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Liceo di Bergamo annulla l’incontro sulla Palestina con il giurista Ugo Giannangeli
Il giurista Ugo Giannangeli e studenti bergamaschi che manifestano per la Palestina

Ugo Giannangeli scrive la sua lettera di protesta, che arriva anche a Bergamonews: “È censura – afferma -. Sono un ‘pesce piccolo’, non sono Francesca Albanese, ma evidentemente si sono accorti che ho firmato, insieme ad altri 50 giuristi, una denuncia per complicità col genocidio palestinese del governo italiano, finita alla Corte penale internazionale”

“Allo studente non far sapere quanto è colpevole il potere”. S’intitola così la lettera di denuncia di Ugo Giannangeli, avvocato penalista che vive nel comasco, ha lavorato una vita a Milano (oggi è in pensione) e si impegna per il diritto in Palestina dagli Anni Ottanta.

Era stato invitato a intervenire in un liceo della bergamasca, di cui preferisce non fare il nome. Una cosa che fa da anni, come esperto in diritto internazionale e membro della “Scuola diritti umani”. Il programma prevedeva un incontro con 200 studenti: relatori lui, il giornalista di una testata nazionale (anche qui vige l’anonimato) e una donna palestinese, testimone diretta del genocidio. Un momento formativo che arrivava al termine di un percorso su pace e diritti, organizzato dalla scuola.

La sera poi, nella stessa struttura, si sarebbe tenuta un’assemblea pubblica per la cittadinanza, con gli stessi ospiti. Pochi giorni prima della data prevista, però, Giannangeli riceve una telefonata dal giornalista: “Meglio tu non venga”, gli dice.

“Ma come – reagisce lui -, è fissato da tempo, perché?”. Il giornalista gli riferisce che non c’è comunicazione ufficiale dalla scuola, l’avviso è stato affidato a lui. E si scusa.

L’avvocato Giannangeli, che sulle prime è tentato dall’idea di denunciare pubblicamente, scende poi a patti: se denuncia, salta l’incontro.

Così, decidono di dare priorità agli studenti: che abbiano la possibilità di chiudere il loro percorso, anche se con un relatore in meno.

Intanto, salta anche la serata per la cittadinanza: “Dicono per problemi legati agli orari di lavoro dei collaboratori scolastici, i bidelli – dice Giannangeli –. Ma chi lo sa, non abbiamo comunicazioni ufficiali”.

Finalmente la mattinata per gli studenti si svolge. E, a questo punto, Ugo Giannangeli scrive la sua lettera di protesta, che arriva anche a Bergamonews: “È censura – afferma -. Sono un ‘pesce piccolo’, non sono Francesca Albanese, ma evidentemente si sono accorti che ho firmato, insieme ad altri 50 giuristi, una denuncia per complicità col genocidio palestinese del governo italiano, finita alla Corte penale internazionale”.

A chi si riferisce quando dice “Si sono accorti”? “Mi piacerebbe saperlo – risponde, ricordando che non ha potuto parlare con la dirigenza scolastica -. Forse alcuni insegnanti hanno trovato su internet il mio nome, legato alla denuncia alla Corte internazionale, e hanno temuto ripercussioni. Non voglio fare nomi, perché non voglio creare loro problemi (e per questo Bergamonews non può chiedere una replica al dirigente scolastico – ndr). Ma mi chiedo dove stia andando la scuola di Valditara, vi si respira un clima di paura e intimidazione. Forse si stia applicando il Disegno di legge Romeo prima che sia diventato legge”.

Di quale Disegno di legge si tratta? “È in discussione al Senato – spiega Giannangeli -, è il testo base per il contrasto all’antisemitismo. Ma io sono un avvocato che ha sottoscritto un’azione giudiziaria, quanto di più pacifico e legittimo si possa immaginare”.