Qualità dell’aria: Bergamo migliora, ma i nuovi limiti UE sono lontani. Bassa maglia nera per gli allevamenti intensivi
I dati del dossier Mal’Aria di Legambiente: miglioramenti nel capoluogo, ma ritardi diffusi sugli obiettivi 2030. In pianura criticità gravi e valori stagnanti
La qualità dell’aria nella Pianura Padana è in miglioramento, ma l’ultima fotografia scattata da Legambiente restituisce un quadro che preoccupa per il ritardo nell’adeguamento alle direttive europee e agli obiettivi fissati per il 2030. Il nuovo spaccato emerge dal dossier “Mal’Aria”, il report annuale dell’associazione sull’inquinamento atmosferico che raccoglie i dati sulla concentrazione delle polveri sottili sul territorio regionale.
A Bergamo le rilevazioni risultano abbastanza positive: nel 2025 la concentrazione media di PM10 nel capoluogo è stata di 23 µg/m³, quella di PM2,5 (particolto sottile) di 20µg/m³ e il biossido di azoto (NO₂) ha raggiunto i 24 µg/m³. “È uno di quei grandi Comuni nella fascia pedemontana che negli ultimi anni hanno registrato un complessivo miglioramento della qualità dell’aria – spiega Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia -. Si tratta di centri che in passato soffrivano problemi rilevanti di inquinamento, ma che oggi beneficiano delle misure europee sul controllo delle emissioni industriali e nel settore dell’automotive”.
I dati della Città dei Mille sono migliori rispetto a quelli di molti capoluoghi lombardi – la maglia nera è Cremona – e risultano peggiori solo rispetto a Lecco, Sondrio e Varese. Il dossier Mal’Aria indica però anche le riduzioni necessarie per rispettare i limiti previsti dalla nuova direttiva europea, da raggiungere entro il 2030, con introduce valori più stringenti rispetto a quelli attuali. Per Bergamo, così come per quasi tutti gli altri capoluoghi di provincia (fanno eccezione Lecco e Varese per il PM10, Mantova, Sondrio e Varese per l’NO₂), permangono ritardi evidenti: servono riduzioni del 13% per il PM10, del 36% per il PM2,5 e del 16% per l’NO₂. “L’innegabile miglioramento – osserva Di Simine – procede a una velocità troppo lenta per consentire il rispetti degli obiettivi fissati dall’Ue. Se non si cambia marcia, temo che nel 2030 si aprirà una nuova stagione di procedure di infrazione”.
I dati sulle polveri sottili nei capoluoghi provincialiL’ultima contestazione, avviata nei giorni scorsi dalla Commissione Europea all’Italia per inadempimento della direttiva 2016/2284 relativa alla riduzione delle emissioni nazionali degli inquinanti disciplinati dal protocollo di Gothenburg sull’inquinamento transfrontaliero, si aggiunge a quelle già arrivate a sentenza della Corte di giustizia europea: nel 2020 per il PM10 e nel 2022 per l’NO₂, oltre all’avvio di una procedura di infrazione per il superamento dei limiti di PM2,5. La nuova procedura segnala il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico, che disciplina le emissioni di inquinanti classificati come ‘transfrontalieri’. Solo la Lombardia immette in atmosfera circa 420 mila tonnellate di queste sostanze, oltre un quinto del totale nazionale.
Se la situazione di Bergamo e delle valli appare relativamente migliore, ben più critica risulta quella della Bassa Bergamasca. “Nell’area di Treviglio e Romano di Lombardia – prosegue Di Simione – incide soprattutto la presenza di allenamenti intensivi, un settore in cui i miglioramenti sono stati marginali, in particolare per quanto riguarda le polveri sottili. L’impatto di queste attività mantiene i valori sostanzialmente stagnanti”. Il quadro è chiaro: più ci si sposta verso la Bassa Padana, più i livelli di inquinamento aumentano. Soresina, piccolo centro dell’alto Cremasco a una ventina di chilometri dalla Bergamasca, è il Comune con i livelli di PM10 più elevati in Lombardia, almeno tra quelli dotati di centraline di misurazione.
Con meno di 10 mila abitanti, Soresina è immersa nella pianura agricola cremonese ed è nota come importante centro di lavorazione e trasformazione del latte. Nonostante la sua localizzazione rurale, distante da arterie autostradali e grandi aggregati urbani, la concentrazione media di PM10 a Soresina sovrasta di quasi 10 µg/mc quella misurata a Milano, con ben 67 giorni di superamento della soglia di esposizione acuta prevista dall’attuale normativa Ue. “Un caso emblematico dell’intero quadro – conclude Di Simine -: nei piccoli centri della pianura si registrano valori peggiori che nei capoluoghi di provincia, soprattutto in quelli situati ai piedi di Alpi e Prealpi “.


