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L’Intelligenza Artificiale motore delle nuove fabbriche: “Ma si valorizzi il capitale umano e si lavori di sistema per creare le giuste competenze”

Confindustria rilancia sul percorso virtuoso che rende Bergamo un esempio: “Al lavoro per una governance comune con Università e Kilometro Rosso”

Bergamo. Un anno fa, di questi tempi, durante gli Stati Generali della Meccatronica si parlava di cultura e qualità del dato, come elemento abilitante per l’adozione dell’Intelligenza Artificiale. A distanza di 12 mesi, come era fisiologico che fosse, la quarta edizione dell’appuntamento ha spostato il focus attorno alle “nuove competenze” che il mercato richiede e richiederà affinché le potenzialità dell’IA portino il settore meccatronico a ripensare e ottimizzare il lavoro all’interno delle “nuove fabbriche”.

In un mondo che corre veloce, con caratteristiche di contesto che oggi penalizzano le imprese italiane ed europee, diventa sempre più pressante trovare soluzioni in ambito tecnologico per recuperare terreno nella corsa alla competitività. Un processo che non può prescindere, appunto, dal tema della competenza, da sviluppare all’interno di ecosistemi che mettano insieme imprese, università e ricerca.

E non è un caso che il rilancio di un simile modello organizzativo parta da Bergamo, dove da anni si sono messe da parte le logiche del campanilismo per fare veramente sistema: da un lato il tessuto produttivo basato sulla diffusione capillare di pmi, rappresentate da una Confindustria che ha affiancato la necessità di dare risposta ai problemi con la volontà di leggere anche le traiettorie future, dall’altro un ateneo che ha orientando la propria offerta formativa alle nuove professioni e alle competenze del futuro, e un parco scientifico come il Kilometro Rosso che già dalla nascita si è posto come luogo di condivisione e contaminazione.

“Oggi l’Intelligenza Artificiale è entrata nelle fabbriche in modo vivo, cambiando già i processi produttivi e l’organizzazione del lavoro – ha sottolineato Giovanna Ricuperati, presidente di Confindustria Bergamo – L’IA applicata alla manifattura ha bisogno di fabbriche e filiere capaci di accoglierla, integrandola con competenze diffuse. Bergamo da questo punto di vista è un territorio raro. La prossimità fa la differenza, ma servono politiche industriali nazionali ed europee che ci supportino. Noi andiamo avanti per la nostra strada, lavorando a una governance comune tra Confindustria, Kilometro Rosso e Università: abbiamo bisogno di sentirci una cosa sola”.

Le esperienze concrete non mancano, consorzio Intellimech e JOiiNT LAB su tutte: “A quest’ultimo siamo particolarmente affezionati – ha spiegato Salvatore Majorana, direttore del Kilometro Rosso – È l’esempio dei risultati che si possono ottenere mettendosi insieme. Oggi in tutto il parco scientifico lavorano più di tremila persone, in 110mila metri quadrati di lavoratori e uffici, dove le aziende hanno portato i centri di ricerca. Stiamo progettando nuovi spazi, con 15mila metri quadrati in più da destinare ai laboratori”.

“Simbiosi” è invece il termine scelto dal rettore del’Università di Bergamo, Sergio Cavalieri: “Il lavoro di squadra non è scontato, serve grande fiducia reciproca e mutuo riconoscimento del valore della complementarietà dei ruoli. Parliamo di meccatronica e pensiamo subito al mondo industriale, ma non dimentichiamo le applicazioni nel mondo della salute. Le possibilità sono tante: abbiamo il compito di far dialogare anime disciplinari diverse e i corsi di laurea attivati di recente hanno tutti una forte impronta industriale”.

Se la rete bergamasca dell’innovazione ha posto basi solide sulle quali far funzionare il progresso tecnologico, ciò di cui c’è urgente bisogno è un’accelerazione dell’intero processo, anticipando i tempi di trasformazione delle nuove fabbriche, seguendo linee guida chiare.

A dettarle è Gianluigi Viscardi, presidente del Consorzio Intellimech e del Cluster Fabbrica Intelligente: “Il futuro industriale del Paese è una responsabilità condivisa: lo è oggi, non tra 30 anni. Dobbiamo farci guidare da 4 binari fondamentali: competitività industriale, occupazione qualificata, transizione sostenibile e innovazione tecnologica. La manifattura del domani si baserà sempre più sull’Intelligenza Artificiale, ma solamente il 7-8% delle imprese oggi utilizza applicazioni avanzate di questo tipo. La fabbrica del futuro, Pmi e cantieri compresi, deve essere più innovativa, investire senza paura sull’Intelligenza Artificiale, deve saper valorizzare il proprio capitale umano, attraverso la formazione continua e una visione dal carattere distintivo, che dia spazio alla creatività e alla qualità del Made in Italy. Efficienza produttiva ma anche creazione del valore aggiunto, che si ottiene grazie all’ingegno tipicamente italiano, capitalizzando ricerca industriale e i brevetti che ne conseguono. Infine occorre proteggere la conoscenza, che rappresenta un patrimonio non solo aziendale ma di un intero ecosistema territoriale. È il momento di cambiare passo: la meccatronica deve rappresentare l’infrastruttura tecnologica trasversale per tutte le filiere del paese”.

L’adozione di soluzioni di Intelligenza Artificiale in determinati contesti è già diventata una necessità che va oltre la logica della competitività, avendo più a che fare con la sopravvivenza stessa di aziende, filiere e interi settori.

“L’inverno demografico che stiamo attraversando è il primo e principale tema che ci suggerisce come l’IA e la robotica siano ormai fondamentali – ha analizzato Roberto Vavassori, Chief Public Affairs Officer di Brembo – Non è già più un’opzione e se ne stanno accorgendo anche economie più avanzate della nostra, come Cina, Giappone e Corea del Sud, che stanno utilizzando soluzioni robotiche massive per compensare la perdita di lavoratori. Ma sono applicazioni che coprono anche ruoli critici in termini di sicurezza. I robot umanoidi nell’automotive stanno diventando realtà ed entro il 2030 in Cina potrebbe nascere la prima fabbrica completamente automatizzata di assemblaggio di veicoli. L’obiettivo implicito è quello di spostare le persone in ruoli di controllo, evitando rischi. Oggi i robot lavorano in ambienti ancora pensati per l’uomo, quando si penseranno fabbriche direttamente per loro cambierà il mondo. La tecnologia è la leva strategica per recuperare competività: dobbiamo crederci e investirci pesantemente”.

Troppi ancora gli indugi, come ammonisce Marco Bentivogli, esperto di Lavoro, Innovazione, AI e Industria, già segretario della Fim Cisl: “L’Europa deve mettersi in testa che l’innovazione non chiede il permesso, ma avanza comunque. Tutte le innovazioni inizialmente generano resistenze, ma dobbiamo pensare che il lavoro si sposterà, generando nuove professioni. Quello che servirà sono strategie ‘people first’, che dirottino le persone su attività più appaganti e di qualità rispetto a quelle automatizzate”.

Si torna dunque con prepotenza al tema della formazione delle nuove competenze: “Negli anni il rapporto con le imprese è cambiato drasticamente, con confini delle relazioni sempre più sfumati fino a sovrapporsi – osserva Gianluca D’Urso, direttore di Ingegneria Gestionale all’Università di Bergamo – L’Università opera su tre direttrici principali: la formazione, la ricerca e il trasferimento tecnologico. La formazione è forse il punto più complicato: le imprese vorrebbero persone pronte nell’immediato, noi abbiamo il compito invece di formare professioni che non scadano nel breve termine. La soluzione? L’impresa deve essere co-attore del processo di formazione, deve dare l’input per scegliere i contenuti più attuali e dei quali c’è più bisogno. Poi bisogna declinarli e trasferirli: serve una didattica collaborativa, nella quale l’università deve trasferire i fondamenti e al tempo stesso l’impresa deve entrare nelle aule per rendere più concreto l’insegnamento”.

In chiusura le rassicurazioni di Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia: “Sulla digitalizzazione abbiamo messo in campo strumenti chiari per micro e piccole imprese, affinché innalzino il loro livello. Le supportiamo in tre modi: tramite risorse europee mettiamo in campo gli strumenti finanziari necessari affinché raggiungano i propri obiettivi più velocemente; con azione sindacale cerchiamo di influenzare i percorsi legislativi perché siano più conformi alle esigenze delle nostre aziende e infine mettendo in connessione tutto il know how di cui disponiamo a livello regionale. Con le Zone di Innovazione e Sviluppo semplificheremo questo processo, che non vuol dire non valorizzare i nostri centri di ricerca ma al contrario significa farli diventare punti strategici. Abbiamo l’ambizione di diventare, tramite le ZIS, punto di riferimento per tutta Europa”.