La denuncia
“Raddoppio della linea: fermi i lavori in stazione a Ponte San Pietro, serve chiarezza sui ritardi”
La lettera di una pendolare sulla tratta Bergamo-Lecco via Ponte: “Situazione sconfortante, ogni giorno ore perse”
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una pendolare della tratta Bergamo-Lecco sui disagi causati dal prolungarsi del cantiere del raddoppio ferroviario verso Ponte San Pietro.
“Sono una pendolare della tratta Bergamo-Lecco e desidero esprimere tutto il mio sconcerto per la situazione vergognosa che si è venuta a creare in merito al raddoppio della linea ferroviaria nella tratta Bergamo-Ponte San Pietro, con la speranza che gli enti preposti facciano chiarezza al più presto sui tempi della completa riapertura. La linea è interrotta dal febbraio 2024 e il ripristino della piena operatività era previsto per dicembre 2026 (e già questa tempistica sarebbe stata una follia: 3 anni per il raddoppio di una manciata di chilometri…).
Nel dicembre scorso sono apparsi sulla stampa alcuni articoli nei quali sostanzialmente Rfi prendeva atto di non meglio precisati ritardi nei lavori, e preannunciava che una valutazione più chiara delle tempistiche sarebbe stata possibile a inizio 2026. In questi ed altri articoli si faceva riferimento ai lavori già eseguiti, citando tra questi l’adeguamento della stazione di Ponte San Pietro, effettuato – a detta dei giornalisti – già nel febbraio 2024.
In realtà, lo stato della stazione di Ponte San Pietro è facilmente verificabile dalla fotografia scattata questa mattina (giovedì 12 febbraio, ndr): nella primavera del 2025 sono stati montati i ponteggi, ma non si è visto alcun intervento, mentre dilagano erbacce e degrado.
Dopo gli articoli di dicembre, non mi risulta che Rfi sia più tornata sull’argomento, né che il Comune o la Provincia di Bergamo abbiano ritenuto necessario e opportuno aggiornare i propri concittadini, o convocare Rfi per sollecitare lumi sullo stato di avanzamento lavori e sulla data prevista per il ritorno alla piena operatività. Qua e là circolano voci, di cui non è possibile verificare la veridicità e fondatezza, secondo le quali il ritardo si aggirerebbe sui 12-15 mesi. Intanto lo sconforto e le ore quotidianamente perse si accumulano.
Paola Albertoni, pendolare



