Infortuni sul lavoro, sì bipartisan alla relazione della Commissione d’inchiesta: “Obiettivo zero vittime”
Con una media che oscilla tra i 10.500 e gli 11.500 infortuni l’anno, la provincia di Bergamo si conferma il terzo polo regionale dopo Milano e Brescia. FdI: “Sicurezza pilastro della competitività delle imprese”, i dem: “Serve intervenire in maniera più decisa per contrastare una vera e propria emergenza”
Milano. Con una media annua che oscilla tra i 10.500 e gli 11.500 infortuni riconosciuti, la provincia di Bergamo si conferma il terzo polo regionale dopo Milano e Brescia per eventi lesivi sul posto di lavoro. Nella mattina di martedì 17 febbraio in Consiglio regionale è stata presentata la relazione conclusiva della Commissione di inchiesta su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, il risultato di oltre due anni e mezzo di lavoro tra audizioni, approfondimenti e analisi dei fattori che incidono sugli infortuni e sulle condizioni di sicurezza nei diversi comparti produttivi lombardi.
Via libera dunque a un nuovo modello di governance basato sulla Safety by Design, l’integrazione della sicurezza direttamente nel Dna dei processi produttivi e della progettazione tecnologica. Il testo contiene nove raccomandazioni al Governo nazionale e 21 a quello regionale per costruire una nuova visione della cultura di sicurezza in azienda. Istituita nell’aprile 2023, la Commissione ha concluso il proprio lavoro il 2 dicembre 2025. “Gli incidenti sul lavoro è un’emergenza che va affrontata con soluzioni all’avanguardia – sostiene il presidente della Commissione, il consigliere varesino Samuele Astuti (Pd) -. Bisogna intervenire in maniera più decisa per aumentare la qualità del lavoro, rafforzare il coinvolgimento dei datori di lavoro, migliorare la formazione e, soprattutto, diffondere una cultura della sicurezza che ancora non è abbastanza presente nel nostro Paese”. Approvazione bipartisan per l’ordine del giorno presentato da Astuti sull’opportunità di istituire una Commissione speciale su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro per dare continuità al lavoro della precedente Commissione d’inchiesta e offrire una sede permanente di confronto e proposta sulle iniziative legislative in materia prevenzione.
Con una media annua che oscilla tra i 10.500 e gli 11.500 infortuni riconosciuti, la provincia di Bergamo si conferma il terzo polo regionale per volumi assoluti dopo Milano e Brescia. Le raccomandazioni incluse nel documento mirano a rafforzare prevenzione, controlli e formazione in sette ambiti: potenziamento del personale ispettivo, sanitario e di prevenzione; sistema di formazione e controllo sulla qualità dei corsi; maggiore coordinamento tra enti ispettivi e istituzioni; promozione della cultura della sicurezza; innovazione e digitalizzazione per la sicurezza; partecipazione dei lavoratori; mediazione linguistica e potenziamento dei corsi di lingua italiana per i lavoratori stranieri. “Un lavoratore su tre vittima di un infortunio mortale ha cittadinanza straniera – afferma la vicepresidente della Commissione d’inchiesta, Silvana Snider (Lega) -. Le norme attuali non sono efficaci senza la conoscenza della lingua italiana: serve potenziare l’insegnamento della lingua sia come strumento di integrazione, che come veicolo di comunicazione più efficace nei rapporti con i colleghi, il datore di lavoro e con i soggetti preposti alla sicurezza”.
La maggioranza: “Sicurezza pilastro della competitività delle nostre imprese”
“La presa d’atto di questa relazione – dichiarano i consiglieri bergamaschi di FdI Pietro Macconi, Alberto Mazzoleni e Michele Schiavi – è un impegno solenne verso i nostri lavoratori. I dati complessivi mostrano un miglioramento tangibile rispetto al 2018, ma la nostra missione è azzerare quella ‘economicità del rischio’ che ancora oggi porta alcune realtà a preferire la sanzione all’investimento. La sicurezza non è una voce di spesa passiva, ma un pilastro della competitività delle nostre imprese”. “Pur essendo un pilastro della manifattura e delle costruzioni, settori storicamente esposti, la Bergamasca ha saputo mostrare un trend di miglioramento costante nel post-pandemia – continuano i consiglieri di FdI -. Non possiamo però ignorare le criticità legate all’edilizia e alla logistica, dove i dati ci dicono che bisogna fare di più per supportare le piccole imprese, spesso prive di strutture dedicate alla gestione della sicurezza”. Per ridurre ulteriormente i numeri, sostiene il consigliere regionale bergamasco Ivan Rota (Forza Italia), “serve un’adeguata formazione del personale delle nostre aziende”.
Il Pd: “Emergenza che va affrontata con maggiore impegno”
“Negli ultimi 35 anni il numero delle morti e degli incidenti sul lavoro è rimasto stabile – dichiarano Davide Casati e Jacopo Scandella, consiglieri bergamaschi del Pd -. La sicurezza sul lavoro rimane un’emergenza che va affrontata con maggiore impegno: bisogna intervenire in maniera più decisa per aumentare la qualità del lavoro”. La Commissione ha evidenziato che la formazione deve essere mirata al rischio specifico del lavoratore: “Troppo spesso oggi i corsi sono generici e poco attinenti alle reali mansioni. È necessario che i percorsi formativi tengano conto dei rischi concreti del singolo lavoratore”.
“Colpisce che tra le vittime un terzo sia di origine straniera – proseguono i consiglieri dem -, questo impone che formazione e prescrizioni siano resi comprensibili a tutti. Un’attenzione particolare va diretta alle micro e piccole imprese, che per ragioni strutturali incontrano maggiori difficoltà nell’implementazione delle misure di protezione e nei percorsi di formazione. Il lavoro della Commissione rappresenta un punto di partenza, ora è fondamentale tradurre queste indicazioni in scelte concrete e continuative – concludono Casati e Scandella -. Serve inoltre proseguire nell’azione istituzionale per trasformare le analisi e le indicazioni in risultati tangibili, perché l’obiettivo imprescindibile è arrivare a zero vittime”.


