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Ali Reza Arabnia: “Nelle aziende italiane c’è sempre chi lotta come se l’impresa fosse la sua. Giovani e donne sono i capitali su cui lavorare”

Il numero uno di Gecofin Holding protagonista di un nuovo appuntamento del ciclo “A tu per tu con i capitani d’impresa”, organizzato da Confindustria Bergamo: dal suo percorso professionale ai consigli di “welfare” per gli imprenditori bergamaschi, fino alle sfide future e alla contrarietà verso le decisioni prese da burocrati riguardo il futuro dell’automotive

“Quando ci sono delle difficoltà è come navigare in mare: ci sarà sempre qualcuno che si sente male e si butta per la ‘paura’, altri che scappano, altri che lottano per salvare la propria  vita, però c’è sempre un gruppo che sta a fianco del capitano. Questa è una caratteristica degli italiani e delle aziende italiane, dove c’è chi lotta come se l’impresa fosse la sua. Essere il capitano di un impresa non vuol dire sempre esserne il leader, essere leader non è scontato: richiede infatti di essere consci della propria mortalità ma allo stesso tempo di lavorare per l’immortalità della propria azienda“: è il pensiero di Ali Reza Arabnia, presidente e Ceo di Gecofin Holding, protagonista nella serata di lunedì 16 febbraio del ciclo di incontri “A tu per tu con i Capitani d’impresa”, organizzato da Confindustria Bergamo.

Di fronte a una platea interessata e composta da imprenditori bergamaschi, Arabnia ha ripercorso le fasi salienti della propria carriera e le esperienze professionali che l’hanno poi portato alla guida di una realtà con interessi nei settori industriale, immobiliare e sociale, che vede tra i suoi fiori all’occhiello la Geico di Cinisello Balsamo, leader mondiale nella realizzazione e progettazione di impianti automatizzati chiavi in mano per la verniciatura delle scocche automobilistiche con un fatturato da oltre un miliardo di euro.

“Il nome della rassegna – ha ricordato Giovanna Ricuperati, presidente di Confindustria Bergamo – richiama l’idea di affrontare il ‘fare impresa’ in una chiacchierata intima dalla quale ognuno di noi può apprendere elementi utili al nostro mestiere”.

Arabnia, 70 anni, originario di Teheran, ha girato il mondo (Stati Uniti, Inghilterra, Giappone, Nigeria) ma non ha mai rinnegato se stesso: “Sono orgoglioso di essere persiano – ha raccontato -, ma mi considero un imprenditore italiano: i tratti della cultura italiana d’impresa portano ad affrontare con lucidità situazioni complesse e di emergenza. In Italia è molto presente una profondità umana che porta l’imprenditore a pensare al benessere delle persone che ha intorno. A me, che arrivo da un altro mondo e da un altra lingua, ha sempre colpito nella cultura occidentale e cristiana, il doppio significato della parola passione. Passione come amore, ma anche passione come dolore. E credo che questa duplicità di senso si riferisca perfettamente alla dimensione dell’imprenditore italiano: maltrattato dal mercato, dalle banche, dalla sua comunità però riesce comunque a continuare con le sue forze e la sua convinzione a fare quello in cui crede”.

ali reza arabnia

La sua attività lavorativa in Geico era iniziata negli anni ’80 e, dopo una serie di incarichi dirigenziali in società del Gruppo Gecofin, nel 2005 decise di rilevarla da Comau-Fiat: in pochissimi anni, sotto la sua guida, l’azienda passa da una situazione di difficoltà a una posizione di leadership in campo internazionale, sempre con un occhio di riguardo per le persone.

“Abbiamo un profondo senso di responsabilità verso il prossimo – ha sottolineato – Se in altri Paesi i vertici aziendali guardano innanzitutto al valore delle azioni e ai guadagni, noi facciamo l’opposto. Puntiamo molto sulle persone e sul loro benessere, partendo dagli spazi dove lavorano, si svagano e praticano sport. Anche in Gecofin attraversiamo tempi difficili: quando succede pensiamo prima a tagliare gli stipendi dei manager e non i posti di lavoro”.

Progetto simbolo del welfare aziendale è il “Giardino dei pensieri di Laura“, inaugurato nel 2013: un’area verde di oltre 2.000 metri quadrati concepita come un’oasi di relax e ispirazione per i dipendenti, dove l’intelligenza può liberarsi dal rigore lavorativo per favorire l’innovazione.  Il nome è un omaggio a Laura Neri, sua moglie e figura centrale nella storia dell’azienda.

L’impegno per le persone parte da giovani e donne, “capitali su cui lavorare”, e nei fatti la sua azienda ha pensato anche al territorio “per restituire alla comunità una parte di ciò che riceviamo”. Come? Trovando lavoro a circa 200 ragazzi, pagando per sei mesi lo stipendio alle imprese che li hanno inseriti in organico.

Tra i temi più attuali nel settore automotive è lo stop alla vendita di vettura con motore a combustione a partire dal 2035, come indicato dall’Unione Europea: “Credo sia giusto darsi degli obiettivi di decarbonizzazione – ha osservato – Ma penso anche che le soluzioni necessarie per raggiungerli non debbano essere decise a livello burocratico. Sono il primo a spingere per la vendita di auto elettriche, ma promuovere a priori una tecnologia è un approccio superficiale. Obblighiamo le persone ad acquistare auto elettriche, ma non ha senso se l’energia che le muove arriva da centrali a carbone. Si parla sempre di nucleare, ma ha dei costi elevati. Così come lo sono quelli dell’intelligenza artificiale”.

Un pensiero critico che riguarda anche l’approccio “Esg”, che secondo Arabnia dovrebbe essere ripensato in modo da dare priorità alla governance, prima ancora di pensare ad altre sfide in campo sociale e ambientale che senza una buona gestione non avrebbero modo di essere sviluppate in modo efficace.