Il Vangelo non è americano. Tre cardinali contro la politica di Trump
Tre cardinali americani, progressisti e vicini a Papa Leone, criticano duramente la politica della Casa Bianca e “L’Osservatore romano” pubblica subito il loro intervento. Il capo dei cappellani militari Usa – sulla base della dottrina cattolica e del “catechismo” – asserisce: “è moralmente accettabile disobbedire agli ordini perversi”
“Il Vangelo non è americano” e nella chiesa si moltiplicano i segnali di insofferenza verso Donald Trump, che invita Papa Leone al “board of peace for Gaza” ma il cardinale segretario di stato Pietro Parolin non è d’accordo e frena.
Tre cardinali americani, progressisti e vicini a Papa Leone, criticano duramente la politica della casa bianca e “l’osservatore romano” pubblica subito il loro intervento.
Il capo dei cappellani militari Usa – sulla base della dottrina cattolica e del “catechismo” – asserisce: “è moralmente accettabile disobbedire agli ordini perversi” come quelli del bandito di Washington. In sostanza, la chiesa cattolica non stende tappeti rossi a Trump, anzi moltiplica i segni di fastidio. Anche in Italia esponenti cattolici di primo piano contestano la politica guerrafondaia: il cardinale arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, partecipa all’assemblea dei “no kings, niente re” – movimento di protesta negli Stati Uniti e in Europa contro il monarca Donald – con numerose associazioni, dalle Acli a Pax Christi.
Con l’elezione l’8 maggio 2025 di Robert Francis Prevost-Leone XIV “c’è stato un crescendo pacifista. Più Trump sdogana la guerra, più il Papa difende la pace. Non c’è da stupirsi: il vangelo non è americano, né spagnolo, né italiano, è universale” afferma l’arcivescovo Vincenzo Paglia. Trump chiede al Papa di entrare nel “board per Gaza” ma il cardinale Parolin dice: “stiamo approfondendo. Di certo non siamo in grado di partecipare economicamente” (un miliardo di dollari, n. d. r.) e invita a non creare tensioni: “Bisogna rispettare le regole della comunità internazionale perché le tensioni fra Trump ed Europa aggravano il clima”. Già a fine ottobre 2025 con parole nette il primo Papa americano affida ai vescovi Usa la guida pastorale dell’azione pro-immigrati; denuncia l’indifferenza e la politica terroristica dell’amministrazione; richiama il vangelo e sfida l’inquilino della casa bianca e lasua la linea dura, fatta di retate e di uccisioni dell’”immigration and customs enforcement” (Ice).
La chiesa statunitense chiede “una politica estera autenticamente morale” per bocca di tre cardinali arcivescovi Robert McElroy (Washington), Blase Cupich (Chicago), Joseph Tobin (Newark). Il loro documento è una stroncatura: “gli eventi in Venezuela con la rimozione del presidente Nicolàs Maduro, Ucraina e Groenlandia sollevano interrogativi sull’uso della forza militare e sul significato della pace”; parlano di “dottrina Donroe”, che unisce la “dottrina Monroe” (che nel 1832 dichiarava l’America Latina “cortile di casa” degli Usa) alla “dottrina Trump”.
Appellandosi al discorso del Papa agli ambasciatori il 9 gennaio 2026, spiegano: “la debolezza del multilateralismo è motivo di particolare preoccupazione perché sostituisce alla diplomazia del dialogo una basata sulla forza. L’azione militare deve essere l’ultima risorsa e invece è vista come normale strumento di politica”.
Il testo si appella “contro lo zelo bellicista”; critica il governo federale che usa la forza contro i migranti e sospende i finanziamenti all’agenzia per lo sviluppo internazionale che forniva aiuti umanitari e sanitari alle popolazioni vulnerabili; cita Leone XIV: “la tutela del diritto alla vita costituisca il fondamento indispensabile di ogni altro diritto”, mentre aborto ed eutanasia distruggono tale diritto. Il Papa richiama anche “la necessità di aiuti internazionali per salvaguardare gli elementi più centrali della dignità umana, sotto attacco a causa della tendenza dei paesi ricchi a ridurre o eliminare i contributi per l’assistenza” e invita a porre “l’attenzione sulle crescenti violazioni della coscienza e della libertà religiosa in nome di una purezza ideologica o religiosa che schiaccia la libertà”. I cardinali, come cittadini e pastori, abbracciano questa visione e in un paese in cui il dibattito pubblico sulle basi morali della politica “è segnato da polarizzazione, faziosità e interessi economici e sociali, il Papa offre un prisma attraverso cui elevarlo a un livello molto più alto”. Promettono: “predicheremo, insegneremo e ci impegneremo”. E l’arcivescovo ordinario militare Timothy Broglio definisce “inaccettabile che gli Usa attacchino e occupino una nazione amica” e se Trump insiste a chiedere l’invasione della Groenlandia, possono disobbedire perché “sarebbe moralmente accettabile”.
La chiesa italiana è “no king” e 750 sigle sono contro i venti di guerra – sono associazioni indipendenti: amnesty international, antigone, global movement to Gaza, Fiom, magistratura democratica, giuristi democratici. Sono esponenti politici: Pasquale Tridico (M5S), Cecilia Strada (Pd), Ilaria Salis (sinistra italiana). Il mondo cattolico schiera dalle acli all’associazione Papa Giovanni XXIII, da Pax Christi alla rete bolognese per la pace, dal portico della pace ai cattolici per la pace. Spiega Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia accademia per la vita: “per il pacifismo cattolico nessun raffreddamento dopo Bergoglio, anzi. Leone XIV ricorda che il pacifismo è la pietra miliare dell’insegnamento evangelico. Più Trump agita lo spettro della guerra, più lui sottolinea la necessità della pace. La chiesa crede nella vita come armonia e non vuole un mondo cattolico ma un mondo umano”.
È giustificato il richiamo di mons. Broglio all’obiezione di coscienza? Per mons. Paglia non ci sono dubbi: “nel vangelo c’è il rifiuto della spada, persino a difesa della vita di Gesù: ordina a Pietro di “rimettere la spada nel fodero” perché l’obbedienza morale al Vangelo coinvolge la coscienza e la coscienza è superiore alla legge. Quando ci sono indicazioni che vanno contro la vita, bisogna disobbedire”. A livello planetario “c’è un divorzio tra politica e cultura come si vede nel contrasto tra diritto internazionale e uso della forza. Così saltano le indicazioni del multilateralismo, prevale la legge del più forte fino a quando non si troverà qualcuno più forte che lo elimina. È la morte della politica”. Le parole del Papa sono “la bussola etica duratura per tracciare il cammino”, non una politica e una diplomazia fondate sulla forza ma che promuovono il dialogo e cercano il consenso tra le parti per costruire una pace “veramente giusta e duratura”.


