La campagna
|Referendum giustizia, i sindaci per il no: “Non serve riscrivere male la Costituzione”
Il primo cittadino di Bonate Sopra, Matteo Rossi: “Bisogna far funzionare la giustizia per rispettare la Costituzione, dando a tutti, soprattutto ai più deboli, la garanzia di una uguaglianza sostanziale – e non solo formale – di fronte alla legge”
Molti sindaci di ogni parte d’Italia, in modo trasversale, in queste ore stanno prendendo posizione esprimendo il loro NO al prossimo referendum sulla giustizia che si terrà il prossimo mese di marzo.
“Noi, sindache e sindaci italiani – si legge nell’incipit dell’appello – che abbiamo giurato sulla Costituzione impegnandoci ad osservarla lealmente unitamente a tutte le leggi dello Stato, crediamo necessario esprimerci chiaramente e pubblicamente per il NO al referendum sul disegno di legge costituzionale in materia di ordinamento giurisdizionale, sul quale i cittadini italiani saranno chiamati al voto il 22 e il 23 marzo prossimi.
Tra i primi nomi, il sindaco di Roma, di Torino, di Bari, di Bologna, di Genova, di Firenze, oltre che di centri medi e piccoli, tra cui in Bergamasca il sindaco di Bonate Sopra, Matteo Rossi. “Non serve riscrivere male la Costituzione per far funzionare la giustizia – dichiara Rossi – serve, al contrario, far funzionare la giustizia per rispettare la Costituzione, dando a tutti i cittadini, soprattutto ai più deboli, la garanzia di una uguaglianza sostanziale – e non solo formale – di fronte alla legge. Chiediamo al Governo e a tutto il Parlamento – dichiara Rossi – di adottare le misure che la riforma non affronta minimamente: il sottodimensionamento dei magistrati, l’endemica carenza di personale amministrativo, la lentezza delle infrastrutture informatiche, l’eccessiva gerarchizzazione delle procure, la necessità di un sistema di nomine più oggettivo, efficace e trasparente, l’enorme carico di procedimenti arretrati che gravano sugli uffici giudiziari e, infine, chiediamo che sia messa mano a una normativa sempre più caotica che spesso mette i cittadini, ma anche noi amministratori locali, in gravi difficoltà, e che ostacola, anziché favorire, il buon andamento e l’imparzialità dell’attività amministrativa.

Nell’appello i sindaci entrano nel merito della riforma, e scrivono che “I reali problemi della giustizia non sono minimamente considerati da questa legge costituzionale, che pone invece una particolare enfasi su quella che, di fatto, è una “non questione”, vale a dire la tanto sbandierata separazione delle carriere, che peraltro già esiste, se consideriamo che già oggi, nel corso della carriera, è possibile passare una sola volta, e per di più cambiando regione, da funzione requirente (PM) a funzione giudicante (giudice), o viceversa (e tale meccanismo, che peraltro riguarda meno dell’1% dei magistrati, è stato introdotto senza alcuna modifica alla Costituzione). Il nostro NO è motivato dalla convinzione che, ove attuata, la riforma indebolirebbe la Costituzione in uno dei suoi pilastri più significativi: la magistratura come corpo unico, dove giudici e PM appartengono allo stesso ordine e sono caratterizzati dalla stessa formazione, dagli stessi principi e dalla stessa idea di cosa voglia dire rendere giustizia. È fondamentale, infatti, che tra chi giudica e chi esercita la funzione requirente vi sia un sostrato culturale comune, una condivisione dei medesimi limiti e garanzie: se il PM fosse, come nel “modello americano”, un soggetto separato e orientato alla sola logica dell’accusa (o, peggio, condizionato dall’esterno), il rischio di una deriva inquisitoria sarebbe dietro l’angolo, con indagini e processi sbilanciati e tutti, ovviamente, a sfavore degli imputati. Noi – concludono i Sindaci – di fronte a questo rischio, diciamo NO: il PM deve rimanere anzi tutto interessato ad accertare la verità, ricercando anche tutti gli elementi a favore dell’indagato. Siamo fortemente contrari anche al meccanismo del sorteggio dei componenti di un organo di autogoverno. La mera estrazione a sorte dei componenti dei nuovi CSM e dell’Alta Corte mina irrimediabilmente il principio di responsabilità delle scelte. Se si venisse sorteggiati, non ci si sentirà pienamente responsabili del ruolo ricoperto. Questo meccanismo renderà i singoli componenti più vulnerabili, isolati ed esposti: senza legami di responsabilità o sostegno, sono più permeabili a pressioni dall’esterno con conseguenze negative sia per l’indipendenza della magistratura che per il corretto esercizio della giustizia”.

L’appello delle adesioni è in continuo aggiornamento sul sito aliautonomie.it


