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“Caduta dalle scale”, ma in casa solo quattro gradini: in coma per le botte del marito, picchiata col tiragraffi

Vent’anni di violenze e soprusi, in cella 51enne di origini tunisine. La menzogna sulla telefonata al 118: “Ho chiamato io i soccorsi”, ma non era vero

Pradalunga. Sono quattro gradini in pietra, all’ingresso dell’abitazione, a smontare la versione dell’incidente domestico. Troppo pochi per giustificare un corpo devastato da fratture multiple, polmoni collassati e un’insufficienza respiratoria che ha costretto i medici a indurre il coma farmacologico.

In un primo momento è la stessa vittima a parlare di una caduta dalle scale, ma a parte quei quattro gradini in casa non c’è altro. Poco prima di perdere conoscenza, la donna racconta ai sanitari la verità. A picchiarla brutalmente è stato il marito, servendosi anche di un tiragraffi per gatti. L’uomo, 51 anni, tunisino, è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali gravissime.

L’ennesimo caso di violenza di genere arriva dalla Valle Seriana. È il 17 gennaio quando la donna viene trovata in gravissime nella sua abitazione a Pradalunga. Trasportata d’urgenza al Papa Giovanni di Bergamo, in ospedale arriva in codice rosso. La diagnosi è drammatica: pneumotorace traumatico bilaterale, fratture costali multiple su entrambi i lati, versamento pleurico, enfisema sottocutaneo e insufficienza respiratoria acuta.

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Anche i medici escludono la compatibilità delle lesioni con una caduta accidentale. Le indagini dei Carabinieri di Albino delineano un quadro di violenza domestica protratta per oltre vent’anni. Secondo gli inquirenti, la donna sarebbe stata vittima di reiterate aggressioni fisiche e verbali, vivendo in uno stato costante di ansia, paura e soggezione.

Determinanti le testimonianze raccolte: familiari che riferiscono di occhi neri e lividi sul corpo nel corso degli anni; negozianti che confermano di averla vista più volte con il volto tumefatto, segni attribuiti sempre a cadute accidentali. Un vicino racconta di minacce di morte e di aver assistito, il giorno dei fatti, alla chiamata ai soccorsi effettuata direttamente dalla donna e non dal marito, come invece dichiarato dall’uomo ai militari. Lo conferma anche la registrazione audio della telefonata al 118 acquisita dagli investigatori.

Davanti al gip Lucia Graziosi il 51enne si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il quadro indiziario è grave, il rischio di reiterazione concreto secondo il giudice. L’uomo viene descritto come violento e privo di autocontrollo, con condotte ispirate a dominio e prevaricazione. Lui è in carcere, mentre la donna resta ricoverata in condizioni critiche.