Logo

Temi del giorno:

Palazzago dà l’ultimo saluto a Francesco Mazzoleni: “Ragazzo umile e gentile, il tuo sorriso è l’unica cosa a cui riusciamo a pensare”

L’abbraccio della comunità alla famiglia del giovane ciclista investito domenica a Barzana: dal sindaco-amico Andrea Bolognini ai compagni di classe, fino agli amici di sempre e ai compagni di squadra

Palazzago. “Promettimi che darai tanta forza a tutti e sorridi come hai sempre fatto. La vita sarà difficile, ma ora ho una motivazione in più per superare ogni ostacolo e fare meglio: ti ho voluto, ti voglio e ti vorrò sempre bene”: bastano queste semplici parole, pronunciate dal cugino Leonardo, per comprendere l’immenso dolore lasciato dalla prematura scomparsa di Francesco Mazzoleni, il 19enne di Gromlongo di Palazzago che ha perso la vita domenica 15 febbraio lungo la provinciale 175 a Barzana, travolto da un’auto mentre stava facendo rientro a casa dopo un lungo allenamento sull’amata bicicletta.

Parole che raccontano però anche di quanto profondo sia stato il segno che Francesco è riuscito a lasciare nelle sue attività quotidiane, un ricordo indelebile che si è tradotto nel forte abbraccio che la comunità ha voluto dare a mamma Marianna e papà Emanuel nel pomeriggio di mercoledì 18 febbraio durante l’ultimo saluto, in una chiesa parrocchiale gremita in ogni ordine di posto: il feretro del giovane, ricoperto di fiori bianchi, da una maglia col numero 8 della Juventus e dalle divise delle squadre ciclistiche nelle quali ha militato, è stato accolto da un lungo applauso, seguito dai parenti e dalle maglie arancioni dei compagni di squadra della formazione Under 23 del Team Goodshop Yoyogurt di Reano, in provincia di Torino.

“Il buio sembra sceso improvvisamente sulle nostre case – ha sottolineato il parroco, don Angelo Riva – Un buio che non si rischiara con le spiegazioni, non si dissolve con le frasi fatte, con le frasi giuste. Quando muore un giovane, quando si spezza una vita buona e semplice, la luce sembra ritirarsi. Tutto appare ingiusto e incomprensibile. Francesco l’abbiamo conosciuto, era un ragazzo limpido, umile, sorridente, contagioso, gentile. Amava la bicicletta come si ama ciò che ti fa sentire vivo. Amava i suoi genitori con una tenerezza unica, amava i più piccoli del centro estivo che lo cercavano come un fratello maggiore. Era uno che non se la tirava, non si metteva al centro e proprio per questo diventava centro per tanti. A voi giovani, a nome di Francesco, mi permetto di rivolgere un invito: non lasciate che il dolore vi chiuda il cuore, vivete seriamente la vita e investite in ciò che è grande. Non sprecate il tempo in ciò che è piccolo e non lascia traccia. Ragazzi investite sugli altri, perdete tempo nelle relazioni vere. Su quella bontà in cui Francesco ha creduto. Il suo ricordo è come un sorriso che continua a scaldare. La sua vita non è stata breve, è stata piena: di amore, di passione, di relazioni vere. Pieno di tutto ciò che non si perde”.

Commosso il ricordo di Andrea Bolognini, sindaco di Palazzago, la cui voce rallenta e sobbalza mentre racconta di quel ragazzo sorridente che ha visto crescere: “Non è facile per me parlare oggi, perché prima di essere sindaco sono amico di Emmanuel e Marianna, dei loro familiari. Francesco l’ho prima giocare, poi pedalare, sempre sorridere. L’ho visto ogni anno alla festa di Gromlongo, l’ho visto a fine serata quando eravamo stanchi ma pronti a vivere qualche momento di spensieratezza: quando arrivava la carezza della mamma ma anche l’abbraccio burbero di papà, segni di un amore infinito. Siamo increduli e distrutti, nessuna spiegazione può colmare il vuoto. Non esistono parole capaci di consolare. Esiste però una cosa: possiamo esserci, stringerci attorno a loro, non solo oggi ma anche nei giorni che verranno, far sentire che è una ferita di tutta la comunità. Non siete da soli, non lo sarete perché vi vogliamo bene, perché lui è cresciuto qui, perché queste persone non sono qui oggi non per dovere ma perché lui era parte della nostra vita. Insieme impareremo a vivere nel suo ricordo”.

Anche alcuni amici prendono coraggio: “Da quando te ne sei andato, mentre facevi ciò che amavi di più, il silenzio ha un suono più ingiusto – dice uno di loro -. Diciannove anni è un’età che profuma di sogni grandi, di strade da percorrere. Tu le percorrevi davvero, con forza nelle gambe e luce negli occhi: la bici era libertà, passione, il tuo modo di sentire il mondo. Ogni pedalata raccontava la tua determinazione, il tuo coraggio, la tua voglia di andare sempre più lontano. Nessun incidente potrà spegnere il ricordo di chi eri: il sorriso prima della gara, la concentrazione alla partenza. Ogni volta che una ruota girerà sull’asfalto, ogni volta che qualcuno affronterà una salita con fatica ci sarà un pensiero per te. Perché certi sogni non si interrompono, cambiano solo il modo di esistere. Manchi nelle parole non dette, nei progetti immaginati, nelle risate che avrebbero ancora dovuto riempire l’aria, ma resti vivo nell’amore di chi ti ha voluto bene e nella passione che hai saputo trasmettere”.

Un compagno di classe aggiunge: “Il tuo sorriso è l’unica cosa a cui riusciamo a pensare ora, l’unico modo nel quale ti ricordiamo. La morte ci spinge ad apprezzare di più le cose che si hanno in vita: anche se non ci siamo frequentati ogni giorno, ora che non ci sei più sentiamo un peso gravare sul cuore. La tua assenza ci insegnerà a non dare per scontato chi c’è. Ci sarà sempre un banco per te e tra cinque mesi sarai con noi, solo che la tua firma sul diploma non sarà una sciocca linea nera, ma una sgommata di una bici perché tu alla vita sei voluto montare in sella e l’hai voluta guidare”.

Anche chi tra i presenti aveva trattenuto a fatica le lacrime si lascia poi andare durante i discorsi dei cugini: “Ciao ricciolotto, come va lassù? A noi qui non tanto bene – inizia Leonardo – Sono stati giorni infiniti, duri, mi hanno fatto pensare ai pomeriggio dai nonni, alle nostre ore al campetto e a moltissime altre cose. Abbiamo passato tutta la vita insieme, siamo cresciuti assieme. Da domenica a oggi non ti ho mai mollato: hai lasciato tanto bene,  alla tua forte mamma e al tuo fortissimo papà. Anche a me, tuo cugino, o meglio al tuo fratello più grande. Sei sempre stato buono e sorridente. Promettimi che darai tanta forza a tutti e sorridi come hai sempre fatto. La vita sarà difficile, ma ora ho una motivazione in più per superare ogni ostacolo e fare meglio: ti ho voluto, ti voglio e ti vorrò sempre bene”.

“Una persona non muore quando il suo cuore smette di battere – ha concluso il cugino Pippo – Muore quando viene dimenticato: vedendo quante persone sono venute in questi giorni per salutarti, tu non lo sarai mai”.