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Emergenza carceri: Azione interroga il Ministro Nordio sulla situazione a Bergamo

Carenza di educatori, personale sanitario insufficiente, condizioni di vita disumane e aggressioni al personale; Benzoni: “La casa circondariale di Bergamo non è un caso isolato”

Bergamo. Dopo i recenti appelli lanciati anche dalla sindaca Elena Carnevali, Azione Bergamo mantiene alta l’attenzione sulla situazione della struttura penitenziaria di Via Monte Gleno. Alla luce dei fatti di cronaca, delle parole della direttrice AntoninaD’Onofrio e di una presenza di detenuti cronicamente prossima al doppio dei posti regolamentari, Azione ha presentato una interrogazione indirizzata al Guardasigilli Nordio.
Nel testo, depositato dal vicecapogruppo di Azione alla Camera e segretario regionale per la Lombardia Fabrizio Benzoni, da tempo impegnato sul tema del carcere, si chiede al Ministro Nordio quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di migliorare la vivibilità e ripristinare condizioni di dignità e sicurezza, mediante il rafforzamento degli organici della polizia penitenziaria e del personale educativo e amministrativo, nonché il potenziamento dei presìdi sanitari, all’interno della casa circondariale di Bergamo; se intenda adottare iniziative di competenza, anche normative, di carattere strutturale per l’incremento delle misure alternative alla detenzione e per il rafforzamento dell’ufficio per l’esecuzione penale esterna, al fine di sostenere percorsi di formazione, lavoro, istruzione e reinserimento, in collaborazione con enti locali e terzo settore della provincia di Bergamo, e ridurre il tasso di sovraffollamento – ormai prossimo ad una percentuale del 200% – della casa circondariale don Fausto Resmini.
“La casa circondariale di Bergamo non è un caso isolato”, osserva il deputato Benzoni. “All’emergenza del sovraffollamento, con un numero di detenuti che ha raggiunto quasi il doppio della capienza regolamentare, si aggiunge la palese carenza di personale educativo, sanitario e di polizia penitenziaria. Questo è lo specchio di una situazione che riguarda tutti gli istituti penitenziari del nostro Paese. Secondo i dati ministeriali, molte strutture sono strutturalmente incapaci di garantire sicurezza, dignità umana e percorsi di rieducazione, come previsto dalla nostra Costituzione. Un carcere non può essere un luogo dove si sopravvive alla pena, ma deve restituire alla società persone realmente riabilitate. Tuttavia, la realtà quotidiana è diversa: grave carenza di educatori, personale sanitario insufficiente, condizioni di vita disumane e frequenti aggressioni al personale confermano che non si sta facendo ciò che è necessario per rispettare l’art. 27 della Costituzione”.
A Benzoni fa eco il segretario provinciale, Rossano Pirola: “Come Azione Bergamo abbiamo visitato il carcere, organizzato incontri sul tema e sostenuto la raccolta fondi promossa dall’associazione Carcere e Territorio Bergamo Aps per finanziare le borse lavoro per i detenuti, considerate strumento fondamentale per il loro reinserimento e per ridurre la recidiva. Al contrario, in Italia, circa il 70% delle persone che escono dal carcere torna a delinquere, un dato allarmante rispetto alla media europea, che si attesta tra il 15% e il 20%. Si aggiunga che nell’anno 2025 in Italia 80 detenuti si sono tolti la vita: tutto ciò è inaccettabile. In attesa di risposta da parte del Ministero, continueremo a vigilare sulla situazione”.