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Sanità, c’era una volta l’eccellenza lombarda. La cura del Pd: “Sistema lontano dai bisogni delle persone”
L'inaugurazione della campagna

In provincia una nuova campagna del Partito Democratico per difendere il diritto alla salute: “Liste d’attesa e problemi di accesso al servizio: ogni giorno migliaia di segnalazioni”

Bergamo. “La destra si è seduta come se tutto andasse bene, ma la narrazione della Lombardia come eccellenza nazionale non funziona più: siamo al sesto posto in Italia. La popolazione sta inesorabilmente invecchiando: se al sistema sanitario nazionale non viene data oggi la giusta importanza, sarà sempre più faticoso”. Così il consigliere regionale Davide Casati inaugura nella sede provinciale del Pd in via San Lazzaro la nuova campagna ‘Sanità in affanno’ con cui il partito vuole ergersi a difesa del diritto alla cura.

Lo scorso maggio la delegata Sanità del Pd Provinciale, Francesca Riccardi, ha incontrato i rappresentanti del personale sanitario delle Asst bergamasche. “Un sistema sotto pressione che rischia drammaticamente di allontanarsi dai bisogni delle persone – spiega Riccardi -. Seppur in una situazione di enorme squilibrio rispetto al privato, ho percepito un’affezione encomiabile degli operatori alla sanità pubblica”.

Le segnalazioni sui disservizi del sistema sanitario sono migliaia ogni giorno, alcune delle quali confluiscono nel portale ‘Con la salute non si scherza’, lo specchio online dell’iniziativa lanciata dal gruppo regionale del partito nel 2022. La fotografia è chiara: liste d’attesa infinite, inosservanza dei tempi richiesti dalle normative e malfunzionamenti dei software informatici che permettono di accedere al servizio. “Un sistema in affanno – sentenzia Casati -. I software si inceppano causando ulteriori problemi e ritardi nell’erogazione delle ricette”.

Alcuni dati, ormai consolidati, restituiscono compiutamente la gravità della situazione. Il 10% dei lombardi rinuncia alle cure di cui avrebbe bisogno, ma nonostante ciò nel territorio regionale ogni anno i cittadini spendono 10 miliardi di euro di tasca propria per colmare le lacune del servizio sanitario nazionale. “Un enorme problema sociale – riflette Jacopo Scandella, consigliere regionale -. Le persone che non trovano risposta ad un bisogno primario di salute si sentono sempre meno vincolate alla partecipazione democratica che è alla base della nostra società”.

I dem hanno così deciso di organizzare un tour di quattro incontri di restituzione alla cittadinanza, uno per ogni territorio di competenza delle Asst provinciali e un evento extra in Val Brembana. “Formalmente ricade nell’area dell’Asst Papa Giovanni, ma ha bisogni diversi rispetto alla Grande Bergamo”, precisa Riccardi. Date e location degli incontri, che saranno in primavera, sono ancora in fase di definizione.

In una quarantina di comuni bergamaschi, i più popolosi e quelli che ospitano presidi sanitari, nelle prossime settimane compariranno i manifesti della campagna con lo slogan ‘Vuoi curarti? Con la destra aspetti e speri o paghi’ su sfondo rosso. “L’obiettivo è creare sensibilità, far capire che soluzioni esistono – spiega il segretario provinciale del PdGabriele Giudici -. È doveroso identificare le responsabilità che hanno portato a questa sanità ingiusta, in cui solo se paghi vai avanti. E a farne le spese è la parte più fragile della popolazione”.

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Lo scorso anno il Pd ha portato in Consiglio regionale una proposta di legge di iniziativa popolare, sostenuta da più di 100 mila firme, per la riforma della sanità lombarda. Provvedimento bocciato dall’aula il 21 ottobre, con la maggioranza di centrodestra che ha respinto il passaggio agli articoli interrompendo l’iter della proposta. “Una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini – sostiene Casati -. La Regione deve tornare a essere pianificatrice fissando il volume delle prestazioni che ogni ospedale deve erogare e monitorando il rispetto dell’equilibrio tra settore pubblico e libera professione”.

A tratti drammatica la situazione nei territori marginali della provincia. “In montagna si sentono maggiormente gli effetti della privatizzazione – osserva Scandella -. Economicamente la periferia è meno attrattiva: il profitto cala e il privato è carente. Servono incentivi di carriera per il personale sanitario che decide di lavorarci e parametri differenziati per pagare le prestazioni in base al territorio di riferimento”.

Anche negli ospedali bergamaschi da fine dicembre è iniziata l’implementazione dei software del Cup (Centro Unico di Prenotazione) regionale, tentativo di centralizzare il sistema per prenotare visite specialistiche ed esami diagnostici, sia nel servizio pubblico che privato accreditato, in tutta la Lombardia. “Manca però la disponibilità di tutti gli attori in gioco a sentirsi parte del sistema”, avverte Scandella. L’unificazione delle prenotazioni a livello regionale era prevista sin dalla riforma Maroni del 2015: per avviare l’intervento che garantisse interoperabilità tra i sistemi sono stati stanziati fino a più di 50 milioni di euro. “Continua a mancare trasparenza – ribadisce Casati -. Un’agenda unica con tutti gli slot ancora non esiste”.

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