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Il silenzio assordante dei Pro Pal sull’Iran
Le proteste in Iran l'8 gennaio scorso (Foto Getty)

Vorrei chiedere ai Pro Pal e in generale alla sinistra, l’unica forza oggi in grado di mobilitare le piazze, di agire e smettere di anteporre pensieri geopolitici, slogan, retorica e interessi di corrente al sostegno di un popolo che soffre. Abbiamo bisogno di far sentire la nostra voce. Subito, con forza

36.500 morti in due giorni di repressione in Iran, il più grande massacro di civili in due giorni della storia moderna (persino più della Shoa, quando in Ucraina a Baby Yar vicino a Kiev -sì proprio in Ucraina-, da parte delle SS e di milizie ucraine, in due giorni furono uccisi 33.771 ebrei).

Questo dicono oggi i giornali internazionali. Questo è quello che mi raccontano i miei ex studenti iraniani, questo è quello che una ragazza iraniana, che è tornata a Bergamo scappando dal paese e piangendo continuamente, ci racconta. Milizie irachene assoldate e portate in Iran per fare il lavoro sporco, i feriti dei combattimenti negli ospedali freddati nei letti, i mercati cittadini sigillati, dati alle fiamme con la gente dentro e quelli che cercavano di scappare falciati dalle mitragliatrici.

Un massacro totale, voluto, mirato alla gente che protestava.

La stampa si è accorta solo oggi, a parte qualche notevole eccezione, di questa tragedia. O meglio, ha taciuto o l’ha relegata in secondo, terzo piano, come se fosse un problema interno dell’Iran.

In tutta questa faccenda i Pro Pal sono stati zitti. La sinistra è stata praticamente zitta, a parte qualche esponente e senza mai azioni di rilievo; l’azione politica e mediatica è stata meno visibile e più frammentata, soprattutto a livello di piazza rispetto alle grandi mobilitazioni pro-Palestina.

Il conflitto in Gaza, per cui i Pro Pal si sono aggregati, è stato presentato come guerra internazionale/coloniale, con grossa copertura di media e mobilitazioni globali. A Bergamo la mobilitazione indetta dalla sindaca per un Iran libero ha visto la partecipazione di uno sparuto gruppo di persone, pochissimi giovani.

Le proteste in Iran sono percepite da molti partiti di sinistra soprattutto come un conflitto interno contro un regime autoritario, quindi politicamente più complesso da «adottare» come causa internazionale. Non dimentico però che quando avvenne la rivoluzione di Khomeini (esiliato d’oro in Francia) la sinistra applaudì la sconfitta dello Scià e del colonialismo americano.

Ecco quindi che i Pro Pal, sostenuti, alimentati dalla sinistra e dalla retorica di sinistra, non hanno avuto modo di esprimere in piazza nei confronti dell’Iran lo stesso risentimento che hanno dimostrato contro Israele. Anzi, insistono ad insultare chi cerca di trovare posizioni di mediazione del conflitto medio-orientale, come contro Giorgio Gori in università a Bergamo nei giorni scorsi, addirittura qualcuno inneggiando alla morte dei sionisti…

Protestare democraticamente contro qualcosa che sentiamo come ingiusto è un diritto sacrosanto in ogni democrazia, quindi ben venga la protesta dei Pro Pal. Mi sento però di dire che la protesta è stata indirizzata nella direzione sbagliata, in quanto non era diretta contro il governo israeliano, contro le sue politiche fasciste, razziste e colonialiste (per le quali ci sono proteste di massa e continue in Israele), ma contro il popolo israeliano e più in generale contro gli ebrei.

Questo odio latente, secolare, radicato contro il popolo ebraico trova sempre modo di esprimersi alla prima occasione. Nessun turista o cittadino russo è stato vessato per quanto Putin sta facendo in Ucraina, nessuna animosità contro un turco per il massacro di Curdi di Erdogan, ma la caccia all’ebreo ad Amsterdam durante una partita del Maccabi Tel Aviv con una squadra olandese, o il rifiuto di ospitare turisti israeliani in località italiane o gli sputi ad ebrei nelle stazioni dei treni solo perché portano la kippa la dice lunga sull’antisemitismo.

In Italia anche le persone di sinistra, anche quelli che si professano atei, crescono in un contesto dove per secoli l’ebreo era visto di malocchio (nel vero senso della parola) e sempre vessato. Non sono un caso le 20-30 bolle papali contro gli Ebrei, di cui le più infami, Cum nimis absurdum (Paolo IV, 1555) per l’istituzione dei ghetti nello Stato Pontificio, limitazioni lavorative e segregazione, Hebraeorum gens (Pio V, 1569) per l’espulsione degli ebrei da molte città pontificie ed infine Caeca et obdurata (Clemente VIII, 1593) per nuove espulsioni e confische, hanno modellato la percezione degli Ebrei in Italia per oltre 250 anni. (Solo nel secolo scorso la Chiesa si è ravveduta, ma le consuetudini sono dure a morire specie quando sono ormai diventate luoghi comuni come le battute o le vignette, per intendersi).

Ma in Iran la situazione è drammatica, a parte lo stato di indigenza generale legato agli embarghi per le politiche terroristiche che il governo iraniano attua attraverso dei proxy (Hezbollah, Houtis, Hamas, milizie irachene e siriane), il dissesto economico è dovuto anche al dirottamento dei fondi governativi verso politiche onerosissime di armamento interno, dei proxy e alla creazione di una forza nucleare. (Molti slogan contro il governo in Iran dicono “Basta soldi ad Hamas e più soldi alla popolazione”).

Inoltre la repressione, come abbiamo visto, è feroce e indiscriminata. Il paese va aiutato a liberarsi. La gente comune non è armata, non ha strumenti per difendersi, per combattere per la propria liberazione. Stiamo a discutere sulla Groenlandia e come dice una parabola cerchiamo la pagliuzza e non vediamo la trave.

Un Iran libero e democratico cambierebbe per sempre la situazione in Medio Oriente (ma questo spaventa tantissimo i paesi arabi, che spingono verso un non-intervento). In particolare il Qatar va fermato, vera eminenza grigia, vero Richelieu moderno, che pare comprato i Mondiali di Calcio, avrebbe comprato gli esponenti di rilievo della EU, o ancora avrebbe pagato addirittura un Bibi Netanyau primo ministro d’Israele a cui delega di mandare i soldi ad Hamas. (Queste sono le azioni da condannare, su cui protestare, per cui andare in piazza). Ma in Qatar per assurdo c’è la più grande base militare americana in Medio Oriente, e quindi anche gli Usa si devono accordare con il Qatar per ogni azione.

In Medio Oriente si stanno giocando diverse partite strategiche (Sud Sudan, Somaliland, le isole dell’Oman, etc) che in Italia sfuggono alla attenzione generale ma che stanno cercando di modellare un’area geografica a suon di miliardi e azioni politiche sotto l’influenza di gruppi d’interesse diversi e contrapposti.

Nel frattempo in Iran la gente muore, soffre, generazioni soggiogate, che scappano appena possono, che in Iran non hanno futuro. E noi stiamo a guardare.

Torniamo all’assunto iniziale: dove sono i Pro Pal? Questa sarebbe un’altra grande occasione (sì, perché sono d’accordo sul protestare se è contro il governo israeliano) di far sentire la voce dei giovani, delle masse e gli Iraniani hanno bisogno di sentirsi supportati. Iran International, https://www.iranintl.com/en il sito degli iraniani all’estero, racconta delle atrocità, dei massacri al mondo esterno, ma racconta anche agli iraniani della mancanza di interesse mondiale alla loro lotta. Quindi vorrei chiudere chiedendo ai Pro Pal e in generale alla sinistra, l’unica forza oggi in grado di mobilitare le piazze, di agire e smettere di anteporre pensieri geopolitici, slogan, retorica e interessi di corrente al sostegno di un popolo che soffre.

Abbiamo bisogno di far sentire la nostra voce. Subito, con forza.

A nome mio e con il pensiero a nome di tutti i miei amici iraniani.