L'elenco
|Tutti i vincitori dell’Orobie Film Festival: voci dalla montagna lombarda e dalle ‘terre alte’
L’elenco dei premiati per i concorsi di cinema, fotografia e letteratura: la cerimonia nella mattina di sabato 31 gennaio in sala Galmozzi
Sabato mattina, 31 gennaio, in sala Galmozzi si è svolta la cerimonia di premiazione dei concorsi cinematografico, fotografico e letterario dell’Orobie Film Festival, organizzato da Montagna Italia con la direzione artistica di Roberto Gualdi. Ecco tutti i premiati in ogni sezione dei vari concorsi.
Premio letterario “Walter Bonatti – racconti di montagna”
Primo classificato – “Il più nobile scoglio d’Europa” di Enrica Tais
“Il racconto si fa apprezzare per lo stile fluido e luminoso e l’ironia lieve che, con un ritmo ben calibrato tra introspezione, ricostruzione e tensione narrativa, non attenua ma esalta la forza poetica della storia. La solidità della documentazione storica permette alla voce narrante femminile di restituire l’atmosfera di un’epoca, l’essenza del grande racconto collettivo dell’alpinismo ottocentesco e, insieme, la verità intima di un desiderio che non conosce confini geografici né convenzioni sociali. Il tema dell’emancipazione femminile si intreccia alla storia senza forzature, attraverso il contrasto fra un sogno che chiede di diventare esperienza e un contesto che prova a limitarlo. L’autrice restituisce così alla montagna la sua duplice natura: luogo di prova e di bellezza, ma anche spazio simbolico nel quale si misurano i confini – e le possibilità – della libertà personale. La montagna, dunque, come sfondo ma anche custode di un’appartenenza che continua a vibrare lontano dalle sue cime”.
Secondo classificato – “Il pomodoro blu” di Juri Secli
“Il racconto si distingue per la forza immaginativa con cui riesce a dare voce alla montagna e alla terra, trasformando elementi inanimati in presenze vive. L’autore costruisce un mondo in cui il ritmo della natura diventa linguaggio, e in cui anche un seme portatore di un’anomalia può generare una rivelazione. A emergere è una prospettiva originale sul rapporto fra l’essere umano e l’ambiente alpino: la montagna non è solo uno sfondo, ma interlocutrice, l’orto non è uno spazio di controllo, ma esprime un gesto di alleanza con gli elementi e il tempo della natura. Lo stile limpido e poetico cesella immagini essenziali, la prosa non si impone, ma con eleganza e discrezione lascia affiorare dalla storia una forte tensione simbolica. La comparsa ricorrente di un segno, e il finale aperto, lascia intravedere un futuro possibile per le terre alte, una speranza che nasce dalla natura stessa – o forse da qualcosa di più grande – e che si manifesta in forma di eccezione, di resistenza, di mistero”.
Terzo classificato – “Maria e la montagna” di Nerio Vespertin
“Il testo, con forza simbolica, affronta il tema trasformando la montagna nella metafora di una difficile condizione esistenziale e un doloroso vissuto intimo. L’autore, con una scrittura essenziale e incisiva, capace di coinvolgere, riesce a dare corpo e rendere visibile il conflitto silenzioso che abita la giovane protagonista: una tensione continua tra la spinta a reagire osando la risalita, e la tentazione di rinunciare e lasciarsi sprofondare nel buio. Nel racconto la montagna si svela progressivamente, e con chiarezza solo in ultimo, come immagine di un’oppressione. Ma la montagna concreta è anche lo spazio fisico di trasformazione: ambiente reale davanti al quale si compie un processo di emancipazione e riappropriazione di sé, attraverso la relazione decisiva con una figura-guida. Il paesaggio alpino, con gli elementi che lo caratterizzano, accompagna così la nascita emozionante di un coraggio nuovo, l’avvio di un cammino di libertà nella scelta della vita”.
Premio Provincia di Bergamo, concorso fotografico
“Sospesi oltre le nubi” di Mauro Lanfranchi
La fotografia evidenzia il rapporto che si crea tra la solida massiccia imponente montagna e la silenziosa rispettosa presenza umana che la sta faticosamente conquistando. Lo scatto coglie il momento in cui i due alpinisti, oltrepassate le nuvole, dopo impegnativa faticosa arrampicata, raggiunta la sottile cresta di vetta, avanzano a conquistare la cima. In quel momento si crea un rapporto di equilibrio tra l’uomo, le nuvole pacificamente dilaganti, la montagna sempre dominante, ma raggiunta, conquistata. L’immagine trasmette con semplicità, spontaneità ed immediatezza il messaggio di come deve essere la presenza dell’uomo, dell’escursionista , dell’alpinista nel rapporto con la montagna.
“Sospesi oltre le nubi” di Mauro LanfranchiConcorso cinematografico
Premio della giuria organizzativa, miglior reportage televisivo 2026 a Mediaset: “K2 La gloria e il segreto” di Gianluca Mazzini e Fabrizio Boni
“Al miglior reportage televisivo che parla della montagna e dei suoi personaggi. Un film ben costruito che racconta una storia nella storia: quella della grande vittoria italiana e quella degli uomini che l’anno resa possibile. Un documentario capace di avvicinare il grande pubblico.”
Menizone della giuria: “Solidi” di Chiara Guglielmina
Un film molto particolare, fuori dal contesto delle altre proposte, ma che colpisce l’animo di ogni spettatore in modo profondo e perenne. Non è il Nepal degli alpinisti o dei trekker: è il Nepal della gente che lì vive, in povertà ma con tanta dignità. Un film che fa pensare. La protagonista, di 85 anni, è la nonna di tutti noi. E non possiamo che esserne vicini, con affetto e con rispetto, anche perché contribuisce a custodire, come tanti suoi connazionali, la montagna che noi amiamo.
Premio Università degli Studi di Bergamo: “Solidi “di Chiara Guglielmina
Il film Solidi emerge come l’opera che più profondamente interpreta lo spirito del Festival, restituendo alla montagna il suo ruolo di spazio vissuto, fragile e prezioso. Le/gli studenti hanno riconosciuto nel documentario una rara capacità di unire rigore formale ed empatia, grazie a una narrazione che dà voce alla comunità himalayana e valorizza la resilienza quotidiana dei locali. Il ritratto di Kinsang, autentico e mai esotizzante, invita a ripensare il rapporto tra essere umano e ambiente secondo una logica di cura e attenzione. Solidi rende visibile ciò che spesso resta ai margini: il lavoro silenzioso che mantiene in vita gli ecosistemi montani, la precarietà dei servizi essenziali, gli effetti del turismo e la necessità di un approccio più consapevole. Il film modifica lo sguardo dello spettatore, generando una consapevolezza duratura e un senso di responsabilità verso territori spesso dimenticati. Per la sua intensità, completezza e forza etica, Solidi rappresenta pienamente il valore culturale e umano che questo Premio desidera riconoscere.
Premio Fondazione Riccardo Cassin: “Ho cambiato passo” di Andrea Cristini, Elena Maggioni e Ramona Mismetti
Le disabilità fisiche molto spesso non frenano entusiasmo, coraggio e voglia di vivere. Lo dimostra un gruppo di impavidi alpinisti che pur con difficoltà, dolori e sacrificio si ostinano a frequentare la montagna per non essere da meno rispetto agli altri. Un esempio di grande resilienza che vede i monti orobici come palcoscenico spettacolare.
Premio Bim Bergamo: “Walter Bonatti a Bardonecchia” di Riccardo Topazio
Il film ripercorre la storia alpinistica e sportiva di Walter Bonatti e soprattutto il suo legame con Bardonecchia che lo vide imporsi all’inizio della sua gloriosa carriera quale campione dello sport. Non mancano le cronache alpinistiche dell’epoca attraverso numerosi spezzoni cinematografici, indugiando sull’impresa italiana al K2, di cui Bonatti fu artefice riconosciuto dopo lunghi anni di silenzio.
Premio Comune di Seriate: “Odyssea borealis” di Alessandro Beltrame
Il racconto entusiasmante di una grande impresa in Groenlandia preceduta da un lungo avvicinamento in kayak in acque ghiacciate con protagonisti 4 alpinisti tra cui Matteo Della Bordella. La salita del Droneren lungo la bella parete nord ovest ancora inviolata è l’epilogo di un film che ha saputo coniugare esplorazione, avventura e grande alpinismo.


