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|Referendum giustizia, aumentano gli avvocati per il No: “Preoccupazione enorme”
L’avvocato Federico Pedersoli: “Solidarietà ai magistrati che subiscono attacchi strumentali da alcuni dei più alti rappresentanti delle istituzioni”
“Moltissimi amici e colleghi hanno dichiarato pubblicamente che voteranno no al referendum del 22 e 23 marzo”. Così l’avvocato Federico Pedersoli, impegnato nel comitato bergamasco degli Avvocati per il no in vista della consultazione popolare, evidenzia l’aumento dei pareri contrari alla riforma della giustizia all’interno dell’avvocatura.
Nelle ultime settimane tanti legali del Foro di Bergamo – in attività e non – stanno prendendo posizione indicando il proprio voto negativo. Fra loro spiccano parecchi nomi affermati e in base alle informazioni disponibili l’elenco è destinato a salire ulteriormente. L’avvocato Pedersoli spiega: “Un numero crescente di avvocati si è espresso per il no. Le motivazioni di ognuno possono avere sfumature differenti, ma tutti rigettano il progetto complessivo di questa legge rilevando gli evidenti rischi sul delicato tema dell’equilibrio tra i poteri dello Stato, fondamentale per il corretto funzionamento di una democrazia. In modo particolare, tra le principali criticità viene sottolineato l’indebolimento dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, in parallelo a un’invasione del potere politico su quello giudiziario. Come Avvocati per il No, siamo preoccupati del clima che i più alti rappresentanti delle istituzioni stanno determinando senza rispettare il monito del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella dopo che il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, aveva definito paramafioso il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm). Mi riferisco alla presidente del Consiglio, al vicepremier e al presidente del Senato, che sono stati protagonisti di attacchi smisurati, con toni offensivi e chiaramente strumentali alle ragioni del sì contro i magistrati ai quali va manifestata la nostra piena solidarietà come hanno fatto diversi consigli degli Ordini. Penso, per esempio, ad alcune affermazioni relative alla sentenza sul caso Sea Watch ma anche a certe reazioni su quanto è accaduto a Rogoredo nei giorni scorsi”.
Approfondendo i contenuti della riforma, l’avvocata Laura Rossoni, che ha aderito al comitato bergamasco degli Avvocati per il No, evidenzia: “Vorrei chiarire subito un punto: questo non è un referendum sulla separazione delle carriere. Quest’ultima è il paravento retorico dietro cui si nasconde la destrutturazione del governo autonomo della magistratura. La partita vera si gioca sull’indebolimento del Csm, e ci sono due pilastri che lo dimostrano in modo inequivocabile: il sorteggio e l’Alta Corte. Parliamo del sorteggio, perché qui si annida un inganno profondo. Ci dicono che serve a rompere le correnti, ma il risultato sarà un Csm fortemente diseguale. Da un lato avremo i magistrati, trasformati dal sorteggio in atomi isolati. Un magistrato estratto a sorte si troverà catapultato in un organo privo di visione comune con gli altri colleghi sorteggiati, dunque è meno responsabile rispetto allo svolgimento della delicata funzione costituzionale perché è lì esclusivamente per un colpo di fortuna o di sfortuna. Sarà un individuo solo, privato della forza che deriva dalla rappresentanza. Ma attenzione: mentre i magistrati saranno frammentati dal caso, la componente laica si muoverà secondo una logica opposta. I laici verranno estratti da una lista — e non sappiamo quanto sarà lunga perché viene tutto demandato a una successiva legge ordinaria — preventivamente votata dalla maggioranza parlamentare. Questo significa che i laici non saranno affatto atomi isolati ma saranno espressione di una precisa volontà politica, pronti a muoversi in modo compatto e coordinato. Ecco, dunque, la disparità: un gruppo di magistrati scelti dalla sorte, senza guida e senza coalizione, si troverà di fronte a un blocco laico coeso, forte di una legittimazione politica. È un meccanismo che sposta l’asse del governo autonomo verso un controllo politico di fatto, rendendo la magistratura un potere più debole”.
“Il secondo pilastro della riforma – prosegue l’avvocata Rossoni – è l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. Qui assistiamo a un paradosso. Si sbandiera la separazione delle carriere nei tribunali, ma poi si riuniscono magicamente le carriere proprio nell’organo che deve giudicarle. Oggi la sezione disciplinare è un’articolazione interna al Csm, che garantisce l’autogoverno sotto la presidenza del Presidente della Repubblica. Domani avremo un tribunale esterno che riunisce sotto lo stesso tetto disciplinare giudici e pm e laici selezionati sempre da una lista preconfezionata dalla maggioranza parlamentare (nota non marginale, il Presidente sarà scelto tra i laici). È un controsenso logico e giuridico. Ma c’è di più. Se guardiamo ai numeri, oggi il sistema disciplinare funziona: le pronunce di responsabilità e le sanzioni, anche gravi quali la rimozione o la sospensione sono numerose e costanti. Non c’è alcun vuoto di impunità da colmare. L’istituzione dell’Alta Corte è finalizzata a qualcos’altro: serve, a nostro parere, a creare una pressione. Un magistrato che sa di dover essere giudicato da un’Alta Corte sensibile agli umori della politica — perché esterna al circuito dell’autogoverno — perderà inevitabilmente la sua serenità interpretativa. Come avvocato, la mia preoccupazione è enorme. Se il giudice teme il disciplinare politico, smetterà di essere un giudice indipendente per rischiare di diventare un funzionario prudente. Da avvocato del no, dico che questa non è una riforma per i cittadini, non viene infatti toccato alcuno dei problemi che riguardano la lentezza dei processi o gli organici degli uffici, ma una riforma contro l’indipendenza della magistratura”.

L’avvocato Rocco Gargano, altra voce degli Avvocati per il No, annota: “I sostenitori del sì in genere parlano di questo referendum come se fosse una questione puramente tecnica, invece ha una natura prettamente politica. Il provvedimento su cui i cittadini sono chiamati a esprimersi, infatti, non proviene da un ufficio tecnico ma dal Parlamento. Lo scopo è quello di ridurre i contrappesi che il legislatore costituente ha stabilito per salvaguardare l’equilibrio fra i diversi poteri dello Stato che è alla base del funzionamento di una democrazia. Si evince chiaramente la volontà di indebolire il potere giudiziario e di rafforzare quello esecutivo, mentre quello legislativo è già stato ridimensionato considerando che il Parlamento è diventato un votificio. Il testo della legge è stato approvato esattamente com’era arrivato alle camere, senza che venisse apportata alcuna modifica ed è la prima volta che accade una situazione di questo tipo. Era già stato deciso che il testo dovesse essere quello ed è rimasto tale. Allargando lo sguardo, possiamo renderci conto che non siamo di fronte a un fenomeno isolato, perché in tutti i Paesi la destra mira a rafforzare il potere esecutivo in quanto espressione della volontà del popolo sovrano, cercando di indebolire o rimuovere i contrappesi che possono esserne un ostacolo. I suoi esponenti pensano di poter fare tutto perché sono stati votati e in quest’ottica i magistrati non devono controllare il loro operato”.
“Inoltre – continua l’avvocato Gargano – va considerato che questa riforma si inserisce in un disegno più ampio che include il premierato e altre proposte, come quella formulata il mese scorso da Antonio Tajani, che ha ipotizzato l’apertura di un dibattito sulla possibilità di togliere la polizia giudiziaria dal controllo diretto dei magistrati (Pm). L’obiettivo discusso è modificare l’attuale assetto, che prevede la subordinazione funzionale della Polizia Giudiziaria al potere giudiziario, per farla rispondere maggiormente al ministero. Nessuno sostiene che lo scenario che scaturisce da tutto ciò è il fascismo, ma una democratura, ossia una democrazia indebolita, dal carattere formale, come accade nell’Ungheria di Viktor Orbán”.
Anche l’avvocato Roberto Trussardi, che ha aderito al comitato bergamasco degli Avvocati per il No, osserva: “Questa riforma presenta varie criticità. Una di queste consiste nella pratica del sorteggio per l’elezione dei membri degli organi di governo della magistratura e dell’Alta Corte disciplinare. Il fatto che per i componenti togati sia previsto il sorteggio puro mentre per i laici quello vincolato pone dubbi su eventuali profili di incostituzionalità, così come l’impossibilità di impugnare le pronunce dell’Alta Corte disciplinare in altre sedi compresa la Cassazione. Significa che il magistrato che volesse impugnare una pronuncia dovrebbe presentarsi davanti a colleghi che fanno sempre parte dello stesso organismo e risulta difficile pensare che possano smentirli. Un altro monito riguarda più in generale la creazione dell’attuale Csm in tre organismi, ossia il Csm dei giudici, quello dei pm e l’Alta Corte disciplinare, perché in questo quadro i pubblici ministeri potrebbero trasformarsi in super-poliziotti o, nella peggiore delle ipotesi, in passacarte della polizia con differenti ripercussioni negative”.
“Spesso – specifica l’avvocato – si sente dire che il sorteggio toglierebbe potere alle correnti, ma questo è tutto da vedere. Va specificato, comunque, che una delle principali correnti associative della magistratura è Magistratura Indipendente che rappresenta l’area conservatrice, quindi sarebbe più vicina a una visione di centrodestra e non da quelle che da alcune parti vengono definite toghe rosse”.
Infine, l’avvocato Trussardi conclude: “Per le svariate motivazioni che abbiamo citato, molti avvocati si sono espressi per il No al referendum, anche indipendentemente dall’adesione al comitato degli Avvocati per il No. Va tenuto presente che le Camere Penali, sostenitrici del sì, rappresentano circa il 4,5% degli avvocati, quindi si tratta di una piccola parte: non tutti i legali sono su quella posizione, anzi il numero di chi è contrario a questa riforma e lo esplicita sta aumentando in maniera significativa”.
Tra gli avvocati del Foro di Bergamo che dichiarano che voteranno no al referendum sulla giustizia ci sono: Giovanna Agnelli, Ilaria Aiazzi, Andrea Alberti, Alessandra Antonelli, Mauro Angarano, Arianna Armati, Gloria Asero, Anna Bader, Attilio Baruffi, Stella Belotti, Manuela Benassi, Lorenzo Bertino, Marco Bresciani, Alessandro Bresmes, Francesca Carminati, Valentina Carnevale, Giuseppe Cattalini, Giulio Chiesa, Danilo Conti, Alessandro Corvino, Donatella Costantini, Fulvio De Lucia, Andrea Di Lascio, Chiara Frassoldati, Raffaella Galimberti, Sergio Gandi, Angelo Gargano, Laura Gargano, Rocco Gargano, Serena Gargano e Giovanni Ghio. Ancora, Stefano Gotti, Roberto Klobas, Linda Klobas, Andrea Leone d’Agata, Francesca Longhi, Gianluca Madonna, Francesco Mancin, Valentina Mattiozzi, Alessandro Mele, Franco Merelli, Federica Mologni, Paolo Moretti, Ottaviano Mussumeci, Alberto Nevola, Luciano Ongaro, Luca Pagani, Renata Paglia, Barbara Pezzini, Paolo Pezzoli, Ilaria Querzoli, Edmondo Raffaelli, Gabriele Rocchi, Massimo Rocchi, Stefano Rossi, Chiara Rota, Federica Santiani, Corrado Scamuzzi, Luca Salvioni, Carlo Simoncini, Ettore Tacchini, Federica Tucci e Stefania Botti.


