Sarnico, incidente alla curva Faccanoni: a giudizio la giovane alla guida della Mercedes
La 25enne si è scontrata con la T-Roc del geometra 77enne Adriano Ghirardelli, morto una settimana dopo in ospedale
Sarnico. È imputata per omicidio stradale C.V., 25 anni, accusata di aver causato l’incidente costato la vita ad Adriano Ghirardelli, geometra di 77 anni residente a Predore. Secondo i rilievi effettuati dai carabinieri di Sarnico, si sarebbe trattato di uno scontro frontale: la Mercedes bianca guidata dalla giovane avrebbe invaso la corsia opposta. Per chiarire con precisione la dinamica del sinistro, tuttavia, sono stati nominati consulenti di parte.
La mattina del 21 dicembre 2023 Ghirardelli era salito a bordo della sua T-Roc diretto a Bergamo per un appuntamento di lavoro. Da alcuni anni combatteva contro una grave malattia, ma in quel periodo le sue condizioni erano buone, come hanno confermato in aula la moglie e il figlio: gli esami erano negativi.
“Mi ha chiamata ed era contento perché aveva risolto un problema in un cantiere”, ha raccontato la moglie, 47 anni, di origine ucraina. “Io ero al lavoro quando, verso le 16, mi ha telefonato suo figlio dicendomi che Adriano aveva avuto un incidente. Mi ha spiegato che lo avevano portato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e che dovevo preparare una borsa per il ricovero. Quando sono arrivata era in terapia intensiva, incosciente. Non si è mai ripreso ed è morto il 27 dicembre “.
Il figlio, 39 anni, tatuatore, ha riferito di aver appreso dell’incidente mentre era al lavoro. “Sono corso subito alla cosiddetta curva Faccanoni, sulla provinciale tra Sarnico e Predore. L’auto di mio papà aveva il lato posteriore sopra un muretto, mentre la parte anteriore era completamente distrutta. La Mercedes si trovava sulla corsia opposta. Sull’asfalto c’erano detriti, vetri rotti, pezzi di plastica e olio. Ho cercato di avvicinarmi per vedere come stava mio padre, ma i soccorritori stavano tentando di estrarlo dall’abitacolo e mi hanno fatto allontanare. Poi è stato portato via con l’elisoccorso”.
Un’operazione che ha richiesto parecchio tempo. “Nel frattempo osservavo la strada per capire cosa fosse successo – ha aggiunto il figlio -. Ho notato che sull’asfalto, nella corsia percorsa da mio padre, c’erano segni di frenata rettilinei, come se un’auto avesse inchiodato davanti alla sua”.
Quella mattina C.V. si era recata al lavoro nell’azienda di famiglia, dove aveva incontrato il fratello, anche lui dipendente. All’ora di pranzo i due erano usciti per mangiare un panino in un bar di Predore, dove la giovane, come riferito dal fratello, “ha bevuto una birra e un caffè corretto”. In seguito l’imputata è risultata positiva all’alcoltest, seppur di poco: 0,73 contro lo 0,50 consentito dalla legge.
“Era l’ultimo giorno di lavoro prima delle vacanze di Natale e sono riuscito a convincerla a venire con me a Bratto, dove abbiamo una casa – ha proseguito il teste -. Prima però voleva passare da casa sua, ad Adrara San Martino, per prendere il cane e il gatto. Così siamo usciti dal bar e ci siamo messi in strada: lei davanti con la Mercedes, io dietro con la mia auto”.
All’altezza della curva Faccanoni il giovane ha perso di vista la sorella. “Uscito dalla curva ho visto che c’era stato un incidente e, quando mi sono accorto che coinvolgeva l’auto di mia sorella, ho inchiodato e sono corso a vedere come stava”. La ragazza era incosciente, riversa sul volante, con le portiere bloccate. “Ho preso una lattina di birra piena che ho trovato a bordo strada e ho rotto il finestrino lato passeggero. Pensavo fosse morta, la chiamavo ma non rispondeva. Invece si è poi ripresa e mi ha chiesto cosa fosse successo. Non ricordava nulla, nemmeno dopo il risveglio in ospedale”.
Il fratello ha infine ammesso di non essersi inizialmente preoccupato dell’uomo a bordo dell’altra vettura: “Lo sentivo lamentarsi e gemere, quindi ho pensato che fosse vivo e mi sono concentrato su mia sorella”.
Il processo riprenderà il prossimo 19 maggio, quando verranno ascoltati i consulenti di parte e l’imputata.



