Il consigliere di centrodestra alla sindaca Elena Carnevali: “Il Comune di Bergamo non è un centro sociale, prenda le distanze”. Depositata in Consiglio comunale una mozione di censura urgente
Bergamo. Fa discutere un post condiviso sui social dell’assessora alla Pace del Comune di Bergamo, Marzia Marchesi. Al centro del dibattito gli eventi di Torino, con tre persone fermate e arrestate nei giorni scorsi con l’accusa di aver aggredito le forze dell’ordine durante una manifestazione a sostegno di Askatasuna, storico centro sociale del torinese.
Il contenuto finito sotto i riflettori non è stato scritto direttamente dall’assessora, ma è stato rilanciato sul suo profilo Facebook. “Il mio ‘lavoro’ di stamattina – si legge nel post condiviso dall’assessora di Bergamo – è pubblicare i video delle violenze della polizia del 31 gennaio a Torino tra i commenti ai post di tutti quei politici, giornalisti e persino preti che si dicono ‘progressisti’ ma che si sperticano nel ‘condannare’ le violenze di una decina di persone verso un poliziotto, avvenute DOPO quelle dei poliziotti verso decine di manifestanti e persino giornalisti. Quella che dovrebbe essere raccontata come una repressione arbitrariamente violenta di una manifestazione viene invece raccontata come fosse una insurrezione armata. A me non preoccupa il fascismo di chi è al potere, mi preoccupa quello di chi gli lecca il culo”.
A intervenire duramente sulla vicenda è il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Arrigo Tremaglia. Alla sindaca Elena Carnevali chiede di prendere una posizione netta rispetto alla scelta dell’assessora Marchesi e ha depositato in Consiglio comunale una mozione di censura urgente. “Il Comune di Bergamo – scrive Tremaglia – non è un centro sociale: giustificare la violenza e delegittimare lo Stato sono parole indegne per un assessore di Bergamo, la sindaca prenda le distanze. L’assessore del Comune di Bergamo Marzia Marchesi ha condiviso un post sui fatti di Torino del 31 gennaio che va ben oltre una legittima opinione politica. Un post che giustifica e minimizza le violenze contro le forze dell’ordine, descrive l’intervento della polizia come ‘repressione arbitrariamente violenta’, parla di ‘fascismo di chi è al potere’, riferendosi chiaramente al governo Meloni; addirittura delegittima chi condanna la violenza, accusandolo di essere ‘complice’ del potere. Questo linguaggio non è degno di un amministratore pubblico. Il Comune di Bergamo non è un centro sociale, né una bacheca per slogan ideologici estremi. Chi ricopre un ruolo istituzionale ha il dovere di non giustificare la violenza, di non delegittimare lo Stato, di non insultare le istituzioni e chi le rappresenta, di non alimentare odio e contrapposizione sociale. Si può discutere di tutto, anche criticare, per carità. Ma legittimare la violenza e attaccare lo Stato da una posizione istituzionale è un fatto grave, che non può passare sotto silenzio. Per questo chiedo alla sindaca di prendere pubblicamente le distanze da queste gravissime affermazioni. Il silenzio, in casi come questo, diventa una forma di assenso. Secondo voi, una persona che si esprime in questo modo può ricoprire un ruolo istituzionale così importante?”.
Contattata sulla questione, l’assessora Marchesi non era al momento disponibile per una replica.
Intanto interviene il segretario del Pd cittadino, Alessandro De Bernardis: “Nessuna giustificazione della violenza da parte dell’assessora, ma una semplice contrarietà alla strumentalizzazione politica che la destra sta facendo. Questo è sufficientemente evidente anche solo leggendo quando scritto nel post condiviso dall’assessora, per quanto sia diretto e colorito, ma la destra cittadina preferisce fare una sterile propaganda politica che è poco rispettosa soprattutto delle persone che in quei contesti la violenza l’hanno subita sulla propria pelle”.