240 mila euro l’anno se venissero sottoscritti 100 contratti, cifra che si somma ai contributi assegnati alle 40 domande che hanno avuto successo nell’edizione 2025. I destinatari rimangono gli stessi: alla data di presentazione della domanda il richiedente non deve aver ancora compiuto i 35 anni, non risultare residente a Bergamo e, se già iscritto all’anagrafe di Palafrizzoni, non deve abitare nell’appartamento per il quale viene presentata domanda.

I requisiti di ammissibilità sono: la cittadinanza italiana, di uno Stato membro dell’Unione Europea o essere cittadini extracomunitari titolari di un valido titolo di soggiorno; la titolarità di un contratto di locazione a uso abitativo a canone concordato di un’unità immobiliare nel territorio cittadino; la sussistenza di un rapporto di lavoro: subordinato, autonomo o parasubordinato; l’assenza di rapporti di parentela entro il terzo grado tra richiedente del contributo e proprietario dell’appartamento; non essere proprietari formalmente di un alloggio a Bergamo o in provincia.

Le novità, rispetto all’edizione 2025, riguardano quattro punti. Per il requisito di residenza è stato allungato da 30 a 60 giorni (decorrenti dalla data di sottoscrizione del contratto di locazione) il termine per l’obbligo di presentare la richiesta di cambio di residenza. Per il reddito il limite massimo Isee è aumentato da 35 mila a 40 mila euro: non è più prevista la possibilità di considerare il reddito netto del nucleo familiare, nel caso i richiedenti escano dal nucleo familiare originario per formarne uno nuovo, la verifica del del reddito sarà effettuata solo dopo che il richiedente avrà trasferito la residenza nel nuovo alloggio. Per la determinazione del contributo, nella fascia di contributo più bassa (150 euro) il valore Isee massimo è stato aumentato da 35 mila a 40 mila euro e, infine, il termine di presentazione delle domande è stato anticipato al 30 novembre 2026, con invio di contratti, registrazioni e attestazioni entro il 31 dicembre.

“Il criterio del reddito – precisa l’assessora Lenzini – è stato alzato perchè nei quartieri centrali della città i patti territoriali prevedono canoni alti, sostenibili solamente per una certa categoria di giovani”. Dal 1° febbraio è sul territorio comunale si applica un nuovo Accordo territoriale per i contratti a canone concordato: il documento, firmato lo scorso novembre nella sede di Appe Confedilizia Bergamo, sostituisce il patto più datato precedente in vigore, risalente al 2017.

Rimane tuttavia in vigore anche il secondo Accordo, attivo nel 2024, nonostante l’annunciata volontà dell’amministrazione di arrivare alla sottoscrizione di un unico patto territoriale. “La diversa zonizzazione prevista dagli accordi causa disorientamento nei fruitori – continua Lenzini -. Lavoriamo per arrivare a un unico patto, ma con le associazioni di categoria manca visione comune su alcuni temi”. Una riunione di aggiornamento tra le parti è in programma il prossimo 6 marzo. “L’accordo del 2017 è stato aggiornato perchè la suddivisione in zone non era più attuale – precisa l’assessora -. Nel prossimo incontro cercheremo nuovamente di capire la fattibilità dell’unione dei due patti: proporremo una nuova zonizzazione basata sul nuovo Pgt”.

“È evidente – sentenzia Carnevali – che entri in gioco anche il tema dei contratti di lavoro non adeguati. Gli stipendi in Italia sono ben al di sotto delle medie europee, un divario che non può essere colmato da una politica pubblica dell’amministrazione che ha invece il compito di trovare un punto di equilibrio tra il sostegno ai giovani nella locazione e le esigenze dei proprietari. Siamo al lavoro per realizzare un fondo di garanzia che possa incentivare i locatori a dare i loro appartamenti in affitto, ad esempio con forme di assicurazione in caso di manomissione dell’alloggio”. “Rimaniamo in attesa – conclude la sindaca – delle risorse del piano casa nazionale annunciato dal governo: al momento non abbiamo ancora notizie nè di quando nè di come”.

fondo abitare under 35La sindaca Carnevali interviene durante la presentazione del nuovo bando

Le fasce Isee

L’erogazione del contributo è modulata in base ai valori dell’Isee corrente del nucleo familiare secondo tre diverse fasce. Nella prima, tra 12 e 20 mila euro Isee, il contributo è di 200 euro al mese per un totale di 7.200 euro spalmati nei tre anni. Nella seconda – sopra i 20 mila e fino a 27.500 euro di valore Isee – saranno assegnati 180 euro al mese per un totale triennale di 6.480 euro, mentre nella terza – da 27.500,01 al limite massimo di 40 mila euro  inclusi – saranno dati 150 euro mensili (5.400 euro nei tre anni).