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Respinta la mozione contro l’assessora Marchesi: “Il confronto politico non degeneri in gogna personale”
La seduta di Consiglio comunale a Bergamo lunedì 9 febbraio. Nel riquadro, l'assessora alla Pace Marzia Marchesi

I voti della maggioranza bocciano la richiesta di censura di Fratelli d’Italia dopo il post sugli scontri di Torino ricondiviso su Facebook. Carnevali: “Nessuna ambiguità davanti alla violenza, ma una polemica social non può diventare una sentenza politica”

Bergamo. Dai banchi della Giunta l’assessora Marzia Marchesi, imperscrutabile, osserva l’aula discutere del suo destino politico. La mozione di censura urgente nei suoi confronti presentata dal consigliere di minoranza Arrigo Tremaglia è l’ultima a essere trattata durante la seduta di Consiglio comunale di lunedì 9 febbraio: nonostante l’esito apparisse scontato, con la maggioranza che dalla sua aveva i voti per respingere la richiesta di Fratelli d’Italia, la questione ha acceso il dibattito tra le forze politiche in aula.

Ma facciamo un passo indietro. L’assessora con delega alla Pace era finita nell’occhio del ciclone dopo aver ricondiviso sul suo profilo Facebook un post di un altro utente sugli scontri a Torino alla manifestazione a sostegno dello storico centro sociale Askatasuna lo scorso 31 gennaio. “Il mio ‘lavoro’ di stamattina – si leggeva nel post contestato – è pubblicare i video delle violenze della polizia tra i commenti ai post di tutti quei politici, giornalisti e persino preti che si dicono ‘progressisti’, ma che si sperticano nel ‘condannare’ le violenze di una decina di persone verso un poliziotto, avvenute dopo quelle dei poliziotti verso decine di manifestanti e persino giornalisti. (…) A me non preoccupa il fascismo di chi è al potere, mi preoccupa quello di chi gli lecca il culo”.

Un testo che, secondo il consigliere di minoranza Arrigo Tremaglia (FdI), “giustifica la violenza e delegittima lo Stato”. Nonostante il chiarimento di Marchesi – “La violenza non è mai accettabile. La condanna degli scontri è netta e senza ambiguità” -, Tremaglia aveva comunque depositato una mozione di censura urgente, chiedendo alla sindaca di compiere una “valutazione politica sull’opportunità di mantenere in capo all’assessora Marchesi deleghe così sensibili come quelle relative alle Politiche Giovanili, all’Educazione, alla Legalità e alla Pace”.

La richiesta è approdata in Consiglio comunale nella seduta di lunedì 9 febbraio. “Riteniamo il messaggio condiviso dall’assessora non compatibile con le sue deleghe – ribadisce Tremaglia in aula -. Anche nella sua presa di posizione, mi sarei aspettato un allontanamento più netto dell’assessora dai contenuti del post. La giustificazione degli episodi di violenza contro le forze dell’ordine è inconciliabile con le successive parole di condanna”. “Siamo in un periodo storico complicato – aggiunge l’avvocato Andrea Pezzotta, consigliere comunale e già candidato sindaco del centrodestra alle ultime elezioni -. Il tema è di materia incandescente, bisogna stare attenti a quanto si afferma: giustificare determinati comportamenti è estremamente pericoloso. Il post ricondiviso è allucinante: attribuisce la responsabilità degli scontri alla polizia, che avrebbe malmenato dei manifestanti pacifici. Ma in queste proteste si introducono veri e propri gruppi armati che hanno come unico scopo devastare le città”.

A difesa dell’assessora, irremovibile, si schiera la sindaca Elena Carnevali. “Vorrei che non trasformassimo una polemica social in una sentenza politica – afferma -. In strada a Torino c’erano 50 mila persone, un corteo pacifico che esercitava il suo diritto costituzionale di partecipare. Una folla poi passata in secondo piano a causa delle frange violente che si sono introdotte nella manifestazione. Di fronte a questi fatti non ci sono ambiguità. L’ho già detto, ma lo ribadisco: il dissenso è legittimo la violenza no. La condanna delle aggressioni contro le forze dell’ordine è inequivocabile e senza esitazioni, la forza delle idee non ha bisogno di violenza per affermarsi. Marchesi – conclude la sindaca – ha già chiarito esplicitamente la propria posizione. Il confronto politico non può degenerare in delegittimazione personale. Questa amministrazione rifiuta la gogna”.

“Sono contrario alla caccia alle streghe, l’attività politica si censura nell’esercizio delle proprie funzioni – interviene il consigliere comunale Danilo Minuti (Lista Pezzotta) -. Per questo non ho firmato la mozione e mi asterrò alla votazione. Qui si tratta semplicemente di un post pieno di cavolate, bastava ammettere una leggerezza”. “Avrei voluto sentire un’ammissione di colpa che invece non è mai arrivata – conclude Tremaglia -. Non è personale, ma riguarda dichiarazioni pubbliche di un rappresentante delle istituzioni”. La mozione è respinta dall’aula con 18 voti contrari e 8 favorevoli.