Crans-Montana, quelle 50 trecce da Bergamo per gli ustionati. A donare anche la piccola Anaïs, 6 anni
Da Carvico a Rovetta, i gesti di solidarietà a un mese dall’incendio del 31 dicembre
Venerdì pomeriggio c’era anche la piccola Anaïs nel salone di bellezza Happy Sun di Carvico. Una splendida bimba di 6 anni che, accompagnata dalla mamma, ha deciso di donare una treccia dei suoi capelli per una buona causa: la realizzazione di parrucche per gli ustionati nell’incendio di Crans-Montana la notte di Capodanno in Svizzera, un mese esatto fa. Il bilancio ufficiale parla di 41 morti e 116 feriti, in gran parte giovanissimi.
Carvico e Crans-Montana distano quasi 300 chilometri. Qui, le forbici di Eleonora, al lavoro come parrucchiera, non accorciano solo i capelli, ma anche un pizzico le distanze. Sara e Samantha Maggioni, titolari dell’attività, lo sanno bene, per questo hanno aderito all’iniziativa solidale che sta avendo successo in tutta Italia. “In fin dei conti si tratta di aiutare ragazzi e ragazze della nostra età – sottolineano -. Ciò che è successo a quei giovani poteva succedere anche a noi, un sabato sera qualunque in discoteca. Non potevamo restare indifferenti”.

L’empatia verso gli sfortunati coetanei si è trasformata nella volontà di fare qualcosa di concreto. “Abbiamo letto un articolo su Vanity Fair che parlava di questa iniziativa. La prima donazione risale a giovedì 22 gennaio – spiega Samantha -. Da quel momento, nel giro di poche settimane, abbiamo raccolto più di trenta trecce”, segno di una sensibilità diffusa. “Chi è interessato ci contatta attraverso chiamate, messaggi, commenti sui social”. Le ciocche arrivano anche da Calabria, Lazio e Toscana. “Il taglio è gratuito e ogni donatrice riceve un piccolo buono come ringraziamento”.
Sui social, a dire il vero, è arrivato anche qualche commento negativo. “La gente tende a vedere del marcio ovunque – osserva Samantha -. Sotto un nostro video abbiamo ricevuto commenti insinuando che l’iniziativa fosse una truffa”. Ma la cosa non sembra toccarla granché: “Al contrario, siamo fiere di ciò che stiamo facendo, c’era la possibilità di fare del bene e l’abbiamo colta al volo”. Anche in passato, spiegano le sorelle Maggioni, il salone aveva già sostenuto donazioni di capelli per pazienti oncologici, sempre su richiesta dei clienti.
“Non è semplice fare la differenza, l’importante è contribuire e provarci – conclude Samantha -. Anzi, cogliamo l’occasione per sensibilizzare altre colleghe del territorio ad unirsi a questa iniziativa. Se partecipiamo in tante, possiamo aiutare più persone e raggiungere prima l’obiettivo. Il requisito dei 20/30 centimetri limita le possibilità, per questo è importante fare rete”.

Dall’Isola Bergamasca alla Val Seriana. A Rovetta, seduta davanti agli specchi del salone, una ragazza attende che la parrucchiera accorci i capelli che per mesi ha lasciato crescere con cura. Si chiama Sofia, ha 17 anni e abita in paese. Quando Stefania si avvicina con le forbici, la giovane esita qualche istante. Nei suoi occhi si legge un filo di commozione. Per lei, quel gesto è un piccolo atto di coraggio. “Sono rimasta colpita da quanto successo in Svizzera – confida la ragazza -, volevo dare il mio contributo”.
In meno di un mese, oltre 25 donne si sono presentate nel negozio Art Hair di Stefania Cafarchia per donare i propri capelli. La parrucchiera è stata la prima in Bergamasca ad aderire all’iniziativa: taglio e piega gratuita a chi dona almeno 20 centimetri. “Ho visto un annuncio e ho pensato, perchè no? Alcuni dei giovani coinvolti avevano quattordici anni, l’età di mio figlio. Molte colleghe della provincia mi hanno contattato per sapere come potevano partecipare”.
Stefania si appoggia a una società svizzera, la Rolph AG. Si trova a Kloten, nel Canton Zurigo, e realizza parrucche per pazienti oncologici e persone che hanno subito ustioni tali da impedire la ricrescita naturale dei capelli. “Mi aiuta un’amica che parla tedesco. Grazie a lei ho ricevuto tutte le indicazioni dallo studio svizzero”. La prima settimana è stata un assalto: “Sono arrivate persone anche da lontano, pacchi dal Piemonte e dalle Marche. Poi la voce si è diffusa sul territorio: dai Comuni vicini sono arrivate tante ragazze, ma anche qualche signora. Qualche giorno fa una piccola di 9 anni è venuta con la mamma da Petosino”.
Stefania si è affidata a Poste Italiane: “Mi costerà un po’, ma è il servizio più sicuro”. Anche lei sui social è stata presa di mira: “Hanno detto che era una truffa, che lo facevo solo per visibilità o che volevo vendere i capelli. Ci sono rimasta molto male, ma tutti in paese mi hanno incoraggiata a continuare”. E così ha fatto: il primo pacco verso la Svizzera partirà mercoledì 4 febbraio.


