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Chi era Catalin Moise Robu, l’operaio di Ghisalba caduto dal ponteggio: 55 anni, lascia due figli

L’incidente lunedì pomeriggio, 16 febbraio. Cgil: “Lo scorso anno ventidue morti sul lavoro, quattro in più rispetto al 2024”

Ghisalba. L’allarme è scattato pochi minuti prima delle 14.30 di lunedì 16 febbraio, in corso Vittorio Emanuele II, nel centro di Cremona. Un operaio di 55 anni, Catalin Moise Robu,   è precipitato da un’altezza di circa 10 metri all’interno di un cantiere privato. L’uomo, di origine romena e residente da parecchi anni a Ghisalba, stava effettuando un sopralluogo sul tetto di un’abitazione che necessitava di alcune riparazioni. Per raggiungere la copertura aveva utilizzato una piattaforma elevatrice con cestello mobile.

Mentre si trovava in quota ha perso l’equilibrio ed è caduto nel vuoto. L’impatto è stato violentissimo. All’arrivo dei soccorsi per l’uomo non c’è stato nulla da fare: i sanitari hanno potuto soltanto constatare il decesso.

Lascia la moglie Camelia e i due figli, Riccardo e Simina, entrambi già maggiorenni. Il figlio si trovava a Vicenza per lavoro quando ha ricevuto la notizia della morte del padre. Ad accompagnare lui e la sua famiglia a Cremona è stato il titolare dell’azienda per cui lavora.

Bruna Sassi, vicesindaco di Ghisalba, conosce bene la famiglia, e racconta: “Sono nostri vicini di casa, abitano nella mia stessa via (Bellini, ndr), e sono qui in Italia da tanto tempo, tanto che il ragazzo è nato a Milano e la ragazza a Calcinate. Quando Riccardo ha terminato gli studi lo abbiamo assunto nella nostra azienda, e, da 5 anni, lavora ancora per noi come operaio. Simina, invece, studia ancora. Sono bravissime persone, riservate e perfettamente integrate nella nostra comunità”.

Sassi, poi, aggiunge che “non appena hanno appreso quanto accaduto i familiari sono stati presi dalla disperazione”.

catalin moise robu

Sulla vicenda è intervenuta la Fillea Cgil Bergamo: “Un altro morto sul lavoro: non è una fatalità, è un fallimento che si ripete. Un altro morto sul lavoro, di nuovo in un cantiere edile, di nuovo con una caduta dall’alto. Secondo le notizie di stampa a Cremona un lavoratore di 55 anni, residente in Bergamasca, ha perso la vita cadendo da un ponteggio mobile mentre stava lavorando su un tetto”.

Nella nota, poi, si legge: “Alla sua famiglia e ai suoi cari va la nostra vicinanza. Ma ogni volta succede la stessa cosa: si conta la vittima, si esprime cordoglio, e poi tutto continua come prima. Intanto i numeri continuano a peggiorare: nel 2025, nella sola Bergamasca, i morti sul lavoro sono stati 22, quattro in più rispetto al 2024. Questo è inaccettabile. La sicurezza non può restare sulla carta né essere trattata come un costo da tagliare. Servono scelte concrete, formazione vera, controlli seri. Perché morire di lavoro, nel 2026, non è una fatalità: è un fallimento che si ripete”.