Gori contestato in università, i Pro Pal: “È più violenta una frase di risposta a provocazioni o i bombardamenti a Gaza?”
La nota del collettivo UniBg for Palestine dopo le reazioni del mondo politico alla contestazione nei confronti dell’europarlamentare: “Il sionismo è un’ideologia suprematista e coloniale, qualunque opposizione ad esso è legittima”
Bergamo. “Il nostro collettivo rivendica pienamente la rabbia che ha portato a pronunciare quella frase in aula. La nostra collera è legittima e il riconoscimento della centralità della resistenza palestinese, oltre che la sua legittimità, è una delle colonne portanti del nostro collettivo e di tutti coloro che sostengono la causa palestinese”. È la posizione del collettivo studentesco UniBgforPalestine dopo le reazioni del mondo politico e del rettore Sergio Cavalieri alla contestazione di alcuni attivisti venerdì 23 gennaio durante un convegno in università al quale partecipava come relatore l’europarlamentare Giorgio Gori.
L’ex sindaco di Bergamo era stato contestato durante un incontro dedicato a giovani, università e lavoro. Alcuni manifestanti pro Palestina avevano interrotto il convegno esponendo uno striscione, che recitava “Fuori i sionisti dalle Università”; ripreso in video, uno degli attivisti aveva affermato: “Non siamo con Hamas, ma siamo con chiunque spari a un sionista”.
“Parole pronunciate a seguito di provocazioni da parte del pubblico, che ci stava accusando di essere filo Hamas – spiega il collettivo -. La realtà a Gaza è definita da incessanti attacchi che sistematicamente colpiscono infrastrutture e civili. La popolazione non ha accesso a cibo, acqua, medicinali e abbigliamento. Questi atti di aggressione non possono che essere definiti come azioni con obiettivo di sterminio”.
“In questo scenario di estrema violenza combattere l’oppressione non è solo un dovere politico, ma una necessità – sostiene UniBgforPalestine -. ll diritto alla resistenza armata come strumento per ottenere l’autodeterminazione contro l’occupazione e i regimi coloniali, la legittimità della lotta dei popoli per la liberazione nazionale “con tutti i mezzi disponibili, inclusa la lotta armata” sono definite dalle risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “.
“Ricordiamo – continuano gli attivisti – che lo stesso Gori ha mostrato sostegno nei confronti della resistenza ucraina recitando sul palco del 25 aprile 2022 le seguenti parole: ‘Nessuno nega che sia necessaria, e oserei dire doverosa, una resistenza armata nei confronti dell’invasore’. Evidentemente la violenza è accettata solo quando a difendersi è un popolo bianco europeo, in linea con la sua visione eurocentrica suprematista”.
UniBg ha condannato la contestazione nei confronti dell’europarlamentare, definendo le affermazioni pronunciate “di estrema gravità” e annunciando la valutazione di “provvedimenti disciplinari” qualora fosse stato accertato il coinvolgimento di studenti dell’ateneo. “Il solito modus operandi attuato nei confronti di chiunque porti la legittima voce della lotta palestinese nel mondo accademico – ribadisce il collettivo -. È questa l’arma preferita di cui si avvale il nostro Rettore per silenziare la nostra voce”.
“Crediamo che le reazioni che la nostra azione ha suscitato non abbiano fatto altro che mettere a nudo tutto il panorama politico italiano, le nostre parole hanno creato un clima in cui la finta sfumatura tra centrosinistra e destre è stata pienamente cancellata – prosegue la nota degli attivisti -. Lo vediamo dalle voci che esprimono solidarietà per Gori. Le voci che esprimono solidarietà alla stessa persona che è un firmatario di Sinistra per Israele e che ha portato la Brigata Ebraica sul palco del 25 aprile. Voci che hanno per anni dato pieno supporto, sia ideologico che logistico, a chi massacra il popolo palestinese”.
“È più violenta una frase pronunciata in risposta a delle provocazioni o i bombardamenti continuano a segnare i cieli di Gaza anche al giorno d’oggi – si chiedono gli attivisti -? È più violento insinuare che si debba lottare contro l’oppressore o occupare un territorio e decimare sistematicamente la sua popolazione per oltre 80 anni? Anche i partigiani per difendersi dal nazifascismo hanno dovuto imbracciare le armi. A quanto pare, però, sembrerebbe che questo dettaglio sia sfuggito a tutti i politici che ad oggi vogliono ridefinire il concetto stesso di ‘antisemitismo’ per nutrire la loro propaganda”.
“Noi non facciamo e non faremo mai distinzione tra antisionisti buoni e antisionisti cattivi – conclude UniBgforPalestine -. Continueremo a ribadire che il sionismo è un’ideologia suprematista e coloniale e che qualunque opposizione ad esso, servendosi di qualunque mezzo, è pienamente giusta e legittima. Non fermerete la nostra rabbia, Palestina libera”.




