il progetto
A Fara Gera d’Adda il teatro diventa spazio di incontro per giovani adulti con disabilità
Il laboratorio teatrale promosso dall’associazione “Perché No?!” sostenuto da Fondazione Comunità Bergamasca crea relazioni, valorizza le potenzialità delle persone con disabilità, coinvolge famiglie e territorio
Quando terminano le attività diurne strutturate sul territorio, per molti giovani adulti con disabilità le opportunità di svago, culturali e relazionali si riducono drasticamente e il tempo rischia di svuotarsi. È da questo bisogno concreto che nasce, a Fara Gera d’Adda, il laboratorio di teatro promosso dall’Associazione di Promozione Sociale “Perché No?!”, e sostenuto da Fondazione della Comunità Bergamasca.
Il progetto, nato nel 2022 dall’idea di cinque mamme appassionate (Liliana Sudati, Daniela Ghezzi, Barbara Galli, Ornella Danelli e Teresa Anna Rusamolino) prende avvio nel gennaio 2023 e si sviluppa con frequenza settimanale, da ottobre a giugno, in uno spazio concesso dal Comune di Fara Gera d’Adda. La scelta del luogo è parte integrante del messaggio: essere visibili, riconoscibili e integrati nella vita comunitaria, evitando contesti separati o percepiti come marginali. “È un segno di radicamento nel territorio”, spiega Daniela Ghezzi, vicepresidente dell’associazione.
Il laboratorio – condotto da Monica Dolci – è un gruppo aperto e profondamente eterogeneo: giovani adulti con disabilità diverse – sensoriali, motorie, intellettive, persone che utilizzano la comunicazione aumentativa –, provenienti anche dai comuni limitrofi della pianura bergamasca insieme a educatori professionisti e volontari. Non una scuola di recitazione, ma un luogo in cui sperimentare linguaggi diversi, esplorando nuove modalità espressive.

“C’era la necessità di trovare un modo per intendersi che non fosse quello convenzionale” racconta Ghezzi “Da qui la scelta del teatro come spazio di relazione, prima ancora che di rappresentazione. Il lavoro parte dalle persone: dal corpo, dal movimento, dal gesto, dall’ascolto reciproco. Sul palco si usano pochissime parole, perché ogni partecipante è chiamato a esprimersi con la propria voce e con il proprio modo di comunicare”.
Alla base degli spettacoli c’è una filosofia chiara e condivisa: non raccontare la disabilità come eroismo o come fragilità da compatire. “Le persone coinvolte non sono “speciali”, non sono “eroi”, non sono “poverini”, come spesso vengono identificati. Sono persone con disabilità e, allo stesso tempo, con potenzialità. Potenzialità che emergono solo se ci concediamo tutti quanti uno spazio in cui dialogare, in cui io posso mostrarti chi sono e tu puoi ricevermi. Da qui l’invito simbolico che attraversa l’intero progetto: siediti accanto a me e lascia che io mi esprima con le mie potenzialità”.
La qualità artistica è un punto irrinunciabile. “Lo spettacolo deve essere bello, prima di tutto – sottolinea Ghezzi, alle spalle una passione per il teatro di lunga data – Non un prodotto “così come viene” ma un lavoro curato, credibile, capace di parlare a tutti“. Dopo il primo periodo di rodaggio, la scelta di portare lo spettacolo della scorsa annata sul grande palco del TNT Treviglio – nel giugno 2025 –, uno dei pochi teatri in grado di ospitare sedie a rotelle sul palco. E la risposta positiva del pubblico non si è fatta attendere: gli spettacoli sono stati riproposti più volte con il tutto esaurito. “È spesso la nostra idea di disabilità a creare distanza – commenta Ghezzi –: se si ha la pazienza di ascoltare, emergono contenuti profondi e trasformativi, credo che il pubblico lo abbia percepito chiaramente”.

Un ulteriore elemento distintivo è il coinvolgimento diretto di genitori e figli in una parte del lavoro scenico. “Non c’è più chi cura e chi riceve: madri e figli lavorano sullo stesso piano, scoprendo modalità di relazione nuove, visibili anche nel risultato finale. Mentre i ragazzi sono in laboratorio, i caregiver partecipano anche ad un’attività di ginnastica dolce pensata per dare sollievo muscolare e rafforzare la mobilità di chi quotidianamente si prende cura degli altri, un lavoro che dal punto di vista fisico è faticoso: anche queste persone hanno bisogno di cura”.
Tutto il percorso è gratuito, per evitare ulteriori barriere. Un equilibrio possibile grazie alla rete di volontari, e al contributo di diversi enti, tra cui Fondazione Comunità Bergamasca, che sostiene il progetto riconoscendone il valore sociale. “Sostenere progetti come il laboratorio di Teatro di Fara Gera d’Adda significa per Fondazione Comunità Bergamasca investire in iniziative capaci di generare un impatto sociale reale e duraturo – commenta il presidente Osvaldo Ranica – Sono esperienze originali, innovative e lungimiranti, che mettono al centro le persone con disabilità, le loro famiglie e l’intera comunità, creando spazi autentici di relazione, inclusione e partecipazione”.
“Le persone capiscono che la distanza non è nelle persone, ma nella nostra idea di disabilità – conclude Ghezzi –. Serve solo la pazienza di ascoltare: quello che hanno da dire è spesso sorprendente, e chi si avvicina a questo percorso riceve spesso più di quanto dà”. È lì, in quello spazio comune, che la disabilità smette di essere distanza e diventa incontro.


