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Dopo Crans Montana, i docenti del liceo artistico Manzù denunciano: “Piani per la sicurezza fermi da 3 anni”

Più di 30 docenti dei circa 140 del liceo Manzù il 27 gennaio scorso hanno firmato una “denuncia” all’Ufficio scolastico regionale contro il mancato rispetto delle norme di sicurezza. Il preside Cesare Emer Botti: “Non abbiamo fatto le prove di evacuazione perché la Provincia non mandava porte antincendio adeguate. Mentre le attendevamo si è rotto l’allarme antincendio”

Bergamo. Più di 30 docenti su un totale di circa 140, che preferiscono restare anonimi per timore di ripercussioni. Il 27 gennaio hanno firmato una “denuncia” all’Ufficio scolastico regionale: tecnicamente una “segnalazione”, nei fatti un grido d’allarme. Sono insegnanti del Liceo artistico di Bergamo, il Manzù, e denunciano problemi gravi che, a loro detta, a scuola durano da tempo: nella gestione delle cattedre, nell’organizzazione degli orari e, soprattutto, sul tema sicurezza.

La tragedia di Crans Montana non si dimentica facilmente, se per lavoro si hanno responsabilità collettive, e secondo i 34 professori i piani per la sicurezza previsti per legge al Manzù non vengono aggiornati da anni. E la responsabilità è del dirigente scolastico. I firmatari della segnalazione, arrivata anche a Cgil, Cisl, Uil e Snals, spiegano che da almeno tre anni non si fanno le prove di evacuazione obbligatorie, in nessuno dei quattro plessi dell’istituto (solo una nel 2023 ma “spontanea”, perché seguita a un banale incidente). E che, nonostante abbiano più volte sollevato la questione, non hanno mai ricevuto spiegazioni dal dirigente, l’ingegner Cesare Emer Botti.

“Solo poco due settimane fa sono comparse, dopo tempo, le disposizioni sui registri cartacei per la sicurezza delle classi – spiega una docente -. Pensiamo sia solo a seguito della nostra protesta. Per lungo tempo sono stati compilati in modo inadeguato, ci sono finiti anche ragazzi con disabilità, che certo non possono assumersi la responsabilità di guidare una fuga in caso di emergenza”.

Anche i Piani di sicurezza affissi nelle classi, da aggiornare ogni anno, secondo gli insegnanti sono ricomparsi a seguito della denuncia all’Ufficio scolastico: “Però riportano date degli anni scorsi”, dice un’altra professoressa, che aggiunge: “Non viene nemmeno fatto rispettare il divieto di fumare sigarette nelle aree scolastiche”. I docenti riferiscono anche stress e disagi, difficoltà e chiedere cambiamenti perché non sono rare le ripercussioni. Ci sarebbero mancanza di trasparenza e disparità di trattamento tra docenti nel formare le cattedre, orari scolastici caotici e poi pressioni, denigrazioni e atteggiamenti autoritari dal parte del dirigente.

liceo manzù sicurezza

“Non è assolutamente vero – ribatte il preside Botti -. Non abbiamo potuto fare le prove di evacuazione perché la Provincia non mandava le porte antincendio adeguate. Mentre le attendevamo, si è rotto l’allarme antincendio. Ma ora abbiamo comprato le trombe da stadio, volevo fare una prova di evacuazione proprio domani. Quanto al divieto di fumo – continua Botti – sono i docenti incaricati a dover sanzionare i ragazzi, e i piani per la sicurezza che riportano date degli anni scorsi funzionano comunque. Li sistemeremo”. È sempre responsabilità di qualcun altro, preside? “Ci mancherebbe, io mi assumo le mie responsabilità ma devono farlo tutti. Su cattedre e orari nessuna mancanza di trasparenza, è solo complicato avere quattro plessi coi supplenti che arrivano a scuola iniziata”.

E 34 docenti che si associano per denunciare problemi, firmando col proprio nome? “Cosa devo dire – risponde Botti –, hanno perfino usato contro di me problemi che avevo segnalato io in collegio docenti. Mi pongo domande sulla loro professionalità”. “Di segnalazioni ne sono state fatte tante nei dieci anni di questa gestione – chiude una docente – ma erano fatte da singoli, servivano a poco. C’era paura di ritorsioni perché sono già capitate. Solo adesso, pensando anche alla tragedia di Crans Montana, abbiamo trovato la forza per un’azione collettiva. Noi non vogliamo essere complici”. La palla, ora, passa a Ufficio scolastico e sindacati.