La pellicola
|“Dove siamo?”, allo Schermo Bianco un film sull’autismo oltre gli stereotipi
Mercoledì 25 febbraio a Daste la regista Emma Onesti presenta il suo documentario, una delicata osservazione del fratellino con disturbo autistico e della vicina rete di relazioni familiari, in dialogo con il pubblico, insieme a rappresentanti di Archivio Cinescatti, Associazione Spazio Autismo e Officine Tantemani
Bergamo. “Un’osservazione che impara a diventare partecipazione, cercando di capire come viva, al di là della retorica, un gruppo di persone che convive quotidianamente con le neurodiversità”. Osservazione e partecipazione, oltre gli stereotipi, che, come spiega la regista, sono i punti focali di “Dove siamo?”, film documentario di Emma Onesti, che viene presentato mercoledì 25 febbraio (ore 20.45) allo Schermo Bianco di Daste. Ad assistere alla proiezione, e a dialogare con regista e pubblico, ci saranno diversi ospiti d’eccezione: Giulia Castelletti di Archivio Cinescatti di Lab 80 film, archivio regionale del film di famiglia; Maria Carla Marchesi e Tino Manzoni, referente scientifica e Presidente dell’Associazione Spazio Autismo, e Davide Pansera, coordinatore di Officine Tantemani, serigrafia sociale di Cooperativa San Vincenzo, alle cui attività partecipano anche ragazze e ragazzi con disturbi autistici.
Premiato al 34° Filmmaker Festival, il film è una delicata ed intelligente osservazione del fratellino con disturbo autistico della regista, che amplia il proprio sguardo anche al resto della famiglia, mostrando la quotidianità di un gruppo di persone che convive ogni giorno con le neurodiversità.
“Il documentario nasce dallo studio per la mia tesi di laurea magistrale sulla rappresentazione della neurodiversità nel cinema italiano – spiega la regista, che sarà presente in sala – . Nei film che ho analizzato, l’autismo è spesso visto come una malattia da curare o un superpotere ‘alla Rain Man’, due definizioni che non rispecchiano la realtà quotidiana che ho incontrato personalmente. La realizzazione del film mi ha permesso di intraprendere un percorso di avvicinamento alla questione, tentando di comprendere delle dinamiche di una parte della famiglia (quella del secondo matrimonio di mio padre) che non era del tutto mia e che volevo indagare”. Un lavoro che sfocia nella realizzazione del documentario, la cui proiezione è parte di un progetto di Associazione Filmmaker, realizzato col sostegno di MIC Ministero della Cultura e SIAE, nell’ambito del programma “Per chi crea”, alla scoperta di nuovi talenti ed alla loro promozione, con la diffusione delle loro opere sul territorio nazionale.
Emma Onesti mostra la rete di relazioni e di rapporti che intercorrono tra le persone (“che credo sia l’unica cosa che il cinema può filmare”), immergendosi nella quotidianità. “Il mio è un film familiare dove anche la macchina da presa non è a servizio di momenti felici preparati come negli home movies tradizionali, ma diventa uno strumento per gestire le distanze, le vicinanze, imbarazzi e piccole emozioni quotidiane che tutti noi affrontiamo ogni giorno, in relazioni più o meno delicate e importanti”.
La regista presenta un film di famiglia che riflette anche sulla rappresentazione della neurodiversità nel campo dell’audiovisivo, andando oltre gli stereotipi, immergendosi nel quotidiano di una famiglia, capace di ironia, in cui Simone, il fratello, è fulcro di attenzioni ed organizzazione. Simone che guarda, non parla e si muove nello spazio con i suoi ritmi. Uno sguardo profondo ed imperscrutabile, che incontra e si sovrappone a quello della macchina da presa, in un continuo rovesciamento di prospettive. Macchina da presa che tenta di comprendere il ragazzino, interagendo senza giudizio ed osservandolo interagire con gli altri. Un’interazione di Simone con la videocamera che viene mostrata chiaramente all’interno del film: “ho voluto mantenere questo scambio, soprattutto con lo sguardo diretto all’obiettivo, perché è il suo modo di comunicare con me e con la macchina da presa, che diventa quindi uno dei protagonisti del film, rappresentando un tipo di comunicazione diversa dal solito”.
Un’interazione che, inevitabilmente, richiama anche il pubblico, come l’esplicita domanda nel titolo. “Un invito collettivo a riflettere sulla propria posizione qui ed ora, anche e soprattutto come spettatori, rispetto alle immagini che vediamo e a come ci relazioniamo con esse – conclude la regista – . Nella società di oggi siamo sempre proiettati nel futuro, bruciando un presente che poco spesso ci fermiamo ad osservare e provare a comprendere”.
Prenotazione consigliata. Per informazioni e acquisto online www.lab80.it. Costo ingresso: biglietto intero 6,50 euro; ridotto 4,50 euro per soci Lab 80, utenti Spazio Autismo e Spazio Tantemani; ridotto 5,50 euro per soci Ass. Spazio Autismo, over 65, under 27, soci ARCI, ACLI e Immaginare Orlando, abbonati Carrara Card e associati CNA.


