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“Segnalate prof di sinistra”, i docenti del Lussana rispondono ai giovani di FdI: “Nella scuola pubblica non c’è spazio per queste cose”
Il liceo Lussana di Bergamo

Gli insegnanti del liceo di Bergamo sui volantini affissi da Azione Studentesca: “Iniziativa riprovevole. L’educazione civica si basa sul confronto”. La posizione degli studenti: “Inaccettabile attacco alla scuola democratica”

Bergamo. Sono gli insegnanti del liceo Lussana i primi a prendere posizione in città sul questionario di Azione Studentesca distribuito nelle scuole di tutto il Paese che sollecita gli studenti a segnalare i “professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni”. Lo hanno fatto con una dichiarazione condivisa, non schierata politicamente, che ha acquisito forma scritta in un documento collocato in sala insegnanti nella mattina di sabato 31 gennaio per la libera adesione dei docenti dell’istituto.

Sulle firme raccolta non ci sono ancora numeri precisi, ma nei diversi consigli di classe molti professori negli scorsi giorni hanno espresso il desiderio di una presa di posizione chiara. “Ho cercato di affrontare la questione con gli studenti delle classi quinte – spiega Giovanni Parimbelli, storico professore di Storia e Filosofia del liceo Lussana, dove è arrivato nel 1997 -. Non abbiamo parlato dell’indignazione morale per un presunto tentativo di individuare i professori schierati, ma dell’evidente ingenuità culturale che traspare dalla pretesa di una comunicazione neutrale. L’educazione civica è fatta di confronto, portato avanti con pacatezza e misura nel rispetto dei diversi punti di vista”.

Il caso a Bergamo è scoppiato lunedì 26 gennaio. I manifesti affissi fuori da scuole e università dallo storico movimento studentesco di estrema destra – ricostituito nel 2016 come organizzazione studentesca di Gioventù Nazionale, la giovanile di Fratelli d’Italia – riportano un codice QR. Scansionandolo, si viene rimandati a un questionario con una serie di domande da rispondere in modo anonimo. Tra queste, una sulla politicizzazione delle aule con un invito a descrivere “uno dei casi più eclatanti” in cui un professore “di sinistra” avrebbe fatto propaganda.

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Un’iniziativa, secondo i professori del Lussana che hanno sottoscritto il documento, “deprecabile nel merito e nella forma. Nello spazio della scuola pubblica – scrivono i docenti – alla base della relazione culturale e didattica devono essere i principi del confronto pluralistico e responsabile all’interno del quale i diversi punti di vista si confrontano in forma argomentata e rispettosa delle posizioni altrui”.

“Appare – continua il testo – culturalmente povera la convinzione che sia possibile, soprattutto in determinati ambiti disciplinari, offrire prospettive impregiudicate e presunte neutrali. Non si tratta di aspirare ad un’impossibile oggettività di prospettiva, ma piuttosto di giustificare argomentativamente interpretazioni e giudizi nel rispetto e nell’ascolto di quelli altrui. Ci pare questo il compito eminente di una formazione critica e aperta, propria di una società democratica, nella quale solo può maturare una coscienza civile adulta”.

La destra, quella nazionale ma anche quella bergamasca, ha provato a stemperare il senso politico dell’iniziativa affermando che non avrebbe carattere intimidatorio o antidemocratico dal momento che l’assenza di nomi e cognomi non permetterebbe di evocare liste di proscrizione. “Derubricare l’iniziativa a una magari maldestra richiesta di maggiore rigore e obiettività culturale da parte degli insegnanti non solo ci pare discutibile culturalmente, ma anche improprio sul piano istituzionale – osservano i professori -. Per la propria stessa natura, la scuola dovrebbe avvertire la responsabilità di ribadire le condizioni imprescindibili del proprio lavoro e del proprio compito di educazione alla cittadinanza ogni volta che i valori fondativi che ne stanno alla base appaiono violati”.

Anche gli studenti del Lussana hanno scelto di prendere posizione sul tema, con un testo pubblicato sulla loro pagina social ufficiale. “Il contenuto dei manifesti di Azione Studentesca è profondamente allarmante – si legge -. Riteniamo inaccettabile che un’iniziativa di questo tipo si proponga di raccogliere informazioni da utilizzare in un’indagine da sottoporre all’attenzione dell’esecutivo: i dati raccolti risultano privi di valore statistico, non sono né verificabili nè oggettivi. Si tratta – concludono gli studenti – di un attacco alla scuola democratica fondata sui valori della Costituzione Italiana che tutela e garantisce la libertà di insegnamento e la libertà di manifestazione del pensiero, due pilastri irrinunciabili del sistema educativo”.

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