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I manifesti dei giovani di FdI accendono lo scontro politico. Carnevali: “Scuola spazio di confronto, così si instaura il sospetto”
La seduta di Consiglio comunale a Bergamo lunedì 9 febbraio. A destra, il quesitonario promosso da Azione Studentesca

Approvato in Consiglio comunale l’ordine del giorno urgente presentato dal Pd contro la campagna di Azione Studentesca che invita a segnalare i docenti che a scuola fanno “propaganda di sinistra”. Tremaglia (FdI): “Non hanno fatto nulla di sbagliato”

Bergamo. Uno scontro politico acceso sul ruolo della scuola e sui confini della libertà di insegnamento. La seduta di Consiglio comunale di lunedì 9 febbraio si anima nel finale, quando l’aula è chiamata a discutere l’ordine del giorno urgente presentato dal Partito Democratico sui manifesti di Azione Studentesca comparsi fuori dalle scuole superiori di Bergamo.

Dopo l’approvazione di una servitù di passaggio pedonale a Casa Suardi e del Piano del Verde, lo strumento che guiderà la pianificazione del verde pubblico orientando le decisioni dell’amministrazione nei prossimi anni, il vicesindaco e assessore al Bilancio Sergio Gandi relaziona il consiglio sulle deliberazioni di dicembre della Corte dei Conti sul funzionamento dei controlli interni nel 2021, 2022 e 2023 e ai rendiconti di Palazzo Frizzoni dal 2021 al 2024.

Durante la discussione delle delibere lo sguardo di più di un consigliere cade a tratti sul telefono, forse per controllare il risultato della partita dell’Atalanta che, a pochi chilometri di distanza, affronta sotto la pioggia la Cremonese. Lo scontro si accende quando, dopo un’ora e mezza di lavori, si arriva all’ordine del giorno urgente presentato lo scorso 30 gennaio dal gruppo consiliare del Pd dopo la comparsa in città dei manifesti di Azione Studentesca, storico movimento studentesco di estrema destra ricostituito nel 2016 come organizzazione studentesca di Gioventù Nazionale (la giovanile di Fratelli d’Italia, ndr). Affissi fuori da scuole e università, attraverso un codice QR i volantini rimandavano a un questionario che includeva una domanda sulla politicizzazione delle aule, con un invito a descrivere “uno dei casi più eclatanti” in cui un professore “di sinistra” avrebbe fatto propaganda.

“Erano delle liste indirette – sostiene Francesca Riccardi, capogruppo del Pd in città e prima firmataria dell’ordine del giorno -. Non veniva chiesto il nome dell’insegnante, ma di specificare un caso concreto. La nostra Costituzione è permeata dall’antifascismo: insegnare educazione civica attraverso questi principi non vuol dire fare politica, ma insegnare la Costituzione. L’iniziativa introduce una logica di controllo ideologico dell’attività didattica, ma la scuola non può essere un terreno di scontro partitico”.

“La logica dell’inquisizione – insiste il consigliere Gianluca Spitalieri (Lista Carnevali) – è quella dei regimi totalitari. Trasformare gli studenti in informatori anonimi significa introdurre il sospetto dove dovrebbe esserci fiducia, il controllo dove dovrebbe esserci confronto. La scuola pubblica nasce dalla nostra Costituzione. Schedare i docenti sulla base del loro orientamento politico è una violazione dei suoi principi: non è il futuro, ma un passato che purtroppo ricordiamo bene e che non abbiamo intenzione di rivivere”. “Non è di sinistra parlare di inclusione o di antifascismo, non è di destra schierarsi contro questi temi”, osserva il consigliere Stefano Chinotti (Pd).

Arrigo Tremaglia, consigliere di minoranza di Fratelli d’Italia, difende l’iniziativa e i giovani di Azione Studentesca. “Negli ultimi giorni ho letto cose gravi nei loro confronti, non degne di un dibattito civile – afferma -. Non hanno fatto niente di violento; a mio avviso, nulla di sbagliato. I volantini sono stati affissi a dicembre, il Pd si è svegliato un mese dopo. Ho vissuto episodi simili in prima persona: professori di sinistra che se la prendono con ragazzi di destra, non sono invenzioni. Non mi sembra fossero ragazzi di Azione Studentesca quelli che hanno interrotto Giorgio Gori in università, eppure non ho visto depositare alcun ordine del giorno. Quello scritto dal Pd è un testo pieno di errori e falsità. Stiamo creando un pericoloso precedente nei confronti dei nostri ragazzi”.

“Possibile che ancora non si riesca a riconoscere l’antifascismo come una pietra angolare della nostra Repubblica?”, si chiede la consigliera di Bergamo Europea Paola Rossi. “Io sono profondamente antifascista – interviene Andrea Pezzotta, leader della minoranza – ma leggendo questi volantini non capisco perché venga evocato l’antifascismo: non viene nemmeno citato, mi sembra si sia ingigantito un problema. A scuola non dovrebbe esserci propaganda politica: i professori dovrebbero astenersi dal guidare i ragazzi in una direzione specifica, che sia destra o sinistra”.

Cristina Laganà (FdI) e Diego Amaddeo (Gori per Carnevali) provare a smorzare i toni. “Parliamo di minorenni che hanno esercitato il loro diritto di azione politica”, ricorda Laganà. “Capisco che il pensiero conservatore in passato si sia sentito frustrato da quella che è stata definita ‘egemonia culturale della sinistra’ – riconosce Amaddeo -. Ma questo poteva valere quando si era minoranza nel Paese: quando si è maggioranza, invece, bisogna agire con cautela”.

“Come rappresentanti delle istituzioni abbiamo una responsabilità – riflette la sindaca Elena Carnevali -: difendere la scuola come spazio di libero confronto. Chiedere quali professori fanno propaganda di sinistra significa spostare l’attenzione dal confronto al sospetto. La libertà di insegnamento è garantita dalla Costituzione. Personalmente non ho avuto alcuna esitazione a condannare quanto è avvenuto in università a Giorgio Gori, non mi sono chiesta a quale fazione politica appartenessero gli attivisti. Oggi, invece, non ho sentito una presa di distanza altrettanto netta da parte della minoranza. Il compito delle istituzioni è non alimentare le divisioni, ma costruire principi che tengano insieme la comunità. Per questo l’ordine del giorno ha il mio sostegno”.

L’ordine del giorno del Pd chiede che l’iniziativa di Azione Studentesca sia dichiarata lesiva della libertà di insegnamento e che tutte le forze politiche la condannino fermamente, sostenendo in collaborazione con le istituzioni scolastica percorsi di educazione civica. Il documento passa con 18 voti favorevoli e 8 contrari.