Logo

Temi del giorno:

Dalmine scalpita per il passaggio della fiamma Olimpica. Paola Magoni dopo la rinuncia: “Nessun rancore, Malagò mi ha chiamata”

Martedì 3 febbraio alle 7:45 del mattino si partirà da via Verdi. Nella serata del 30 gennaio all’interno del CUS una serata preparatoria al grande giorno. Ospite la campionessa olimpica di Sarajevo: “All’arrivo mi girai e vidi mio padre. Non portare la fiaccola è una scelta mia, non faccio polemiche”

La comunità di Dalmine ha ormai da tempo segnato con il circoletto rosso la data di martedì 3 febbraio. Quel giorno, lungo le vie della cittadina bergamasca, transiterà la fiamma Olimpica dei giochi invernali di Milano Cortina 2026, al via il 6 febbraio prossimo.

Una giornata che non inizierà all’alba, ma poco ci manca: alle 7:45 del mattino è prevista la partenza da via Verdi per poi dirigersi verso Viale Betelli e Viale Locatelli. Una festa destinata a rivelarsi indimenticabile: l’atmosfera a cinque cerchi accende l’anima solo a pensarci, immagina poterla vivere. Si tratterà di una continuazione rispetto a quanto accadrà in centro a Bergamo ventiquattro ore prima, il 2 febbraio, quando avverrà il passaggio della torcia lungo le vie principali della città. 

Tornando a Dalmine, nella serata di venerdì 30 gennaio, istituzioni locali e regionali, famiglie, associazioni sportive e campioni, si sono riuniti nella palestra posta all’interno della sede del CUS (centro sportivo dell’Università di Bergamo, ndr) in attesa del grande giorno.

“Il passaggio della fiamma Olimpica – spiega Francesco Bramani, sindaco di Dalmine – è sinonimo di condivisione sociale, partecipazione e impegno. La torcia veicola messaggi importanti alle generazioni future. Dalmine è un paese che negli ultimi anni ha investito 8 milioni di euro nelle infrastrutture sportive. Lo sport qui è di casa. Stiamo anche pensando di istituire un premio dedicato allo sportivo dell’anno”.

Gli fa eco Claudia Terzi, assessora alle Infrastrutture e alle Opere pubbliche di  Regione Lombardia e dalminese d’origine: “Una piacere vedere Dalmine attraversato dalla fiamma Olimpica. I giochi sono un evento unico nel suo genere. Chi mette in dubbio un evento come questo deve ricordarsi l’occasione che rappresenta per i territori”.

A tutte le società sportive che svolgono le proprie attività a Dalmine, è stata consegnata una targa commemorativa simbolica che richiama proprio il transito della fiaccola sul territorio.

Vivere un Olimpiade è un privilegio. Da atleta ancora di più: ne sanno qualcosa Paola Magoni, campionessa olimpica originaria di Selvino  e Agnese Maffeis, cresciuta a Dalmine e a lungo primatista italiana di lancio del disco, in gara ai giochi di Barcellona ‘92 e Atlanta ‘96. Le due hanno ripercorso il proprio viaggio sportivo richiamando più volte l’attenzione dei giovani, ai quali hanno rivolto frasi di spinta e motivazione. Al loro fianco anche Sebastiano Parolini, mezzofondista bergamasco e reduce dalla medaglia d’oro a squadre agli europei di cross.

Paola Magoni: Dal trionfo olimpico alla rinuncia come tedofora

A margine della serata Paola Magoni ricorda quel 17 febbraio 1984: a Sarajevo “Paoletta”, neppure ventenne, vince la medaglia d’oro nello slalom speciale, diventando la prima atleta italiana a vincere un’olimpiade nello sci alpino. “Il primo ricordo è stato all’arrivo quando mi resi conto di aver vinto la medaglia d’oro. Girandomi vidi mio padre e l’ex presidente dello sci club Selvino. È un istante che non dimenticherò mai”.

Il pensiero va poi dritto alla vicenda che l’ha coinvolta negli ultimi giorni: a dicembre la campionessa bergamasca era stata annunciata, insieme a Giorgio Pasotti e Martina Caironi, tra i teodofori che avrebbero portata la fiamma in città a Bergamo. Poi nelle scorse ore la decisione di rinunciare. Come dichiarato al Corriere della Sera, Paola ha scelto di farsi da parte dopo aver saputo che avrebbe dovuto sfilare lungo via delle Mura, una zona più defilata rispetto a quelle centrali: “Avvenne la stessa cosa anche in occasione di Torino 2006. È una questione di rispetto nei confronti dei medagliati olimpici, credo di aver dato qualcosa sia all’Italia che a Bergamo. Non mi faccio prendere in giro. Niente di grave, ma questo è quanto”.

Venerdì sera Magoni è tornata a esprimersi sul tema: “Come ho già detto non è successo nulla di grave. È una scelta mia, non faccio polemiche, quelle se mai le hanno create gli altri. Siamo in democrazia e ognuno è libero di fare quello che vuole. Mi sono già chiarita con il Comune così come con il presidente Malagò (ex presidente del Coni e ora a capo di Fondazione Milano Cortina 2026, ndr) che mi ha chiamata. Era dispiaciuto, ma l’amicizia che ci lega va oltre queste cose”.

fiamma olimpica dalmine