Dietro le quinte
Sui gatti delle nevi al Pora, il lavoro in una stazione sciistica: “Freddo e solitudine, ma quanta bellezza”
Turni che iniziano all’alba, notti sulle piste e dedizione in ogni stagione dell’anno: le sfide di un comprensorio a bassa quota nel nuovo episodio della rubrica di approfondimento di Bergamonews
Castione della Presolana. Tra neve e ghiaccio, il Monte Pora sembra essere una questione di famiglia. Ci sono i Radici, storica famiglia del tessile bergamasco che dal 2016investe per rilanciare la stazione sciistica . Ma a restituire lo spirito del posto sono, forse, i Pasinetti. Fulvio, attuale direttore delle piste, è alla 36ª stagione invernale. Suo figlio, Gabriele, è cresciuto in questo angolo di Orobie, osservando fin da bambino la passione del padre e sognando un giorno di diventare come lui. Oggi è battitore e responsabile dell’innevamento, figura chiave per il buon funzionamento del comprensorio.
Sono loro ad accoglierci al punto di arrivo della seggiovia Termen, nel cuore della località che, dividendo Val Seriana e Val Camonica, segna il confine tra le province di Bergamo e Brescia. Il Pora è una montagna un po’ insolita: le pendenze a tratti dolci del versante ovest, che ospita la stazione sciistica, creano piste larghe adatte a sciatori principianti e famiglie. Anche nella stagione invernale, quando le giornate sono corte e il buio scende presto, grazie alla sua forma a panettone, se il cielo lo consente, è a lungo irradiato dalla luce. E, come ben sanno gli appassionati, niente è paragonabile a sciare baciati dal sole.
Capire il dietro le quinte di una stazione sciistica significa conoscere la passione degli addetti ai lavori, recarsi nei locali tecnici, scoprire le tecnologie che ogni giorno permettono l’apertura in sicurezza degli impianti. La giornata inizia presto. Alle 6.30 il comprensorio inizia già a popolarsi: durante la stagione, nei fine settimana a pieno regime, nei vari settori della stazione sono al lavoro un’ottantina di persone. I ritmi sono alti, i turni spesso estenuanti. Nei piccoli comprensori come il Monte Pora ognuno dà una mano, ogni gesto conta per far funzionare la stazione. “È un lavoro di sacrifici e solitudine”, confida Gabriele mentre accende il gatto delle nevi con cui all’imbrunire, dopo l’ultima corsa delle seggiovie, batterà le piste. Nei giorni di maggior afflusso macchinari e addetti rientrano solamente verso mezzanotte.
Il gatto è un Prinoth Leitwolf di ultima generazione, un gioiello da oltre mezzo milione di euro. Il giovane racconta che, dopo aver terminato la scuola, ha lavorato per un periodo in un grande comprensorio in Svezia. La verità, forse, è che per nulla al mondo rinuncerebbe ai tramonti di casa che ammira scendendo dal Termen, mentre trasforma la neve per rendere le piste lisce e uniformi la mattina seguente. Nei suoi occhi e nelle sue parole prende vita tutta la passione che sente per il suo mestiere.
La sfida più grande che il Monte Pora si trova ad affrontare è la scarsità di neve naturale. Sulle Orobie nevica sempre meno e le stazioni a basse altitudini, sotto i 1.800 metri, per sopravvivere si sono dovute adattare, costruendo laghi artificiali per l’innevamento programmato. I due bacini del Pora possono immagazzinare 40-45 mila metri cubi di acqua e da qualche tempo è stato installato un nuovo sistema per evitarne il ghiacciamento e risparmiare energia elettrica. Grazie a sei torri di raffreddamento l’acqua viene portata alla temperatura ideale per produrre neve artificiale anche in condizioni limite. Attraverso un principio a vasi comunicanti, viene quindi convogliata alla stazione di pompaggio e distribuita alle varie linee di innevamento.
Le condizioni meteo decidono l’accensione di seggiovie e ski-lift. “Il vento è il nemico numero uno per gli impianti a fune – spiega Matteo Tomasoni, caposervizio e responsabile tecnico degli impianti -. C’è un regolamento chiaro da rispettare: se il vento supera certe velocità, gli impianti non possono essere attivati”. Matteo si occupa della manutenzione e dei collaudi: ogni mattina compila il diario di servizio e controlla le macchine prima di dare il via al circo bianco.
Al termine della stagione invernale, solitamente verso la fine di marzo, la stazione non si ferma. Ciò che gli sciatori trovano in inverno è il risultato di un lavoro che prosegue quasi ininterrotto durante i dodici mesi dell’anno, seguendo precise fasi scandite dal passaggio delle stagioni. Dopo un paio di settimane di riposo per ricaricare le batterie, in primavera si procede alla messa in sicurezza degli impianti e alla rimozione di reti e materassi di protezione. In estate – quando la destagionalizzazione perseguita dalla presidente Cristina Radici prende forma e il Pora diventa meta di escursionisti e appassionati di E-Bike – gli addetti completano le revisioni di seggiolini, cavi e motori. Il livellamento delle piste inizia quando le temperature sono ancora alte e prosegue con l’arrivo dell’autunno, periodo in cui gli impianti vengono collaudati e si pianifica l’innevamento programmato.
“Ormai faccio parte dell’arredamento”, scherza Fulvio Pasinetti. Lavorando da più di trent’anni nella stazione, l’ha vista crescere e trasformarsi: “Con l’arrivo dei Radici abbiamo svoltato nei servizi. Ora puntiamo a sostituire gli impianti più datati”. Per capirsi, con il ‘suo’ staff, basta uno sguardo. “In una stazione sciistica si lavora la notte, con il freddo, in condizioni talvolta pericolose. La professionalità dei miei ragazzi è un valore aggiunto incalcolabile”, confida. E alla fine, tra neve e ghiaccio, ciò che conta davvero è il legame tra chi lavora insieme: al Monte Pora, tutto diventa davvero una questione di famiglia.
Guarda la quinta puntata integrale di “Dietro le quinte” nel video in apertura di articolo.





