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Le Olimpiadi 2026 le più ricche di sempre per Bergamo: cinque medaglie, battuto il record di Parigi

Dai bronzi di Goggia e Conti fino all’argento di Tomasoni, con in mezzo il doppio podio di Moioli. Alla spedizione orobica a Milano Cortina è mancata solo la medaglia d’oro

Sedici giorni senza respiro. Impresa dopo impresa. Difficile immagazzinare tutto nella propria mente. Ogni giorno con il fiato sospeso, in attesa di emozioni imperiture. Ormai ci avevamo fatto l’abitudine, ora non facile da spezzare.

Con la Cerimonia di Chiusura all’Arena di Verona di domenica sera, si sono ufficialmente  chiusi i battenti sui Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Un’edizione da record per l’Italia: trenta medaglie, di cui dieci d’oro. Non era mai successo prima d’ora: battuto il primato di Lillehammer ‘94. A quel tempo i podi conquistati furono venti. Vero che oggi le discipline e le gare del programma a cinque cerchi sono aumentate, ma parliamo di numeri da grande potenza sportiva. E la posizione nel medagliere della spedizione azzurra lo certifica: quarti, alle spalle solo di sua Maestà d’Inverno, la Norvegia, degli Stati Uniti e dei Paesi Bassi (avanti a noi grazie a un argento in più ma con dieci medaglie in meno, ndr).

Un successo in tutto e per tutto. Inebriante e sbalorditivo. E Bergamo a questa festa vi ha partecipato da protagonista. Cinque medaglie: primato assoluto, sia invernale che estivo. Battuto il record di Parigi 2024, quando gli allori furono quattro. Dai bronzi di Sofia Goggia in discesa libera, e di Sara Conti nel team event di pattinaggio, fino all’argento di Federico Tomasoni nello ski cross. In mezzo il doppio podio di Michela Moioli nello snowboard cross. Sì, è mancato l’oro, ma parliamo di medaglie ricche di significato e intrinseche nel cuore e nella mente dei quattro ragazzi.

Goggia, sull’amata Olimpia delle Tofane di Cortina, pista dove ha già vinto quattro volte, è diventata la prima atleta femminile della storia dello sci alpino a salire sul podio in discesa libera per tre edizioni consecutive dei Giochi. Dopo l’oro storico di Pyeongchang e l’argento quasi miracoloso di Pechino, ecco un bronzo di valore, arpionato con le unghie. Scendere dopo il grave infortunio occorso a Lindsey Vonn non era semplice dal punto di vista emotivo, soprattutto sapendo come Sofia vive visceralmente certe situazioni.

Un su e giù di emozioni contrastanti nel giro di pochi giorni per la fuoriclasse di Astino: chissà per quanto tempo ripenserà alla gara del Super-G, quando, prima di sbilanciarsi uscendo dal tracciato, al secondo rilevamento era avanti di sette decimi al tempo della poi vincitrice Federica Brignone. In quel frangente Sofia pareva dominante come non si vedeva da tempo. La sua indole da “O la va o la spacca” stavolta non ha giocato a suo favore. Una delusione cocente, che non l’ha di certo fermata: in gigante, non più il suo pane da anni, nella prima manche ha sognato una nuova impresa, prima di fermarsi, dopo la seconda, a soli 25 centesimi dal podio. Per lei è sempre una questione da “Mola mia”.

Dalle Dolomiti alla Valtellina. Precisamente a Livigno. Sulla stessa pista, abbiamo assistito a due storie, entrambe provenienti dalla Val Seriana, che confermano quanto lo sport sia un’enciclopedia di vita da studiare e su cui riflettere.

A due giorni dalla gara individuale dello snowboard cross femminile Michela Moioli cade in allenamento scontrandosi con un’altra atleta, procurandosi un trauma facciale. Lo stordimento mentale della fuoriclasse di Alzano dura poco. Sa perfettamente quello che vuole: si riposa, le condizioni migliorarono e una volta in pista lotta a modo suo, tagliando il traguardo in terza posizione. La sua inafferrabile energia la trascinerà ulteriormente, due giorni dopo, verso la medaglia d’argento vinta con Lorenzo Sommariva nel gara a coppie.

Trascorre poco meno di una settimana e il destino offre al pubblico forse il racconto più toccante di tutta l’Olimpiade. Che ti tocca dentro. Federico Tomasoni, di Castione della Presolana, neanche un anno e mezzo fa ha perso la fidanzata Matilde Lorenzi, in seguito un incidente sulle piste da sci. Mai sul podio in carriera, la gemma più bella Tommaso se l’è regalata proprio quando contava maggiormente. E non è un caso: lui ci credeva, era convinto. Lo voleva per Matilde. Perché con lui c’era anche lei: un argento diviso per due.

Sara Conti, di Zanica, prima di Natale aveva subito un infortunio in allenamento, a poco più di un mese dalle gare olimpiche. Testa bassa e via al recupero. E lei, in coppia con Niccolò Macii, con cui in carriera ha già vinto due medaglie mondiali nelle coppie di artistico, a Milano Cortina ci va. E già al secondo giorno arriva il risultato più importante della sua vita: la medaglia di bronzo nel team event di pattinaggio di figura. E l’impronta bergamasca nel risultato, non è solo data dalla presenza di Sara. Infatti tutti i pattinatori azzurri della squadra, hanno nell’IceLab di via San Bernardino un training center di riferimento.

Cinque perle. Che non devono far dimenticare gli altri sei atleti orobici in gara. Per loro non sono arrivati allori, ma l’Olimpiade è sempre l’Olimpiade. Certo la medaglia è il pensiero fisso, ma non è il solo a contare. Ognuno si porta appresso la propria storia e sa solo lui cosa si cela dietro ogni prestazione personale. E qualora ci fosse delusione, per molti si tratta di una radice, un punto di partenza, da cui rifiorire.

Lo sa bene Rebecca Ghilardi, che nelle coppie di artistico, insieme a Filippo Ambrosini, è rimasta fuori dalla top 10 ma si è emozionata e ha fatto emozionare. Lo è per Alessandra Fumagalli: otto anni fa lo skeleton lo conosceva a malapena. Invece ora, dopo la stagione migliore della sua carriera, sogna grandi traguardi. Per Giovanni Ongaro, giovane sciatore di Clusone che per partecipare ai Giochi ha deciso di gareggiare per il Brasile, paese d’origine della madre. Per Edoardo Zorzi e Filippo Ferrari (ski cross e snowboard cross), che a Milano Cortina hanno visto i propri compagni di squadra gioire sul podio. Per Mattia Casse (piemontese ma residente a Chiuduno), che si è presentato alle sue prime Olimpiadi da veterano dello sci alpino. Senza dimenticarsi di Lorenzo Previtali (short track), uno dei più giovani della spedizione italiana e che a Milano ha svolto le prove generali in vista di un futuro che può essere tutto suo.

Ora spazio alla malinconia dei momenti vissuti, a ogni singola particella di emozione. Ma tranquilli, a Los Angeles 2028 non manca poi così tanto.