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Fine vita, a Mapello dialogo con Giuseppe Remuzzi

Appuntamento giovedì 20 febbraio all’Auditorium Papa Giovanni XXIII

Venerdì 20 febbraio alle 21 all’Auditorium Papa Giovanni XXIII, a Mapello, si terrà un incontro dal titolo “Vita, cura, scelta: dialogo sul fine vita”.
Interverrà il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto Mario Negri, che ha affrontato il tema del fine vita nel suo nuovo libro “In punta di piedi”.

Sinossi del libro

“Le persone che stanno per morire devono poter scegliere” ricordava l’arcivescovo Desmond Tutu quando sentì avvicinarsi il momento di lasciare questa terra. “Anch’io in passato, come tanti vescovi, mi ero opposto alla possibilità che qualcuno fosse aiutato a morire. Poi ho cambiato idea”. La vita, come si sente dire spesso, è sacra; ma anche la morte è parte della vita, e riconoscerlo è il primo passo per restituirle dignità. Da qui prende avvio la riflessione di Giuseppe Remuzzi su un confine che riguarda tutti, ma che continuiamo a considerare estraneo. Viene dunque da domandarsi: perché, se possiamo disporre della nostra esistenza in tutto e per tutto, non dovremmo poter disporre anche della nostra morte? Perché si possono rifiutare le terapie per le malattie curabili, ma non la respirazione forzata, l’idratazione, l’alimentazione e tutte quelle pratiche che tra sformano i momenti più intimi della vita in un tormento? “Di medico non c’è più nulla” ha scritto Gustavo Zagrebelsky a proposito delle leggi che cercano di normare ciò che appartiene invece all’intimità delle persone. La legge, d’altronde, è il luogo meno adatto per depositare le nostre ultime volontà: gli ultimi momenti della vita devono restare tra il paziente, il suo medico e chi gli è caro. Anche il grande cardiochirurgo Michael DeBakey, operato a novantasette anni, diceva che “medici bravi, che conoscono i loro ammalati, devono poter decidere senza bisogno di comitati”. È in quella relazione di fiducia, nella conoscenza reciproca, che la medicina ritrova la sua verità più profonda. In queste pagine lucide e piene di compassione, Remuzzi parla con rispetto della vita proprio perché osa parlare, senza paura, della morte. Ci invita così a guardare ciò che più ci spaventa, ma solo per scoprire che anche nell’ultimo tratto dell’esistenza può esserci consapevolezza, libertà, e perfino pace.

L’iniziativa rientra nel programma della rassegna “Tierra!”.