L’appuntamento è domenica 8 febbraio dalle 18 in Largo Rezzara
La Rete bergamasca contro la violenza di genere annuncia il nuovo presidio mensile che si terrà domenica 8 febbraio dalle 18 in Largo Rezzara a Bergamo.
Dall’organizzazione spiegano: “Lo spunto per il tema di questo presidio arriva dalla cronaca politica, con il vergognoso voltafaccia della maggioranza di governo rispetto all’introduzione nel nostro Codice penale del concetto di consenso nei rapporti sessuali. Nonostante la Camera dei Deputati avesse votato inizialmente a una norma basata esplicitamente sul consenso, nel passaggio al Senato per precisa volontà della maggioranza il testo è stato tradito e stravolto, cancellando di fatto il principio del “solo un sì e un sì” a favore di una visione retrograda. Sostituire il paradigma del ’consenso libero e attuale’, dato dalla persona senza alcuna costrizione e nel momento, con il concetto di dimostrare una ‘volontà contraria’ pone ancora una volta sulla vittima il peso di dimostrare che non se l’è cercata e che non ha voluto un rapporto imposto con la violenza. Insinua il dubbio del falso, della bugia: perpetua la comoda cultura maschilista patriarcale, che da secoli sostiene che le donne dicono no ma in realtà dicono sì, e che la parola della donna non è valida come quella dell’uomo. Dice subito alla donna che denuncia una violenza: ‘io non ti credo’”.
“A questo si aggiunge anche la rimodulazione della pena prevista per le violenze, con una graduazione che riflette l’idea inaccettabile che una violenza sessuale possa essere più o meno grave in base al modo in cui verrebbe commessa, negando l’identico trauma e l’identica lesione della dignità umana. La nuova proposta di testo attualmente in discussione è un enorme passo indietro in un percorso che ha bisogno di chiarezza e di un urgente azione di educazione per il cambiamento. Ricordiamo i numeri: nel mese di gennaio i centri antiviolenza di Bergamo e provincia hanno ricevuto 82 nuove chiamate e nel nostro paese si sono verificati 6 femminicidi” – aggiungono.
Infine, dall’organizzazione concludono: “Allargando lo sguardo, la Rete vuole anche ricordare che questa ultima “novità” italiana si inserisce in un quadro terribile a livello globale, in cui le donne continuano ad essere vittimizzate, oppresse e strumentalizzate. Pensiamo alle donne iraniane che continuano a sfidare un regime teocratico che le calpesta, pagando con la prigione e la vita il grido di “Donna Vita e Libertà”. Pensiamo alle donne dell’Afghanistan, a cui i Talebano oggi vietano persino di parlare tra loro. Pensiamo a quello che accade nel Rojava, che rischia di tornare sotto il controllo del governo siriano guidato da un’ex comandante dell’ISIS cancellando un modello sociale rivoluzionario, costruito sulla libertà e l’autodeterminazione delle donne. Continuano, nella generale disattenzione della gran parte dei mezzi di informazione, le sofferenze delle sorelle in Palestina e nel Sudan, devastati dalla guerra e dal genocidio. Mese per mese, la Rete si ritrova e invita la comunità a riflettere su questi scenari e far sentire la propria voce. Anche questo 8 febbraio lo diremo, e lo canteremo anche, grazie alle voci del coro queer ‘Fuori dal coro’ che parteciperò al presidio. Ci auguriamo un’ampia partecipazione”.