Logo

Temi del giorno:

“Letture dei Classici”, l’ottava edizione tra grandi capolavori e letture d’Oriente

Tra le letture proposte: Madame Bovary, Il dottor Živago, Fontamara, Vivere! e Di cosa parliamo quando parliamo d’amore

Undici incontri per riflettere su grandi capolavori letterari e scoprire storie di un’Oriente lontano. Torna anche quest’anno, giunta all’ottava edizione, “Letture dei Classici”, la rassegna nata all’interno del Dipartimento di lingue, letterature e culture straniere dell’università di Bergamo, grazie a Paolo Barcella, Cristina Cappelletti e Luca Bani.

“Il progetto nasce da un’idea di un collega, Luca Bani, che nel 2018 ha avviato un ciclo di letture di classici, sfruttando il fatto che nel nostro dipartimento si inseriscono letterature molto diverse, da quelle europee più tradizionali a quelle orientali – spiga Cristina Cappelletti, professoressa del Dipartimento e promotrice del progetto-. E quindi aveva pensato di proporre alla città degli incontri dove presentare classici delle varie letterature. La formula negli anni è un po’ cambiata, ma tutto sommato l’idea di riproporre classici antichi e più moderni è sembrata comunque un’idea che potesse funzionare. E in effetti continuiamo ad avere  l’interesse da parte delle biblioteche e del pubblico”.

Fin dalla sua prima edizione, l’iniziativa si propone di riflettere sui grandi capolavori letterari, ma anche di scoprirne di nuovi, offrendo al pubblico letture meno scontate per cogliere la loro attualità e bellezza. “Negli anni passati, soprattutto prima del 2025, erano i docenti dell’università che proponevano le letture in base ai loro interessi, spesso si individuava un genere, come il teatro, il romanzo, la poesia. Temi che poi venivano declinati nei testi proposti” aggiunge Cappelletti.

Centrale è il ruolo delle biblioteche del territorioRete bibliotecaria bergamasca, il Sistema bibliotecario urbano e i gruppi di lettura della provincia-, per permettere anche alle realtà più piccole di partecipare, e rendere  la conoscenza accessibile a tutta la provincia. Il coinvolgimento di questi gruppi permette di proporre la lettura non solo come esercizio individuale, ma come momento di aggregazione e di confronto, per discutere insieme, per “studiare insieme”, che già Alessandro Manzoni individuava quale unico mezzo per cercare di conoscere la verità.

“Dallo scorso anno chiediamo ai colleghi una rosa di titoli che proponiamo poi alle biblioteche e ai loro gruppi di lettura, noi cerchiamo di mettere insieme le preferenze e di tener conto, fino a dove è possibile, degli interessi di ciascuno. La scelta delle letture è un po’ mediata – afferma Cappelletti-. Ma diamo sempre la possibilità ai gruppi di scegliere ciò che interessa maggiormente”.

Rispetto alle edizioni precedenti, la rassegna ha ampliato il suo target per creare un contatto diretto con i partecipanti. “In passato coinvolgevamo studenti delle scuole superiori e dell’università, e attori leggevano i brani dei testi, un valore aggiunto ma poco efficace per instaurare un dialogo con i lettori. Dallo scorso anno abbiamo privilegiato momenti di confronto: alla fine di ogni incontro il pubblico può intervenire con domande e osservazioni, creando condivisione e stimolando un interesse diverso” continua la Professoressa.

Anche la tipologia dei testi proposti si sta diversificando. “Finora ci siamo concentrati soprattutto sulla prosa, più facile da presentare rispetto a testi poetici antichi. Mi piacerebbe proporre anche classici del Quattrocento e Cinquecento, come le opere di Ariosto, che ritengo ancora molto attuali. Quest’anno, ad esempio, ho apprezzato la scelta della Biblioteca Tiraboschi di proporre Lazarillo de Tormes, opera spagnola della metà del Cinquecento” conclude Cappelletti.


I prossimi appuntamenti:

Paolo Barcella e Cristina Cappelletti terranno, alla Biblioteca “Librarium” dell’Isis Romero di Albino, mercoledì 11 febbraio (ore 11.00), la terza lettura, dedicata alle favole moderne di Marcovaldo, pubblicate da Italo Calvino sull’”Unità” nel 1952-1953 e in altre riviste fra il ’54 e il ’57. Venti racconti, ambientati in una non meglio definita città industriale: Calvino osserva le stagioni in un mondo di fabbriche, insegne e asfalto, dove il protagonista, tenero e spaesato, cerca un rapporto con la natura, trovando spesso solo dei surrogati. È questo un classico capace di unire la tipica leggerezza calviniana a un’impietosa critica della società moderna.

La Letteratura araba, per la precisione quella palestinese, sarà al centro dell’incontro del 24 febbraio (ore 20.45), a Treviolo, dove Martina Censi, docente di Letteratura araba, parlerà del romanzo di Ghassan Kanafani, Ritorno a Haifa (1969, ma pubblicato per la prima volta in Italia nel 1985). Il romanzo, a partire da una vicenda personale, ripropone un trauma collettivo senza scivolare nella propaganda: dopo vent’anni di esilio, il protagonista si trova a confrontare il trauma della diaspora palestinese a quella della famiglia polacca scampata ad Aushwitz, che occupa la sua casa. Un classico che trasforma la storia in un dilemma umano universale, mettendo al centro scelte, responsabilità e perdite che ancora oggi sono centrali.

Un classico contemporaneo della letteratura tedesca, La misura del mondo di Daniel Kehlmann (2005), verrà presentato dalla germanista di vaglia Elena Agazzi, l’11 marzo a Pedrengo (ore 20.45). L’autore, attraverso la descrizione degli ambienti accademici prussiani, francesi, spagnoli, russi, dei primi decenni dell’Ottocento, intreccia in maniera brillante scienza, avventura e umorismo; la sete di conoscenza e i suoi limiti si scontrano e incontrano con le biografie dei protagonisti, affrontando tematiche sempre attuali.

Anche Martina Caschere, docente di Letteratura cinese, propone un classico moderno, Vivere!, di Yu Hua (1992), a Sarnico, il 20 marzo (ore 20.45). Il romanzo presenta il perfetto equilibrio tra macro-storia e micro-storia: le vicende personali del protagonista, infatti, attraversano e fanno attraversare al lettore cinquant’anni di storia cinese, tra rivoluzioni storiche e rovesci personali, che lo colpiscono anche negli affetti più cari. Yu Hua vuole mostrare come l’uomo sia in grado di essere ottimista anche nei confronti delle peggiori avversità, come la sua cultura e i suoi affetti familiari lo aiutino ad affrontare grandi drammi, quali la fame, la guerra, le avversità.

Mercoledì 8 aprile (ore 20.45), a Caravaggio, l’americanista Andrea Pitozzi proporrà un classico della Letteratura anglo-americana: Di cosa parliamo quando parliamo d’amore di Raymond Carver (1981). I diciassette racconti della raccolta esplorano le complessità dell’esistenza quotidiana, in particolare la difficoltà di esprimere e comprendere i propri sentimenti, soprattutto l’amore; considerati un capolavoro del “minimalismo” letterario, i racconti mettono in scena una rappresentazione realistica e penetrante di vite ordinarie e relazioni fallite.

Giuseppe Previtali, storico del cinema attento e sensibile ai rapporti tra testi letterari e testi filmici, tra parola e immagine, presenterà a Gandino il 16 aprile (ore 20.45) il romanzo di Elsa Morante, L’isola di Arturo (1957). Un romanzo di formazione ambientato in un’isola che diviene un luogo mitico, Procida, sospeso tra incanto e dolore: le idee e le velleità dell’adolescenza si infrangono contro una realtà difficile da accettare. La scrittrice presenta una complessità di sentimenti e di rapporti familiari che rendono il romanzo un grande classico.

Martedì 21 aprile (ore 20.45), a Terno d’Isola, Jacopo Perazzoli, docente di Storia contemporanea, presenterà il romanzo di Ignazio Silone Fontamara (1933). Nel microcosmo di un paese abruzzese, la voce dei “cafoni” mette a nudo soprusi e inganni del potere con ironia amara e forza civile. Non solo un classico della letteratura, ma – anche dal punto di vista storico – un romanzo che riesce a dare parola a chi non l’aveva e, senza perdere la sua verve narrativa, diventa una lezione di dignità e giustizia.

La rassegna si chiude con due classici del canone occidentale: Ornella Discacciati, docente di Letteratura russa, presenterà Il dottor Živago di Boris Pasternak (1957), a Romano di Lombardia, il 27 aprile (ore 20.45). Il romanzo, reso celeberrimo in Italia anche per una fortunata trasposizione cinematografica, è un grande affresco storico della rivoluzione e della guerra civile, viste attraverso lo sguardo idealistico e poetico del protagonista. Al tempo stesso, però, è anche il racconto della vita tormentata di un artista, legato a un amore epico e (come tale) infelice. La vicenda editoriale del romanzo – segnata dalla censura – ha reso ancora più emblematico il suo messaggio di libertà interiore, facendo vincere al suo autore anche il Premio Nobel.

Sabato 16 maggio, alle ore 16.00, a Clusone, Michela Gardini, docente di Letteratura francese, leggerà la più celebre opera di Gustave Flaubert, Madame Bovary (1856). Costato al suo autore un processo per immoralità e oscenità, il romanzo sarà poi consacrato come uno dei grandi classici della modernità; la vicenda di Emma Bovary, infatti, smaschera desideri e illusioni della provincia borghese. I tristi casi della protagonista hanno trovato un così fermo radicamento nell’immaginario collettivo, da essere divenuti l’emblema dell’insoddisfazione spirituale, sublimata attraverso la costruzione di una personalità fittizia, attraverso il desiderio smanioso di evasione dalla realtà, fenomeno che appunto va sotto il nome di bovarismo.