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“Catalin, lavoratore instancabile”. Nei mesi scorsi un altro infortunio, prima di quello mortale
La casa di Catalin Moise Robu a Ghisalba. Nel riquadro, il 55enne che ha perso la vita lunedì in un incidente sul lavoro

Il vicino di casa ed ex datore di lavoro ricorda l’operaio 55enne come una persona dedita alla famiglia e al lavoro. Da definire, ancora, la data delle esequie

Ghisalba. Le tapparelle del secondo piano sono abbassate. In casa non c’è nessuno. L’auto di Catalin Moise Robu è parcheggiata davanti al garage, nello stesso punto in cui era stata lasciata lunedì. In via Bellini, strada cieca all’imbocco del paese dove sorgono diverse villette, la famiglia Robu è molto conosciuta. Nei pressi dei garage si ferma un vicino. È Vincenzo Seghezzi. Abita nello stesso stabile e per qualche tempo è stato il datore di lavoro di Catalin, l’operaio di 55 anni morto nel pomeriggio di lunedì 15 febbraio a Cremona.

“Lo conoscevo da quindici, quasi vent’anni – racconta -. Ha lavorato con me per un paio d’anni, poi è passato all’impresa di mio fratello. In tutto, abbiamo condiviso quasi dieci anni di lavoro insieme”. Muratore, arrivato dalla Romania e residente da tempo a Ghisalba, Robu si era costruito qui, in Bergamasca, la sua vita. Lascia la moglie Camelina e i figli Riccardo, 22 anni, e Simina, 18.

In paese la famiglia è descritta come semplice e integrata. La notizia, diffusasi nel tardo pomeriggio di lunedì 15 febbraio, è stata recepita come un fulmine a ciel sereno dalla comunità ghisalbese che, sui social, ha espresso il proprio cordoglio. “Ciao Catalino”, scrive qualcuno.

catalin moise robu

“Era uno che non ha mai perso un giorno di lavoro. Pioveva o nevicava, lui era in cantiere” aggiunge Seghezzi. Nell’ultimo periodo ha subìto un un infortunio, dal quale si stava riprendendo. “Cinque o sei mesi fa era caduto e si era fatto male a una spalla. Domenica scorsa l’ho visto, gli ho chiesto come stava e mi ha detto che andava meglio, che era quasi a posto”.

In via Bellini lo ricordano per la sua passione per il barbecue domenicale. “Quando accendeva la griglia aveva sempre della musica rumena come sottofondo” racconta una vicina. Amava anche la pesca: “Andavamo spesso al laghetto al tiro a San Michele – dice l’ex datore di lavoro – e gli piaceva passare il tempo lì, rilassandosi un po’”.

Seghezzi, poi, ripercorre i drammatici momenti successivi alla notizia della morte del vicino di casa: “Verso le sette ho sentito qualcuno piangere: era la figlia. In un primo momento credevo avesse litigato con il fidanzato. Solo stamattina (leggi ieri, ndr) ho capito cos’era successo”. La salma è composta all’obitorio dell’ospedale Maggiore di Cremona è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria. Da definire, ancora, la data dei funerali dell’operaio 55enne.