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Da Villa d’Almè al centro di Bergamo, dove Ambra Matera, una runner che si alza all’alba per correre insieme al suo gruppo di amici, ha acceso il braciere. Lo spazio agli sportivi (troppo poco?) e la presenza della politica: il racconto del viaggio della torcia attraverso le immagini

Bergamo. Una piccola fiamma può scaldare migliaia di cuori. Anche in una fredda giornata d’inverno, in cui il cielo sopra le Orobie è ingrigito dalle nuvole cariche di pioggia che scaricano le gocce proprio sul più bello. Un classico. Neanche l’acqua però può spegnere il fuoco che arde sulla punta della torcia e che lunedì 2 febbraio ha attraversato la provincia di Bergamo, partendo da Villa d’Almè e arrivando fino a largo Belotti, passando per le mani di 117 tedofori. Tutti con storie differenti: dagli impiegati agli imprenditori, dagli atleti ai lavoratori nel mondo dello spettacolo. E chi più ne ha, più ne metta.

L’ultima della serie si chiama Ambra Matera. Ha 36 anni, un compagno, una figlia di nome Sofia. Vive a Campagnola e fa parte dei “Podisti Insonni”, un gruppo di amici che quasi ogni mattina si alza alle 5:30 per correre insieme. Come molti altri, ha compilato l’application online per candidarsi. “L’ho saputo solo stamattina”, racconta a metà tra l’emozionata e l’incredula, dopo aver poggiato il fuoco nel braciere sul palco, tra una foto e un abbraccio dei suoi cari.

Trasmette gioia. Come lei, decine di altre persone comuni. Mauro Pelucchi, ingegnere di Carvico, ciclista e podista che in mattinata è stato il primo frazionista. O l’insegnante di ginnastica artistica Clara Savoldi, che ha ceduto alle lacrime quando ha preso in mano la fiaccola a Colle Aperto.

tedoforo villa d'almè

Tutti travolti dalle emozioni, ma sorridenti, positivi. Persone che lo sport lo vivono ogni giorno e che con le loro storie fanno da contrasto al caos della carovana degli sponsor che apre la strada alla torcia. Nel percorso mattutino contornano il passaggio centinaia di bambini delle scuole, compreso il momento dell’arrivo allo stadio di Bergamo.

Abbracciano i tedofori, toccano la fiaccola, incuriositi da quel bastone carico di magia che irradia dei valori dello sport. Quelli veri. Rappresentati da chi ogni settimana li porta con sé in campo. Come Michela Moioli, tedofora nella sua Alzano ma tra pochi giorni sulla neve di Livigno a caccia di medaglie per la sua collezione.

Michela Moioli porta la fiamma olimpica ad AlzanoMichela Moioli

O Rebecca Ghilardi e Filippo Ambrosini, che saranno protagonisti sul ghiaccio. Mauro Bernardi, maestro di sci paralimpico, Dario Merelli dell’Asd Omero, Ilaria Galbusera, capitana della nazionale di pallavolo sorde e tedofora nel primo tratto in città. Diego Flaccatori, cestista bergamasco dell’Olimpia Milano.

E poi il più atteso di tutti, Marten de Roon, capitano dell’Atalanta. Sono stati tutti ospiti sul palco in attesa della fiaccola. Hanno avuto quasi meno spazio di quanto sia stato dedicato ai rappresentanti della politica e delle istituzioni cittadine.

Generico febbraio 2026

Una linea un po’ tristemente coerente con quel che è stato finora il percorso di avvicinamento a Milano-Cortina. Non c’è mai stata l’impressione che si trattasse di un evento sportivo, coinvolgente per la gente che ama e pratica sport, ma qualcosa di relegato ai palazzi, dai cantieri in ritardo ai casi più o meno mediatici che hanno accompagnato gli ultimi mesi e anni.

Il passaggio della fiamma, invece, ha dato a tutto un senso diverso. Perché “noi bergamaschi siamo belli perché ci mettiamo il cuore” afferma una commossa Ilaria Galbusera di fronte a centinaia di persone che hanno sfidato la pioggia e il freddo pur di poterci essere. Quello sì, è spirito olimpico.

Ed è qualcosa che “va oltre lo sport”, rimarca Marten de Roon, “perché rispecchia valori che i bergamaschi mettono ogni giorno”, per poi correggersi, “noi bergamaschi”, evidenziando il suo legame con la città che la sua famiglia chiama orgogliosamente “casa”.

Ecco perché è impossibile rimanere impassibili di fronte all’immagine della fiamma che transita nei luoghi simbolo di Bergamo e sulle Mura, illuminando il cielo buio. Unendo la provincia, da Sorisole a Ponteranica, le valli e l’hinterland, fino a Nembro, Alzano, Ranica e Seriate, alla città. Unite nel segno dei cinque cerchi, di una fiamma che riconcilia con i valori dello sport. E li restituisce alla gente.