Lo scontro
|Affitti brevi e lunghi chiarimenti, ma le posizioni non trovano la giusta misura
Non si quietano le polemiche sul nuovo regolamento di Palazzo Frizzoni per case vacanze e B&B. Confedilizia e Fiaip tornano all’attacco: “Provvedimento ideologico”, la sindaca Carnevali: “Evitare squilibri che potrebbero compromettere l’autenticità di Città Alta”
Bergamo. Non è bastato il vertice convocato lo scorso 12 febbraio a Palazzo Frizzoni a rasserenare i rapporti tra il Comune e le associazioni di categoria dopo l’approvazione lo scorso novembre del nuovo Regolamento che pone un freno in città agli affitti brevi per scopo turistico.
Seguendo le linee guida già dettate da altri grandi centri della penisola, la Giunta Carnevali ha deciso di introdurre una serie di norme per regolamentare gli affitti turistici non alberghieri: 12 articoli che mirano a garantire standard minimi di qualità, sicurezza e accessibilità per case vacanze, alloggi in locazione breve e foresterie. Mercoledì 18 febbraio Confedilizia Bergamo, associazione di categoria di riferimento sul territorio per i proprietari di immobili, è tornata a esprimere, con toni aspri, la propria contrarietà, definendo il provvedimento “ideologico, privo di basi tecniche e gravemente lesivo dei diritti dei proprietari”.
“Nel confronto con l’amministrazione non abbiamo visto prove concrete che colleghino gli affitti brevi alla carenza abitativa – sostiene Lorella Ghilardi, presidente dell’associazione provinciale -. Non siamo arrivati a Palafrizzoni con i fucili in mano, ma dopo aver dato spazio al dibattito sentiamo il bisogno di ribadire fermamente la nostra posizione: il Comune ha approvato un regolamento senza presentare un solo dato a sostegno delle proprie scelte”. Secondo Ghilardi, nel processo che ha portato all’approvazione del documento sarebbe mancato un reale confronto: “Ci è stato chiesto di segnalare criticità quando le decisioni erano già state prese. Prima si decide, poi si cercano le giustificazioni. Così com’è scritto questo regolamento non risolve problemi, ne crea di nuovi”.
Palazzo Frizzoni ha scelto di replicare in modo ufficiale. Accanto all’assessora alle Politiche della Casa Claudia Lenzini, è intervenuta in prima persona anche la sindaca Elena Carnevali: “La nostra priorità è proteggere il settore del turismo, che negli ultimi 12 anni è diventato uno dei principali motori di sviluppo di Bergamo. Per difendere il patrimonio della città abbiamo ritenuto necessario mantenere autentica l’attrattività dei borghi storici e di Città Alta: proteggerne l’identità significa evitare squilibri che potrebbero comprometterne la qualità urbana e sociale”.
Il dato che il Comune rivendica riguarda il rapporto tra unità abitative e strutture extra-alberghiere: in Città Alta oggi si sfiora il 14%, prima del Covid si era sotto l’8%. “Un incremento rilevante che impone un’attenta valutazione”, sottolineano Carnevali e Lenzini, precisando che il tema dell’accessibilità non può essere soddisfatto solamente dal sistema alberghiero, ma deve “riguardare l’intera offerta turistica affinché la qualità del servizio sia adeguata alle aspettative e agli standard che la città si è data”.
Sulla stessa linea di Confedilizia si colloca anche Fiaip Bergamo, sezione provinciale della Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali. “L’amministrazione si è accorta tardivamente di alcune assurdità – sostiene Giuliano Olivati, presidente provinciale – e ha corretto l’impossibile requisito dei posti auto in centro storico, ammettendo anche convenzioni con parcheggi pubblici. Ma che senso ha questa imposizione? I turisti che arrivavano in auto, e non sono la maggioranza, utilizzavano già i silos, pagando di tasca propria. Ora il costo ricadrà sui proprietari e, di conseguenza, sui prezzi delle camere. Questo regolamento è di fatto una tagliola contro gli affitti turistici”.
Lorella Ghilardi e Giuliano OlivatiIntanto, lunedì 16 febbraio, la Camera di Commercio di Bergamo ha diffuso un’analisi delle iscrizioni degli ultimi cinque anni, evidenziando una profonda trasformazione dell’offerta turistica: cala il numero degli alberghi tradizionali, mentre crescono nettamente (+101%) le imprese di alloggio per vacanze e soggiorni di breve durata. “Una componente essenziale dell’offerta moderna – sottolinea Ghilardi -. Indebolire questo settore significa indebolire Bergamo”.
Sul piano normativo, in assenza di una legge regionale o nazionale specifica, il Comune di Bergamo non dispone di strumenti regolatori come quelli introdotti ad esempio in Toscana. “Ciò non significa rinunciare a governare un fenomeno la cui crescita selvaggia potrebbe compromettere l’attrattività della città – puntualizzano Carnevali e Lenzini -. Il Regolamento sugli affitti brevi non nasce da una scelta ideologica, ma da una valutazione strategica sui dati del capoluogo. Comprendiamo le critiche di chi tutela gli interessi dei propri associati, ma definire le nuove norme un atto punitivo è una lettura caricaturale che non tiene conto dei contenuti effettivi”.



