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Assegno unico, a Bergamo vale quasi 400 milioni. Misura in calo per la denatalità: “Risorse da rafforzare”
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Diminuiscono le famiglie e i figli che ricevono il contributo. Sonzogni (Cisl Bergamo): “Misura universale, si pensi ad aumentare la quota anche quando gli over 21 anni continuano a studiare”

Bergamo. Quasi 400 milioni di euro: 389 per l’esattezza, 4 in meno rispetto al 2024. È il valore dell’assegno unico per il 2025 nella Bergamasca, distribuito su 122.498 nuclei familiari e 200.995 figli, oltre il 90% dei potenziali aventi diritto. I numeri emergono da un’analisi della Cisl Bergamo sui dati forniti dall’Inps.

L’assegno dalla sua introduzione ha avuto un incremento del 6% dei nuclei beneficiari di almeno una mensilità: erano infatti 115.961 nel 2022. Tuttavia, registra una riduzione dei nuclei percipienti tra il 2024 e il 2025 di oltre 1.500 famiglie, con una nota di attenzione: mentre aumentano i nuclei con la presenza di almeno un figlio con disabilità di 214 unità, si riducono di 1.731 i nuclei in cui non è presente alcun figlio con tale condizione. Da notare che, rispetto al 2022, i nuclei con almeno un figlio con disabilità sono passati da 5.552 a 6.807, cioè sono aumentati di oltre il 23% e per il 2025 rappresentano il 5,6% del totale.

Rispetto alle caratteristiche delle famiglie, si è ridotta del 2% la componente media dei figli che è passata da 1,66 a 1,64 figli per nucleo. Questa riduzione evidenzia che i 200.995 figli che hanno beneficiato dell’Auu per il 2025 sono il 4% in più rispetto al 2022, ma 3.335 in meno rispetto allo scorso anno: come a livello nazionale e lombardo, il numero dei figli beneficiari si sta assottigliando. Nella composizione dei figli per età, l’84% è minorenne e il 16% ha tra 18 e 20 anni; è maggiorenne il 39% dei figli che presentano una disabilità, quota che comprende anche chi va oltre i 21 anni.

Gli importi percepiti per figlio sono diversi in relazione alla condizione di disabilità, per la quale l’assegno è di 249 a fronte di 167 di altre situazioni. È interessante rilevare che, in base alle classi Isee, la maggioranza è stata quasi stabilmente all’interno della prima fascia, quella fino a 17.498,51 euro, che garantisce di percepire il massimo dell’assegno: tale percentuale è stata sempre tra il 43 e il 42%, come lo scorso anno. Tra il 35 e il 34% sono invece i figli appartenenti a nuclei il cui Isee oscilla tra 17.227,34 e 45.939,56 euro; per 1 figlio su 4 la famiglia non ha presentato Isee o era parte di un nucleo con un Isee tale per cui la somma spettante è sempre stata quella minima. Da notare che, in presenza di almeno un figlio con disabilità, e anche per come viene determinato l’indicatore economico equivalente, la classe prevalente è quella più bassa, che nel 2025 interessava il 55% delle famiglie. In termini di importo di assegno percepito mensilmente, nel 2025, a chi apparteneva alla fascia più bassa di Isee sono stati riconosciuto 234 euro al mese per ogni figlio, a fronte di quanti hanno percepito mediamente 168 e 58 euro, perché appartenenti alle fasce Isee superiori.

“I dati Inps sul 2025, anche relativamente alla provincia di Bergamo, mettono in evidenza una riduzione dei nuclei beneficiari e dei figli interessati – sostiene Candida Sonzogni, segretaria provinciale della Cisl -. Dati anagrafici alla mano, il calo delle nascite comincia ad avere un impatto anche sull’Assegno Unico, a partire dalla componente dei minori. Altra questione è quella dell’importanza di procedere con le opportune comunicazioni all’Inps, affinché i figli continuino a percepire l’assegno anche quando divengono maggiorenni ma sono studenti o svolgono tirocinio o hanno un lavoro a basso reddito o sono disoccupati in cerca di lavoro: anche la mancanza di tali comunicazioni potrebbe avere compromesso la distribuzione delle risorse”.

“Sull’efficacia della misura – continua Sonzogni – possiamo dire che contribuisce al sostegno delle famiglie economicamente meno avvantaggiate, in particolare quelle povere (Isee inferiore a 5.742,44) e rivela una maggiore efficacia rispetto anche alle maggiorazioni previste nel vecchio reddito di cittadinanza. Restano aperte alcune questioni: l’assegno resta una semplice misura redistributiva o effettivamente è un incentivo alla natalità? In quale misura favorisce la partecipazione delle mamme al mercato del lavoro visto che oggi, secondo i dati Inps, a livello nazionale, solo il 5% delle risorse è impiegata nelle quote di maggiorazione destinate alle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano? Perché non pensare di incrementare la quota di assegno anche quando i figli over 21 anni continuano a studiare: sarebbe un incentivo a investire nella loro formazione e nella loro educazione. Perché non rivedere le restrizioni sugli stranieri non comunitari?”.

“L’assegno – conclude Sonzogni – è una misura universale che Cisl ha guardato da subito con attenzione, proprio per le sue caratteristiche e per la sua portata: va rafforzato a prescindere a maggior ragione se si evidenziano dei risparmi sulle risorse destinate”.