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Verso una digitalizzazione agricola pienamente operativa: il commento di Confai
R. Bell (Unsplash)

Bolis: “il mondo agricolo riconosce l’utilità del digitale, ma siamo ancora lontani da una piena integrazione dei dati nei processi decisionali”

La digitalizzazione dei dati agricoli rappresenta oggi uno degli snodi centrali per l’evoluzione del settore primario, ma resta ancora un potenziale solo parzialmente espresso. È quanto afferma Confai commentando i risultati dell’indagine presentata nel corso del convegno “La digitalizzazione dei dati agricoli come strumento di lavoro”, svoltosi  nell’ambito di Fieragricola e promosso dalla Rete IDEAGRI, con la collaborazione – tra gli altri – di CAI Agromec e AgroNotizie.
L’indagine conferma come le attività di digitalizzazione siano oggi prevalentemente concentrate nel Nord e nel Centro Italia, aree caratterizzate da un elevato livello di meccanizzazione agricola, dalla presenza di contoterzisti maggiormente strutturati e da una rilevante attenzione verso l’innovazione nei servizi. La tecnologia è dunque disponibile, ma non sempre utilizzata in modo continuativo e sistematico.
“Il dato più significativo che emerge dall’indagine – osserva Leonardo Bolis, presidente di Confai Bergamo e Confai Lombardia – è che il mondo agricolo riconosce ormai in modo diffuso l’utilità del digitale. Tuttavia, siamo ancora lontani da una piena integrazione dei dati nei processi decisionali. A questo proposito è necessario avere la consapevolezza che la digitalizzazione non può ridursi a una dotazione tecnologica: deve diventare uno strumento di lavoro quotidiano, capace di migliorare l’organizzazione aziendale, l’efficienza operativa e la competitività delle imprese”.
Il questionario evidenzia alcune criticità strutturali, tra cui la presenza di dati dispersi su piattaforme diverse e difficoltà nella condivisione delle informazioni lungo la filiera. Se da un lato il 78,5% degli agromeccanici intervistati dispone di macchine in grado di raccogliere dati, dall’altro solo il 41,3% dichiara di utilizzare queste informazioni come reale supporto alle decisioni operative, anche a causa di una domanda ancora limitata da parte di una percentuale importante della committenza agricola.
“Le imprese agromeccaniche sono già oggi tra i soggetti più avanzati nell’adozione delle tecnologie digitali – sottolinea Enzo Cattaneo, segretario provinciale di Confai Bergamo – ma il salto di qualità passa dalla capacità di trasformare i dati in valore. Questo richiede standard condivisi, maggiore interoperabilità tra i sistemi e, soprattutto, un cambiamento culturale che coinvolga anche le aziende agricole nel loro insieme, affinché il digitale venga percepito non come un costo aggiuntivo, ma come un investimento strategico“.
Secondo Confai, i risultati dell’indagine confermano la necessità di proseguire con decisione lungo il percorso della digitalizzazione, sostenendolo attraverso politiche pubbliche coerenti e una collaborazione sempre più stretta tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca, per fare in modo che l’innovazione tecnologica si traduca in benefici concreti per l’intero settore primario.