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Ponte San Pietro, inaugurata via Papa Giovanni XXIII dopo i lavori di riqualificazione

L’arteria riqualificata è stata inaugurata al termine di 6 mesi di cantiere. Svelato il totem dedicato al ‘Papa Buono’, il vescovo Beschi: “Le sue parole ispirino il nostro modo di vivere”

Ponte San Pietro. Sono terminati i lavori di riqualificazione di via Papa Giovanni XXIII, un progetto di rigenerazione urbana finanziato dall’amministrazione comunale con un investimento di 675 mila euro che ha riguardato la principale strada del quartiere Villaggio Santa Maria, lunga circa mezzo chilometro.

L’inaugurazione si è svolta sabato 31 gennaio verso le 15 di fronte alla scuola elementare: sono intervenute le autorità ed è stato scoperto il totem dedicato al Papa Buono che riporta il profilo del pontefice e lo storico ed emblematico ‘Discorso alla Luna‘ dell’ottobre 1962. La benedizione è stata impartita dal vescovo di Bergamo,Mons. Francesco Beschi, presente in questi giorni in visita pastorale nelle parrocchie di Ponte e del Villaggio. Presenti alla cerimonia anche il presidente della Provincia di Bergamo, Pasquale Gandolfi, e i rappresentanti delle forze dell’ordine e delle associazioni d’arma.

La strada è stata costruita durante l’espansione edilizia dell’allora Villaggio Caproni tra gli anni ’50 e gli anni ’70 e attraversa il quartiere lambendo numerose abitazioni, alcune delle quali di recente edificazione, oltre alla scuola e l’ambulatorio comunale. Nelle vicinanze si collocano altri luoghi aggregativi come l’oratorio con l’asilo. Inoltre, è anche un’arteria di collegamento da e per la stazione ferroviaria e la caserma dei carabinieri.

“La riqualificazione di via Papa Giovanni XXIII, attesa da tempo, era uno dei principali obiettivi del nostro programma di mandato: lo abbiamo realizzato con concretezza, capacità di programmazione e piena soddisfazione sia dell’amministrazione sia della cittadinanza – afferna il sindaco Matteo Macoli -. Il risultato finale è sotto gli occhi di tutti: marciapiedi ampi, percorribili in qualsiasi condizione e con superficie drenante, corsia ciclabile, illuminazione ben visibile, 100 nuove alberature, nuova pavimentazione stradale non solo per via Papa Giovanni XXIII ma anche via San Carlo, via De Gasperi, via Barbarigo, via Palazzolo e via Santa Caterina. Era inaccettabile vedere pedoni, carrozzine, passeggini e deambulatori costretti da decenni a transitare in mezzo alla strada in condizioni di assoluta insicurezza: l’intervento sarà completato e impreziosito con l’installazione di un paio di totem espositivi e commemorativi”.

Il progetto dal punto di vista tecnico è stato seguito dall’ufficio tecnico, rappresentato alla cerimonia dall’architetto Oliviero Rota, ed è stato curato dall’architetto Paola Corsi e dall’agronomo Marco Teli, mentre i lavori sono stati eseguiti dalla ditta 3V di Cisano Bergamasco: il cantiere si è sviluppato nell’arco di sei mesi.

L’opera ha previsto l’adeguamento della carreggiata uniformandone la sezione lungo tutta la lunghezza, la realizzazione di marciapiedi con larghezza a norma e tali da garantire l’abbattimento delle barriere architettoniche e la realizzazione di un viale alberato idoneo con alberature su entrambi i lati (un centinaio in totale, in numero maggiore rispetto alle precedenti): le radici delle piante rimosse avevano deteriorato il manto stradale rendendo impraticabile il marciapiede. È stato inoltre previsto il posizionamento di paletti parapedonali, panchine per la sosta e la realizzazione di una piattaforma rialzata all’ingresso della scuola.

La riflessione di Monsignor Francesco Beschi durante la cerimonia di inaugurazione si è incentrato attorno alla parola ‘riqualificazione‘: “Tutti noi riconosciamo l’eccezionalità di Papa Giovanni XXIII e la sua memoria è viva ancora oggi in tutto il mondo. Chi lo incontrava si sentiva riqualificato nell’anima; con la sua presenza e la sua fede limpida, semplice rendeva migliori le persone con cui entrava in contatto. Questo lavoro, così  importante per la comunità di Ponte San Pietro, evoca qualcosa di grande: lasciamo che ispiri il nostro modo di vivere insieme e la possibilità che ognuno metta l’Altro nella condizione di esprimere il meglio di sè”.